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Chi comanda in Iran dopo l’uccisione di Khamenei

Dopo la morte dell’ayatollah Khamenei il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian e due alti funzionari guideranno la transizione, in attesa del nuovo successore

Dopo 37 anni di regime, l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei rappresenta un punto di svolta decisivo per la Repubblica dell’Iran che, ora, deve costruire in fretta una nuova leadership.

CHI REGGE L’IRAN DOPO LA MORTE DI KHAMENEI  

Gli attacchi coordinati da Israele e Usa hanno tagliato la testa alla linea di comando iraniana.

In questo momento di grande confusione a reggere il paese è il presidente Masoud Pazeshkian e i due alti funzionari Alireza Arafi (membro del Consiglio dei Guardinai) e Gholamhossein Mohseni-Ejei (Capo della Giustizia), in attesa della nuova Giuda e delle decisioni politiche che potrebbero definire il futuro del regime.

L’ Ayatollah Alizera Arafi è stato nominato membro del consiglio direttivo provvisorio incaricato di gestire la transizione. Il religioso è descritto come un esperto di tecnologie, in particolare nell’integrazione di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, per scopi ideologici e di sicurezza interna.

I POSSIBILI SUCCESSORI A KHAMENEI 

Un “falco” come il capo dell’apparato giudiziario Mohsen-Ejei, l’ex presidente Hassan Rouhani (ex presidente e religioso moderato) o un riformista come Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica e vicino ai vicino ai Pasdaran. Secondo il Secolo XIX sono questi i nomi più gettonati per la successione, e la scelta della nuova Guida iraniana farà capire quale strada il Regime intenderà percorrere, soprattutto nei rapporti con l’Occidente.

TUTTI GLI (ALTRI) UOMINI DEL REGIME IRANIANO

Personalità “pesanti” ma più defilate sono quelle di Mohammad Mehdi Mirbagheri, membro dell’Assemblea degli Esperti e considerato esponente degli ambienti più intransigenti, Ahmad Hosseini Khorasani, membro del Consiglio dei Guardiani per nomina diretta di Khamenei anch’egli molto vicino ai Pasdaran, e Mohammad Reza Modarresi Yazdi, membro dell’Assemblea degli Esperti con forti connotazioni anti-occidentali.

SI CHIUDE UNA PARTITA A SCACCHI O SI APRE UN VASO DI PANDORA?

Come spiega l’ISPI: “la morte di Ali Khamenei potrebbe sembrare uno scacco matto alla Repubblica islamica, il segnale della fine del suo sistema di potere e l’apertura di un’inedita strada per il futuro del paese. In realtà, la situazione è molto più complessa. Sebbene Khamenei rappresentasse la voce ultima e il garante di un sistema di potere articolato, è difficile immaginare che la sua scomparsa possa permettere a un outsider al di fuori dei meccanismi già consolidati di governare il paese. La morte del rahbar, così come quella di numerosi comandanti militari o dei vertici politici della Repubblica islamica, sembra destinata più ad accelerare la rotazione di quella regime roulette che è già in atto da tempo. Con la scomparsa di Khamenei non si chiude una partita a scacchi, ma si apre un vaso di Pandora, in grado di condurre il paese lungo molteplici traiettorie politiche e istituzionali”.

CHI ERA ALI KHAMENEI  

Figura chiave della Rivoluzione iraniana, già presidente della Repubblica Islamica dal 1981 al 1989 e massimo esponente nazionale del clero sciita, l’ormai ex ayatollah venne nominato proprio nel 1989 dopo la morte di Ruhollah Khomeini e l’allontanamento di Hossein-Ali Montazeri dal ruolo di successore designato. Individuato dall’establishment come una figura debole, e per tanto maggiormente controllabile dall’interno per mantenere saldi gli equilibri di potere, ha guidato la Repubblica islamica iraniana per 37 anni.

LUTTO NAZIONALE E PROTESTE DI PIAZZA

Il governo iraniano ha annunciato un periodo di lutto nazionale di 40 giorni e sette giorni di festa pubblica in onore di Khamenei, mentre migliaia di sostenitori della Repubblica islamica si sono rivoltati nelle strade di Teheran e di altre città per piangerne la morte.

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