Mini-rimpasto in vista per l’esecutivo: da riempire vari sottosegretariati tra Università, Esteri e Mimit (Imprese e made in Italy)
Il governo Meloni si accinge a un mini-rimpasto che riguarderà vari sottosegretariati rimasti sguarniti, alcuni anche da tre anni. La scadenza per procedere alle nomine è situata intorno alla fine del mese o al massimo per i primi di febbraio.
IL RIMPIAZZO A MONTARULI
I vuoti da colmare riguardano tre ministeri: Università, Esteri e Mimit (Imprese e made in Italy).
Nel primo caso c’è da occupare la poltrona lasciata nel febbraio 2023 da Augusta Montaruli di Fratelli d’Italia, dopo la condanna definitiva per i rimborsi in Regione Piemonte e mai più occupata.
I nomi spendibili per il posto sono quelli di Massimo Miscusi, professore ordinario e responsabile del dipartimento Università per Via della Scrofa e Francesco Michelotti, deputato toscano vicino al coordinatore Giovanni Donzelli.
IL RISIKO DEL DOPO BITONCI
Nel Mimit invece lo spazio vuoto da colmare è quello del dimissionario sottosegretario leghista Massimo Bitonci, nominato lo scorso 13 dicembre assessore alle imprese e al commercio nella giunta di Alberto Stefani. Le dimissioni sono state formalizzate con il decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026, mentre l’annuncio ufficiale in Aula alla Camera è avvenuto il 14 gennaio.
Bitonci dovrà essere sostituito in Parlamento con delle elezioni suppletive il prossimo marzo (22-23 stessa data del referendum sulla giustizia) e Salvini dovrà indicare un altro sottosegretario. I fronti sono due: per mantenere la rappresentanza geografica del Nord-Est, un nome veneto tra Mara Bizzotto o Paolo Tosato, o un fedelissimo del leader come il senatore Roberto Marti, attuale presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama.
IL POSTO DI SILLI AGLI ESTERI
Il terzo fronte riguarda gli Esteri con il posto vacante di Giorgio Silli, il sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, prima in quota Noi moderati ora in Forza Italia.
Nell’ottobre 2025, Silli ha ufficializzato il suo passaggio a Forza Italia generando frizioni con il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Che a ottobre ne ha subito chiesto le dimissioni dal governo: “Il sottosegretario Silli è stato da me designato a rappresentare il nostro partito nel governo Meloni, designazione tanto più politica in quanto Silli non è parlamentare. Mi aspetto, in coerenza con la sua scelta, le immediate dimissioni da sottosegretario, per permettere al nostro partito di continuare a partecipare attivamente all’azione di governo con un nuovo rappresentante”, ha spiegato Lupi.
IL RITORNO DI CARFAGNA
La richiesta di dimissioni di Lupi non ha sortito effetto ma a fine mese Giorgio Silli diventerà il nuovo segretario generale dell’Istituto italo latino americano di Roma e quindi dovrà comunque lasciare gli Esteri. Maurizio Lupi spinge per sostituirlo come aveva già fatto, anche perché Silli tecnicamente venne eletto nel 2022 in quota Coraggio Italia, la formazione di Giovanni Toti, i cui parlamentari sono ormai in orbita Forza Italia. Il nome in pole è quello di Maria Chiara Fazio, vicepresidente di Noi moderati, già candidata alle Politiche e alle Europee. Figlia di Antonio, ex governatore di Bankitalia. Lupi vuole un esterno, condizione che frena la vera candidata naturale, ossia Mara Carfagna, segretaria del partito.

