Chi è Diosdado Cabello, il ministro degli Interni di Maduro dal quale dipenderà il futuro del paese. E l’ostacolo più grande per Trump in un’eventuale transizione
Considerato dai venezuelani il vero leader del Paese anche quando c’era Nicolás Maduro, si è mostrato ai media sin da subito dopo la cattura del presidente. Vicepresidente del Partito Socialista Unito e Ministro dell’Interno, Diosdado Cabello Rondón è l’uomo duro del Venezuela, il punto di riferimento assoluto del sistema repressivo, dalla polizia alle milizie civili o paramilitari.
L’INCONTRO CON CHAVEZ
Cabello si autodefinisce “venezuelano, bolivariano, rivoluzionario e chavista radicale”. Nato nel 1963 da una famiglia di origini umili nello stato orientale di Monagas, da giovane ha frequentato l’Academia Militar de Venezuela. Ha poi proseguito gli studi al Instituto Universitario Politécnico de las Fuerzas Armadas Nacionales, dove ha incontrato Hugo Chávez: lì i due diventano amici e compagni di squadra di baseball.
A soli 29 anni Cabello prende parte all’insurrezione militare guidata proprio da Chávez contro il governo di Carlos Andrés Pérez, ma il colpo fallisce e viene incarcerato. Verrà perdonato e rilasciato dopo circa due anni nel contesto di un’amnistia politica.
VERSO IL CHAVISMO
Tornato in libertà, diventa leader del Movimento Quinta Repubblica, partito di sinistra che si ispira al generale Simón Bolívar. Alla sua dissoluzione, entra nel Partito Socialista Unito del Venezuela e partecipa attivamente alla costruzione dell’alleanza politica che poi avrebbe portato Chávez al potere nel 1999.
Da quel momento in poi, la sua carriera spazia tra incarichi militari, ruoli ministeriali e posizioni di vertice nel partito e nello Stato venezuelano.
GLI INCARICHI DI GOVERNO E IL RUOLO OCCULTO
Governatore dello Stato di Miranda e più volte ministro: Interni, Giustizia e Pace. Vicepresidente, presidente del Conatel (Ente nazionale telecomunicazioni) e dell’Assemblea costituente.
È stato anche Presidente del Venezuela ad interim, ma per un solo giorno, il 13 aprile 2002, durante il fallito colpo di stato contro Hugo Chávez. Dal 2012 al 2016 è stato presidente del Parlamento.
Alla morte del leader, era uno dei candidati alla successione, ma a spuntarla è stato Maduro, e lui è stato estromesso dal cerchio magico del presidente, che ha favorito l’ascesa dei fratelli Rodriguez,
Ciononostante, negli anni Cabello si è costruito una rete di clientela vastissima, consolidando il suo potere sugli apparati militari, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Octopus”.
CHI È OGGI DIOSDADO CABELLO, L’OCTOPUS VENEZUELANO
Diosdado Cabello dirige l’apparato di sicurezza del regime ed è forse la figura governativa più temuta, vilipesa e, in alcuni ambienti, venerata. La sua influenza rivaleggia con quella della presidente ad interim, Delcy Rodríguez.
Secondo quanto riporta The Guardian, Andrés Izarra, ex ministro ora in esilio, ritiene che il rapimento di Maduro abbia indebolito Cabello. “Diosdado è uno zombie ambulante”, ha detto Izarra. “È stato lasciato con i pantaloni calati”. “E’ il ministro della Sicurezza e gli hanno portato via il capo dello Stato sotto il naso. (…) Non ha alcuna agenzia. Non ha alcun potere”.
Tuttavia, come ministro degli Interni controlla la polizia e le carceri e, dopo tre decenni al centro del chavismo, i suoi tentacoli si estendono anche al partito socialista al potere e alle imprese statali.
Sul teleschermo è noto anche per la celebre trasmissione Con El Mazo Dando (“Colpendo con la mazza”), da lui stesso condotta, in cui compaiono spesso i fedelissimi del partito e non si lesinano intemetrate contro i nemici politici – l’allora senatore statunitense, ora segretario di Stato americano, Marco Rubio, veniva spesso appellato “Narco Rubio” – oltre alle esibizioni della figlia di Cabello, la cantante pop Daniella.
PER LA DEA È A CAPO DEL CARTEL DE LOS SOLES
La Dea (Drug Enforcement Administration) su di lui ha posto una taglia da 25 milioni di dollari poiché lo considera a capo del Cartel de los Soles e collegamento tra Palazzo di Miraflores, sede ufficiale del governo del Venezuela, e le guerriglie colombiane. In Usa il suo nome è segnalato per corruzione e per aver “accettato 100 milioni di dollari in tangenti” dalla società di costruzioni brasiliana Odebrecht, che avrebbe finanziato la sua campagna elettorale nel 2008 in cambio di favori. I suoi asset di 800 milioni di dollari sono stati congelati. Il ministro è anche proprietario di imprese locali – FarmAhorro, RS21 ed EVEBACumaná – ed è stato collegato a un conto corrente da 21,5 milioni di dollari in Germania.
In Europa è stato sottoposto a sanzioni, tra cui il congelamento dei beni e il divieto di viaggio all’interno dell’UE, per attività finanziarie sospette, riciclaggio di denaro e finanziamento illecito.

