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viale della lobby

I tre usi del lobbying “politico”

Alberto Cattaneo, con un passato da lobbista e tra i fondatori di Cattaneo Zanetto Pomposo & Co., illustra su Linkedin la sua visione sul futuro del lobbying

Il futuro è del lobbista “politico”. Il lobbying crea valore. Quindi profitto. E lo fa in tre modi.

1) Lobbying conservativo: proteggere il perimetro normativo e regolatorio di un settore: difendere regole, mercato, sostenibilità del business.

2) Lobbying innovativo: creare le condizioni perché nascano nuovi servizi, nuovi modelli, nuovi concorrenti. Cambiare le regole del gioco. In entrambi i casi si chiede alla politica un sistema di regole favorevole, ma strutturalmente aperto alla competizione.

Poi c’è un terzo modo.
3) Lobbying politico: quando non si tratta solo di scrivere regole, ma di scegliere priorità, allocare risorse, sostenere traiettorie industriali. Non è arbitrio né clientelismo: è politica industriale. È decisione. È visione.

LOBBYING IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI

In Europa il lobbying è storicamente concentrato sulle prime due modalità: per una diffusa cultura delle regole e delle procedure, e per una certa prudenza verso l’idea stessa di “campioni economici” (a cui spesso si preferiscono quelli a controllo politico: le partecipate).

Non a caso parliamo di relazioni istituzionali, più che di relazioni politiche.
Negli Stati Uniti è diverso: il lobbying è da sempre politico.
Perché molte decisioni sono discrezionali, e perché alle imprese viene chiesto di schierarsi. Di fare politica, insieme alla politica.

LA NUOVA ERA DEL LOBBYING EUROPEO

Oggi però anche l’Europa sta entrando in un’epoca di tensione e competizione: sicurezza, energia, tecnologia, supply chain, difesa. E allora la domanda è semplice: perché rispondere a queste sfide dovrebbe essere solo una questione “politica”, in senso stretto? Perché le risposte dovrebbero essere lasciate ai soli leader politici?

La sfida coinvolge anche l’impresa e i suoi protagonisti: diventare più grandi, più competitivi, realmente europei. Diventare punti di riferimento. Diventare interlocutori indispensabili per la politica.

Per farlo serve anche la nostra professione: nuove regole, sistemi di cura e protezione nella crescita, ma soprattutto un nuovo patto tra politica e impresa.

E se è così, al lobbista non può più bastare “stare nel processo”: bisogna stare nella scelta. E la scelta, piaccia o no, è politica.

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