Italia

Giarrusso verso l’espulsione dal M5s per le donazioni spolverate da Report

giarrusso

Scoppia la bufera dopo la puntata di Report sulle donazioni ricevute da Dino Giarrusso (M5s) alle europee del 2019. Tra i donatori Piero Di Lorenzo (Irbm Pomezia), la lobbista Ezia Ferrucci e Promedica Srl. L’ex Iena si difende, ma l’M5s pensa all’espulsione

Dino Giarrusso, ex Iena poi europarlamentare grillino dal 2019, è stato travolto dalle polemiche dopo il servizio di Report di lunedì scorso per aver ricevuto donazioni ai tempi della campagna elettorale per le Europee del 2019. Donazioni che superano i limiti stabiliti dal Movimento 5 Stelle. Report parla di circa 10.000 euro, Il Foglio e altri quotidiani riportano la cifra di circa 15.000 euro totali, provenienti – secondo Repubblica – da tre diversi soggetti.

LE DONAZIONI

Uno dei finanziamenti proviene dalla lobbista Ezia Ferrucci (4.800 euro), socia della Bdl lobbying srl, società di consulenza che ha l’obiettivo di interloquire con le istituzione per creare un rapporto di comunicazione e collaborazione su obiettivi condivisi. Il secondo finanziatore è Carmela Vitter (5.000 euro), moglie di Piero Di Lorenzo, amministratore delegato e presidente della Irbm di Pomezia (Roma), la famosa azienda bio-chimica che sta lavorando alla produzione di un vaccino contro il coronavirus insieme a Oxford University e AstraZeneca; e infine Promedica Srl di San Giovanni La Punta che ha donato 4.900 euro.

CHI È PIERO DI LORENZO

Nato nel 1950 a Roma, Piero Di Lorenzo è laureato in Giurisprudenza nel 1973 presso l’Università “La Sapienza” di Roma. È stato consulente per le relazioni esterne e i rapporti Istituzionali di numerosi Enti, Società pubbliche e private come Guardia di Finanza, Camera di Commercio di Roma, Borsa Immobiliare, Ente Tabacchi Spa, Agenzia del Territorio, Consiglio Nazionale del Notariato, Merck Sharp & Dohme Spa e Aeroporti di Roma. Come amministratore delegato e presidente di Irbm Spa, società italiana fondata nel 2009 a Pomezia, Di Lorenzo opera nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. Una delle maggiori aree di ricerca dell’Istituto è la scoperta di nuovi farmaci nelle aree terapeutiche della neurodegenerazione, dell’oncologia e delle malattie infettive e parassitarie. Nei laboratori dell’Irbm, i ricercatori della società partecipata Advent hanno messo a punto il vaccino italiano anti-ebola, il cui brevetto è stato acquistato nel 2013 dalla società britannica Gsk. Proprio Di Lorenzo aveva annunciato in un’intervista sul vaccino anti Covid-19: “Entro l’anno 3 milioni di dosi di vaccino in Italia”.

COSA HA RIVELATO REPORT

Nella puntata di Report, si parla della Regione Lazio, che per una serie di progetti collaterali ha finanziato Di Lorenzo con 16 milioni di euro. “Anche il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) – spiega Report – ha finanziato i progetti del consorzio con 11 milioni di euro per il progetto Pronat e poi il progetto della TV scientifica con 9.7 milioni. Il progetto è stato presentato al premier Conte perché Di Lorenzo conosce bene la politica: Zingaretti, Renzi, l’attuale ministro Manfredi, persino Beppe Grillo, hanno fatto la loro apparizione a Pomezia. Se è vero che la politica finanzia i progetti di Di Lorenzo – dice sempre Report – è vero anche che Di Lorenzo finanzia la politica: 160.000 euro alla fondazione Open (Matteo Renzi), poi un finanziamento di circa 10.000 euro, tramite sua moglie Carmela Vitter ed Ezia Ferrucci, lobbista per la British American Tobacco, a Dino Giarrusso”.

L’AUTODIFESA DIFESA DI GIARRUSSO

Come riportato da Il Foglio, Giarrusso, prima con una diretta su Facebook e poi con una lettera a Dagospia, si è giustificato con tanto di uso delle maiuscole: “Non solo il finanziamento è assolutamente regolare, ma io lo ho accettato solo DOPO aver saputo che nel 2018 la stessa Ezia Ferrucci ha finanziato ESATTAMENTE ALLO STESSO MODO la campagna elettorale di TUTTO il Movimento Cinquestelle”.

IL PROCEDIMENTO GRILLINO

Nonostante la difesa di Giarrusso, fonti dei probiviri e del collegio di garanzia del M5s confermano l’intenzione di voler aprire un procedimento disciplinare nei suoi confronti, previsto per oggi. Da quando i vertici del M5s notificheranno il provvedimento, l’europarlamentare avrà 10 giorni per produrre una memoria difensiva. Poi si arriverà alla sentenza che potrà anche portare all’espulsione dal Movimento. Giarrusso, durante la sua difesa, ha spiegato: “Riguardo al limite e dei 3.000 euro ho evidenziato ai probiviri che nello stesso vademecum c’era anche l’obbligo di ‘riportare contributi se di importo superiore ai 3.000 euro’, dunque una evidente ambiguità che mi ha tratto in inganno. Io però già nel giugno 2019 ho dichiarato immediatamente al nostro Comitato interno tutti i contributi ricevuti e in questo anno e mezzo nessuno ha avuto nulla da dire. Naturalmente sono pronto a riparare in qualunque modo se mi verrà chiesto: l’importante è che emerga la mia assoluta buonafede. Sono pronto a riparare in ogni modo a qualunque eventuale addebito”.

UNO (NON) VALE UNO

Nell’intervista di Giarrusso al Corriere, alla domanda “Lei si è difeso sostenendo che anche il M5s ha ricevuto finanziamenti dalla stessa persona: non le pare capzioso? Non è diverso un partito rispetto a un singolo candidato?”. Giarrusso ha replicato: “No, mi scusi: alle nazionali si vota solo il simbolo, senza preferenze, dunque quei soldi hanno contribuito alla campagna di tutti gli eletti. Se il contributo in supporto a tutti i candidati nel 2018 è buono e va accettato, non vedo perché lo stesso contributo dalla stessa persona diventi ‘cattivo’ nel 2019. Alle Europee ci sono le preferenze e io ho ricevuto anche contributi da 5 euro di singoli attivisti, che non finirò mai di ringraziare. Non capisco perché lo stesso contributo diventi problematico solo quando contribuisce alla mia campagna, mi pare surreale”.

GIARRUSSO E DI MAIO

Su Giarrusso molti giornali scrivono che all’ultima votazione durante gli Stati Generali ha preso molti voti, superando anche alcuni big, tra cui Luigi Di Maio. A questa domanda, Giarrusso ha risposto così: “Lo hanno dato per certo anche a me. Mi fa piacere ma non era il voto per il nuovo capo politico, era un voto per intervenire a un’assemblea. Felice di essere amato dai nostri attivisti, ma come le ripeto quel che più ho a cuore è far ripartire il Movimento più forte di prima”.

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