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L'ex ministro della Cultura sceglie Schlein

Franceschini riunisce i vecchi amici della Dc: amarcord o laboratorio per il 2027?

C’è chi la chiama rimpatriata, chi amarcord, chi invece la osserva come un possibile laboratorio politico. Il prossimo 29 marzo, al palazzetto dell’Eur di Roma, Dario Franceschini riunirà vecchi amici e compagni di strada dell’universo DC. Una data non casuale…

Ex ministro della cultura oggi senatore del PD, Dario Franceschini convoca volti noti di una stagione che ha segnato la storia della Repubblica in un incontro che oscilla tra memoria e possibile ricomposizione di quell’area cattolico-democratica oggi frammentata. La data dell’incontro, il 29 marzo, cade a pochi giorni dal cinquantesimo anniversario del Congresso nazionale della DC.

CHI PARTECIPA ALLA REUNION DC DI FRANCESCHINI 

Il palcoscenico dell’evento (rimpatriata o preludio di qualcosa di più in vista delle elezioni del 2027) sarà il palazzetto dell’Eur. Tra gli “amici” chiamati a raccolta da Dario Franceschini ci sono: Pier Ferdinando Casini, Rosy Bindi, Leoluca Orlando, Calogero Mannino, Gianfranco Rotondi, Paolo Cirino Pomicino, Clemente Mastella, Bruno Tabacci e Pierluigi Castagnetti.

SI RITROVANO I “RAGAZZI DELLA DC”

Casini ha definito l’evento come “un raduno di noi giovani di allora…dei nostri vent’anni”. E in effetti l’immagine è suggestiva: i “ragazzi” della Dc che si ritrovano mezzo secolo dopo. Eppure, dietro la nostalgia, qualcuno intravede altro.

INVERSIONE DI MARCIA ALLA DIASPORA DC?

C’è chi sussurra che l’incontro possa essere qualcosa di più di una semplice celebrazione e diventare un momento di ricomposizione simbolica di un’area cattolico-democratica oggi dispersa. Nessuno parla apertamente di una rinascita della Balena Bianca ma l’idea che da quell’incontro possa germogliare una rete, una piattaforma o almeno una riflessione comune in vista delle politiche del 2027 non appare del tutto peregrina.

IL XIII CONGRESSO DELLA DC DEL 1976

L’occasione ufficiale resta celebrativa: ricordare il XIII Congresso nazionale della Democrazia Cristiana, tenutosi a Roma nel marzo del 1976, in una fase di fortissima polarizzazione politica. Da una parte la Dc, dall’altra il Pci; in mezzo un’Italia attraversata da tensioni sociali, crisi economica e terrorismo. Sono gli anni di piombo e quel congresso fu uno spartiacque. 

Benigno Zaccagnini venne confermato segretario, battendo la candidatura di Arnaldo Forlani, espressione della corrente più conservatrice della DC. Si consolidò così l’asse con Aldo Moro e prese forma una linea politica più dialogante, che avrebbe aperto la strada alla stagione del compromesso storico. Quel congresso contribuì a definire l’identità del partito in un passaggio cruciale della storia della prima repubblica, preparando il terreno alle elezioni politiche del giugno 1976, quando la Dc tenne l’urto dell’avanzata comunista. Un equilibrio delicatissimo, destinato a segnare la vita politica italiana per gli anni a venire.

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