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Perché farmaci, energia e aerei non cadono sotto la scure dei dazi di Trum

Dopo lo stop della Corte Suprema sui dazi IEEPA, la Casa Bianca usa la Section 122 per introdurre nuovi dazi. Alcuni settori restano esclusi, ma la Commissione Ue teme un’escalation tariffaria

Energia, aerei e prodotti farmaceutici saranno “salvati” dai nuovi dazi voluti dal presidente Usa Donald Trump. A chiarirlo, senza giri di parole, è la Commissione europea, attraverso le parole di Olof Gill, il portavoce Ue responsabile per il commercio, che ha sottolineato che i settori protetti dall’accordo di Turnberry (qui una disamina della Commissione europea), restano nella “zona protetta”.

L’inquilino della Casa Bianca, con la Proclamazione del 20 febbraio scorso, ha introdotto l’imposizione di “un dazio temporaneo all’importazione per affrontare problemi fondamentali nei pagamenti internazionali”. L’aliquota applicabile è del 10%, in aggiunta ai dazi NMF (Most Favoured Nation) già esistenti.

OLOF GILL: IL TETTO DEL 15% CONCORDATO A LUGLIO NON SI TOCCA 

Una tegola per Bruxelles e per quanti credevano di aver trovato un riparo dalla sferzata dei dazi Usa. “A partire dal 24 febbraio – scrive Olof Gill nella dichiarazione che ha inviato alla stampa  -, sono entrati in vigore i dazi statunitensi annunciati nella Proclamazione del 20 febbraio sulla ‘Imposizione di un supplemento temporaneo all’importazione per affrontare problemi fondamentali dei pagamenti internazionali’. L’aliquota applicabile è del 10%, in aggiunta ai dazi Npf esistenti. Alcune categorie di prodotti – spiega Gill – rimangono esenti, come aeromobili e componenti di aeromobili, prodotti farmaceutici e prodotti energetici”. Inoltre, “non è previsto alcun cumulo con i dazi esistenti della Sezione 232 (ad esempio su acciaio, automobili, camion, legname)”.

LA NOTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA: GLI USA ONORINO I LORO IMPEGNI 

Il portavoce ricorda che la Commissione ha emanato una nota domenica scorsa, 22 febbraio, nella quale aveva chiarito il proprio punto di vista sulla faccenda. “L’Ue si aspetta che gli Stati Uniti onorino i propri impegni stabiliti nella Dichiarazione congiunta (l’accordo con gli Usa, ndr), così come l’Ue mantiene i propri impegni. In particolare, i prodotti dell’Ue devono continuare a beneficiare del trattamento più competitivo, senza aumenti dei dazi oltre il massimale chiaro e onnicomprensivo precedentemente concordato”, ovvero il 15%. “Per quanto riguarda le esportazioni dell’Ue verso gli Stati Uniti – rileva Gill -, nella maggior parte dei casi il dazio Npf è inferiore al 5%. Tuttavia, per una percentuale limitata (il 7%) di queste esportazioni verso gli Usa, il dazio Npf è superiore al 5%”. Questo significa che la somma con i nuovi dazi del 10% porterebbe in questi casi a un’aliquota superiore al 15%. “Pertanto, logicamente, se gli Stati Uniti si sono impegnati a rispettare gli accordi, allora dovranno rispettare la soglia del 15%. Stiamo aspettando che ci spieghino in modo chiaro e dettagliato come questo funzionerà”.

“Gli Stati Uniti – si legge ancora nella nota diffusa dal portavoce della Commissione – hanno dato chiare indicazioni che i termini dei loro accordi, come la Dichiarazione congiunta Ue-Usa, saranno rispettati. Pertanto l’Ue continua a collaborare con gli Stati Uniti per garantire che ciò avvenga e per ottenere chiarezza sulle misure concrete che garantiranno la certezza giuridica e operativa”. “Inoltre – aggiunge Gill -, gli Stati Uniti hanno descritto la situazione attuale come una fase di transizione, che durerà fino a 150 giorni. Anche in questo caso, l’Ue sta dialogando con gli Stati Uniti affinché forniscano chiarezza il più rapidamente possibile su eventuali ulteriori misure che potrebbero adottare” dopo la scadenza di questo termine”.

I SETTORI PROTETTI DAI NUOVI DAZI 

Come anticipato il settore energetico, dell’aeronautica e della farmaceutica restano al riparo dai nuovi dazi. La stessa sorte tocca all’acciaio, auto, camion, legname. Per tutti questi il nuovo 10% non si somma alle tariffe già imposte con la Sezione 232 americana per motivi di sicurezza nazionale, scongiurando la doppia stangata per i comparti che stanno già pagando il prezzo più alto della guerra commerciale. Nella lista figurano anche l’acciaio e l’alluminio. Per queste tipologie di prodotti restano infatti in vigore le aliquote specifiche fissate in precedenza.

 LO STOP DELLA CORTE SUPREMA 

Ma perché il presidente Trump è tornato a spaventare le economie dei partner con nuovi dazi? Lo scorso 20 febbraio la Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato inammissibili i dazi doganali imposti dal presidente Trump e introdotti in base a una legge del 1977 che gli conferisce l’autorità di regolamentare il commercio durante le emergenze nazionali causate da minacce straniere, come spiega la prof. Alessia Amighini su Lavoce.info. La sentenza abroga i dazi basati sull’uso improprio dell’Ieepa. “Si tratta dell’International Emergency Economic Powers Act, che autorizza il presidente a ricorrere alla legge “per affrontare qualsiasi minaccia insolita e straordinaria, che abbia la sua origine in tutto o in parte al di fuori degli Stati Uniti, alla sicurezza nazionale, alla politica estera o all’economia degli Stati Uniti, se il presidente dichiara un’emergenza nazionale in relazione a tale minaccia”. Una disposizione separata della legge prevede che, in caso di emergenza nazionale, il presidente possa “regolamentare (…) l’importazione o l’esportazione di beni nei quali qualsiasi paese straniero o cittadino dello stesso abbia un interesse”, spiega la prof. Amighini.

TRUMP PROSEGUE SULLA STRADA DEI DAZI

Il presidente Usa, poco incline a rispettare gli steccati delle burocrazia (anche alcuni giudici conservatori gli hanno votato contro) ha reagito in maniera muscolare: un nuovo dazio globale del 15% in sostituzione di quelli annullati dalla Corte suprema, basati su una nuova e diversa base giuridica.

LA BASE GIURIDICA DEI NUOVI DAZI DI TRUMP

Il presidente americano aveva a disposizione 5 differenti strategie per aggirare la sentenza del Tribunale americano: sicurezza nazionale, clausola di salvaguardia, ritorsione commerciale, Smoot-Hawley Act e bilancia dei pagamenti. Trump ha scelto l’ultima soluzione, invocando la Section 122 del Trade Act del 1974 per imporre dazi aggiuntivi del 10% sulle importazioni di diversi prodotti europei. Una norma mai usata prima, pensata per correggere deficit commerciali “gravi e strutturali. Il principale vantaggio di questo strumento è che il Presidente americano può utilizzarlo senza dover attendere indagini preventive. Il maggior limite è che queste sovrattasse universali non possono superare il limite del 15% e durano solo 5 mesi. La data cerchiata in rosso è il 24 luglio 2026. Il Congresso Usa, però, può votare un’eventuale proroga.

L’OPZIONE 15% PREOCCUPA L’UE

Il Rappresentante al Commercio degli Stati Uniti (Jamieson Greer) ha dichiarato mercoledì che l’amministrazione Trump sta già lavorando per alzare l’aliquota al 15% per alcuni Paesi specifici, definendo il 10% solo un “punto di partenza”. Parole che hanno fatto scattare l’allarme a Bruxelles. I vertici europei si sono affrettati a dichiarare che l’Ue deve continuare a beneficiare del trattamento più competitivo. Il timore è che il 7% delle esportazioni del’Ue verso gli Usa raggiungano una tariffa finale che supera il 15%.

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