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Il centro tra strategie opposte: Renzi rilancia, Calenda oscilla

Renzi e Calenda: due strategie a confronto che mostrano come il centro non abbia più un perimetro fisso ma sia ora uno spazio dinamico, definito dalle circostanze più che dalle etichette.

Mentre nel centrodestra si ragiona sempre più apertamente su Carlo Calenda come possibile sponda centrista del governo Meloni, nel campo opposto Matteo Renzi prova a riprendere l’iniziativa e a riorganizzare lo spazio riformista. Due politici nati nello stesso alveo, oggi protagonisti di traiettorie parallele e opposte: uno guarda alla maggioranza, l’altro tenta di rimettere ordine nel centrosinistra.

IL “RITORNO” DI MATTEO RENZI

Matteo Renzi sta cercando di ridefinire il proprio spazio politico e lo fa con il lancio del progetto “Margherita 4.0”, presentato durante l’assemblea nazionale di Italia Viva a Milano a metà gennaio.  L’ex presidente del Consiglio, che dall’opposizione ha criticato a più riprese l’azione del governo Meloni — dal decreto sicurezza alle misure adottate dopo i danni del ciclone Harry in Sicilia — ha lanciato un tentativo di aggregazione più ampio: uno spazio pensato per accogliere amministratori locali, dirigenti e quell’area di elettorato e di classe dirigente “delusa” dal Partito Democratico. 

La “Casa Riformista” immaginata da Renzi punta a presentarsi come un progetto pragmatico, non identitario e non ideologico. L’obiettivo dichiarato e’ quello di recuperare i moderati nel campo progressista e costruire insieme un’alternativa competitiva alla destra meloniana in vista delle politiche del 2027. Più che un amarcord, sembra il tentativo di rientrare in partita ripartendo da ciò che nel centrosinistra appare oggi più fragile: la sua componente riformista.

CALENDA OSCILLA VERSO LA MAGGIORANZA

Nel mosaico sempre più fluido della politica italiana, Carlo Calenda emerge come il leader centrista più vicino a una possibile interlocuzione strutturata con il governo Meloni. Azione resta formalmente all’opposizione, ma la collocazione del suo leader è tutt’altro che rigida. E, se si considerano gli scossoni interni alla maggioranza (inclusa la presenza di una destra radicale incarnata da figure come Roberto Vannacci) la figura di Calenda assume davvero il ruolo di “ago della bilancia tattico”. Il suo non essere completamente allineato con la maggioranza né con la sinistra, lo rende corteggiato da entrambe in vista di alleanze più ampie che scavalchino gli equilibri tradizionali. Su questo terreno, il suo flirt con Meloni non sembra tanto un abbraccio ideologico quanto una posizione strategica di disponibilità a dialogare, mantenendo autonomia e margini di manovra, piuttosto che adesione a un progetto politico comune.

 IL NUOVO SCONTRO TRA EX ALLEATI

Senza riepilogare la lunga storia di liti e pacificazioni tra i due ex animatori del naufragato Terzo Polo, basti guardare alla nuova querelle esplosa proprio negli ultimi giorni per cogliere quanto siano tutt’altro che smussati gli spigoli tra i due. La scintilla è scoppiata dopo un’intervista di Renzi a Repubblica in cui l’ex premier ha attaccato Calenda sul piano politico e personale, sostenendo che “Calenda non va a destra perché non lo seguono nemmeno in famiglia (..) Per il momento sta in mezzo, ma arriverà l’ora in cui gli verrà detto: hic Rhodus, hic salta. O stai di qua o di là. Altrimenti fa la fine del pinguino che sbaglia strada e va verso la montagna andando incontro a una fine ingloriosa”, mettendo in discussione la coerenza politica del leader di Azione. La replica di Calenda non si è fatta attendere. In un tweet al vetriolo ha accusato Renzi di parlare delle scelte altrui senza fare i conti con le proprie:

Divergenze personali e politiche quindi si intrecciano. Calenda e Renzi non litigano solo su posizioni internazionali, ma anche sul modo in cui interpretano e gestiscono lo spazio centrista in Italia, dando forma alle rispettive strategie di alleanza e opposizione. Calenda guarda alla maggioranza come possibile area di influenza, Renzi tenta di ricomporre il campo riformista a sinistra con lo scopo di captare l’elettorato che non si riconosce né nella destra meloniana né nella tradizionale sinistra del PD.

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