Bayrou tenta l’azzardo e chiede il voto di fiducia su una legge di bilancio all’insegna dell’austerity, ma al momento non ha i numeri per farla passare. Ecco gli scenari in caso di caduta del governo
Ieri il premier francese François Bayrou ha annunciato che l’8 settembre si terrà il voto di fiducia all’Assemblea Nazionale sulla legge di bilancio per il 2026, che dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno. Ma al momento il governo francese non ha i numeri.
“La manovra più importante della nostra storia” l’ha definita lui stesso durante la conferenza stampa. L’obiettivo è recuperare quasi 44 miliardi e ridurre il deficit pubblico al 4,6% del PIL in 4 anni per scongiurare il rischio certo di sovraindebitamento e lo stato di crisi. Una finanziaria nel segno dell’austerità, che i partiti di opposizione hanno rifiutato, accusando il primo ministro di non accettare nessuna delle modifiche da loro proposte.
IL NODO SULLA LEGGE DI BILANCIO
Il Parlamento riapre ufficialmente i lavori il 22 settembre, ma per l’occasione è stata indetta una seduta straordinaria per votare la fiducia. Secondo il premier, la situazione nel Paese è grave: da vent’anni la Francia si sta indebitando e non può più permetterselo (“Fino a quando possiamo fingere di non vedere?”). Bayrou ha più volte paragonato il momento che sta vivendo la Francia alla crisi del debito della Grecia del 2015, un parallelismo che per molti è eccessivo.
La sua ricetta prevede tagli alla spesa e nuove tasse, la riduzione delle indennità di disoccupazione, l’abolizione di due giorni festivi e nessun adeguamento delle pensioni e delle aliquote fiscali. Il premier avverte che è tutto ancora negoziabile e che i tagli verranno discussi durante il dibattito parlamentare in autunno sulla finanziaria, ma ha definito irrealizzabili le proposte dell’opposizione accusando i partiti di estrema destra e sinistra di non voler votare la legge per evitare di perdere consensi. Bayrou sa che, qualora l’Assemblea bocciasse la sua finanziaria, si aprirebbe una nuova crisi politica.
BAYROU CERCA LA FIDUCIA
Il suo è un governo centrista di minoranza, che deve trovare voti sia a destra che a sinistra. Rassemblement National di estrema destra e France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon (sinistra radicale) hanno già detto che voteranno contro. Stesso risultato anche per i tre partiti che formano la coalizione di sinistra (Verdi, Socialisti e La France Insoumise). La leader degli ecologisti, Marine Tondelier è tranchant: “Voto di fiducia uguale dimissioni”. Sul fronte socialista c’è forse un’apertura, l’ex presidente François Hollande alla radio ha parlato di “negoziato” ma il segretario del Ps, Olivier Faure, ha sostenuto che nell’attuale situazione sarebbe “inimmaginabile che i socialisti votino la fiducia” al premier.
IL RITORNO DEI GILET GIALLI
Di sicuro c’è la grande protesta del 10 settembre che sta mobilitando in rete molte persone e si annuncia come la rinascita dei gilet gialli. Al grido di “non paghiamo più, non consumiamo più e non lavoriamo più”, i sindacati e La France Insoumise si schierano con il movimento “Bloquons tout” (Blocchiamo tutto) che intende paralizzare il paese. Un movimento che sembra riunire persone con diverse tendenze politiche che vanno dall’estrema destra all’estrema sinistra e che protestano contro i tagli di bilancio e la proposta del governo di abolire i due giorni festivi. La France Insoumise si è schierata a favore della protesta così come alcuni sindacati tra cui Force Ouvrière (Fo) e la Cgt. Così, la scelta di Bayrou di chiedere la fiducia due giorni prima rappresenta anche un tentativo per disinnescare la protesta.
COSA SUCCEDE SE CADE IL GOVERNO
Qualora arrivasse la sfiducia spetta a Emmanuel Macron decidere di creare un nuovo governo, il terzo di questa legislatura – o indire elezioni anticipate a circa un anno dalle ultime legislative, tenute nell’estate del 2024. Non è la prima volta che accade: su un’altra legge di bilancio all’insegna dell’austerity era caduto anche il predecessore di Bayrou, Michel Barnier, sfiduciato a dicembre dopo 3 mesi in carica.