I ministri Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani lanciano la candidatura di Maurizio Martina alla guida della FAO. Dal perito agrario di provincia al vertice dell’ONU del cibo: storia, meriti e chance reali del candidato italiano e perche il centrodestra sceglie proprio l’ex segretario Pd
I ministri Lollobrigida e Tajani hanno annunciato la candidatura di Maurizio Martina alla guida della Fao. Perché la destra pesca tra le file del Pd per conquistare il vertice dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura? Quante possibilità ha di portare il made in Italy sulla poltrona più alta della Fao?
MARTINA IN POLE PER LA FAO: PERCHÉ IL CENTRODESTRA SCEGLIE LUI
Nel corso del consiglio Agrifish il ministro dell’Agricoltura e degli Esteri presenteranno la candidatura dell’ex segretario del Pd, Maurizio Martina, alla guida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Una scelta che potrebbe sembrare singolare, ma non ha provocato alcuna alzata di scudi a destra. Perché? La risposta si trova nel curriculum dell’ex segretario del PD e Ministro delle Politiche Agricole: professionalità. Un bagaglio di competenze riconosciute anche in occasione della sua nomina a Direttore Generale aggiunto, accolta con favore trasversale dalla politica e dal mondo imprenditoriale.
“Crediamo che Martina abbia ben rappresentato l’Italia in questi anni alla Fao”, hanno affermato Lollobrigida e Tajani nel corso di un punto stampa a Bruxelles, secondo quanto riporta l’Ansa. I ministri hanno sottolineato che chiederanno all’Europa di votare compatta per Martina, affinché l’Ue abbia una posizione unitaria “rispetto ad altre posizioni, altrettanto autorevoli di altri esponenti a livello mondiale”.
LA STORIA DI MARTINA, IL POLITICO TECNICO AGRARIO
Nato a Calcinate nel 1978, Martina incarna la figura del politico tecnico, che fonde competenza settoriale e strategia pubblica. Infatti, ha una diploma da perito agrario e una laurea in Scienze Politiche. Dopo una militanza nell’organizzazione giovanile dei Democratici di Sinistra, viene eletto prima Segretario della Provincia di Bergamo e, poi, Segretario Regionale dei Democratici di Sinistra in Lombardia. È l’inizio dell’ascesa di Martina tra le file della sinistra, che proseguirà con la fondazione del Partito Democratico (2007) e culminerà con la sua nomina a Sottosegretario di Stato del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del Governo Letta (2013) e, successivamente, a ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali nei Governi Renzi e Gentiloni.
I SUCCESSI DI MARTINA
La medaglia più prestigiosa sul petto di Martina è la gestione di Expo 2015. L’allora sottosegretario ha spinto per trasformare l’Esposizione Universale di Milano in un laboratorio politico globale, culminato nella Carta di Milano, il primo vero manifesto sulla sostenibilità alimentare condiviso a livello internazionale.
Nel corso dei 5 anni da ministro delle Politiche Agricole, invece, ha firmato provvedimenti importanti per il food come “Campolibero” per l’occupazione giovanile. Inoltre, in Ue ha combattuto una battaglia per l’obbligo di origine in etichetta, con l’obiettivo di difendere il valore del Made in Italy contro l’agropirateria.
Inoltre, nel 2017 ha presieduto il G7 Agricoltura a Bergamo, portando i grandi della Terra a confrontarsi non solo su quote e mercati, ma sul nesso inscindibile tra fame, migrazioni e cambiamenti climatici.
Insomma, un profilo trasversale: più che l’ex segretario Pd, il centrodestra sceglie un candidato tecnicamente esperto e ben posizionato all’interno dell’agenzia delle Nazioni Unite per aumentare l’influenza italiana nella FAO, favorire consenso internazionale e rafforzare l’immagine dell’Italia nel contesto multilaterale.
QUANTE POSSIBILITA’ HA MARTINA DI GUIDARE LA FAO?
Maurizio Martina sembra avere le carte in regola per vincere la corsa per la poltrona più prestigiosa della Fao. Infatti, negli anni si è strategicamente posizionato nel cuore della diplomazia multilaterale. Un risultato fondamentale in un’epoca in cui il grano è usato come arma geopolitica. Dal 2021 ricopre l’incarico di Vicedirettore Generale della Fao e dal 2023 è Deputy Director-General. In altre parole, è il numero due del Direttore Generale QU Dongyu. Quindi, ha già in mano le chiavi dei meccanismi burocratici e diplomatici di via delle Terme di Caracalla.
In secondo luogo, in passato ha dimostrato di saper dialogare con i giganti dell’agroindustria e con le piccole realtà rurali del Sud del mondo. Infatti, propone una sovranità alimentare basata sulla cooperazione, come scrive nel saggio Cibo sovrano.

