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Ambasciata Iraq

Iraq, l’ambasciata italiana “smobilita”? Cosa sta succedendo

Dopo l’attacco alla base militare di Erbil e i recenti attacchi all capitale irachena, cresce la pressione anche sull’ambasciata italiana a Baghdad. Cosa sta succedendo e chi è l’ambasciatore italiano in Iraq

Sono ore cruciali per l’ambasciata italiana a Baghdad dopo l’attacco missilistico che ha preso di mira il contingente italiano a Erbil nella notte tra l’11 e il 12 marzo. Dopo la chiusura temporanea della sede diplomatica italiana a Teheran e l’evacuazione della base militare di Erbil, anche a nella capitale irachena sarebbero in corso operazioni di smobilitazione, a cominciare dai voli per evacuare circa 40 Carabinieri che si occupano di addestrare la polizia locale, fino alla possibile chiusura dell’ambasciata italiana, che per ora rimane aperta, come conferma il sito ufficiale.

La situazione però resta critica: lo spazio aereo dell’Iraq resta chiuso e il personale diplomatico sconsiglia “a qualunque titolo” i viaggi nell’Iraq Federale e nella Regione Autonoma del Kurdistan.

ITALIANI VIA DA ERBIL

Come riporta La Repubblica, “Sono decollati in una pausa degli attacchi, sorvolando gli hangar che da quindici giorni vengono presi di mira da droni e missili. I quattro elicotteri NH90 dell’esercito hanno lasciato la base di Erbil troppo esposta alla rappresaglia delle milizie sciite filoiraniane e sono arrivati in Turchia”.

ORA TOCCA A BAGHDAD?

“Pure a Baghdad si prepara il rientro dei circa quaranta carabinieri che si occupano di addestrare la polizia locale – continua il quotidiano diretto da Mario Orfeo. “La situazione nella capitale sta precipitando e in queste ore viene predisposta anche la chiusura della nostra ambasciata dopo che quella americana è stata centrata con precisione da un drone, che ha messo fuori uso il sistema di difesa contraerea”.

CHI È L’AMBASCIATORE ITALIANO A BAGHDAD NICCOLÒ FONTANA

Nel caso in cui la smobilitazione venisse confermata, tra gli ultimi a fare le valigie, come accaduto già per Teheran, sarebbe il responsabile della sede diplomatica italiana nella capitale irachena. Si chiama Niccolò Fontana, fiorentino classe 1975, ed è Ambasciatore d’Italia in Iraq dal 7 novembre 2024. Direttore Centrale per la Comunicazione del Ministero degli Esteri dal 1° gennaio 2022, in precedenza ha svolto l’incarico di Portavoce del Ministero occupandosi della comunicazione istituzionale della Farnesina e della sua rete diplomatico-consolare. Dal marzo 2019 Primo Consigliere presso la Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, si è occupato di riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di procurement a beneficio delle aziende italiane e dei rapporti con il personale italiano nel sistema onusiano.

Tra il 2014 e il 2019 ha rivestito l’incarico di Capo dell’ufficio economico-commerciale dell’Ambasciata a Mosca, mentre da luglio 2012 ad agosto 2014 è stato capo dell’ufficio stampa italiana ed estera presso il Servizio Stampa della Farnesina.

In servizio all’Ambasciata d’Italia a Washington dal 2008 al 2012, si è occupato di politica interna americana, di rapporti con il Congresso e di temi di diplomazia pubblica. Dal 2004 al 2008 ha svolto il suo primo incarico all’estero, occupandosi dell’ufficio economico-commerciale presso l’Ambasciata d’Italia a Santiago del Cile. Entrato in carriera diplomatica nel dicembre 2000, ha svolto il primo incarico alla Farnesina presso il Cerimoniale Diplomatico della Repubblica. È Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

LA RIAPERTURA DELL’AMBASCIATA A BAGHDAD E L’ULTIMO ATTACCO DEL 2004

Non è la prima volta che l’ambasciata italiana a Baghdad finisce sotto i riflettori. Aperta nel 1931, viene chiusa la prima volta nel 1991 durante la Guerra nel Golfo. Tra i 1991 e il 2003 l’Italia ha mantenuto i rapporti con l’Iraq, ma senza una sede fisica sul territorio. Nel 2000 la decisione di riaprire l’ambasciata nella capitale irachena, che diventa effettiva dal 2004.

Proprio a settembre 2004, però, è stata presa di mira da razzi e colpi di mortaio, caduti accanto alla sede stessa. A partire dal 2016, la situazione si è via via normalizzata, consentendo il ritorno di una presenza diplomatica stabile. 

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