Il Piano Macron conta già sei Paesi per garantire la libertà di navigazione nello Stretto senza escalation militare, ma potrebbero aggiungersi altri attori internazionali. Ecco chi sono e cosa farà l’Italia
Macron propone un piano di normalizzazione del rischio per sbloccare lo Stretto di Hormuz. L’obiettivo dichiarato non è la liberazione del canale, ma il ripristino della libertà di navigazione attraverso scudo navale e de-escalation diplomatica per scongiurare una crisi alimentare ed energetica. Quali Paesi appoggiano la proposta di Macron? Meloni si schiererà a fianco del presidente francese o il rapporto spesso burrascoso fra i due e l’amicizia con Trump freneranno la premier?
HORMUZ, IL CLUB DEI SEI E I SOSTENITORI ESTERNI
I Paesi che appoggiano il Piano Macron per Hormuz sono 6, ma sono coinvolti diversi altri attori. La Francia mette sul piatto una forza d’urto senza precedenti: la portaerei Charles de Gaulle (attualmente posizionata vicino a Creta, pronta al rischieramento) con 8 Fregate multi-missione con capacità anti-missile e anti-drone, nonché due unità anfibie per il supporto logistico e la protezione di prossimità.
Anche l’Italia offre supporto navale, ma è condizionato alla missione ONU. Il Regno Unito è disposto a fornire supporto tecnico e navale. I Paesi Bassi mettono sul piatto assetti navali specialistici e intelligence per difendere i flussi verso il porto di Rotterdam. Il premier tedesco Merz, invece, ha una posizione cauta sulla fornitura di forza militare ma offrirebbe supporto politico e logistico. Un po’ a sorpresa anche il Giappone offre supporto diplomatico e finanziario per garantire la sicurezza del 90% delle sue forniture di greggio. Anche Grecia, Danimarca e Portogallo potrebbero aggiungersi partita, partecipando con l’evoluzione della pre-esistente missione EMASoH.
Sullo sfondo, invece, agiranno altri attori toccati pesantemente dal conflitto in Medio Oriente. Gli Emirati Arabi Uniti mettono a disposizione della missione un supporto logistico fondamentale come base operativa. Intanto, l‘India sta già conducendo trattative serrate con l’Iran per garantire il transito delle navi cisterna di GPL.
LA POSIZIONE DELL’ITALIA SUL PIANO MACRON PER HORMUZ
L’Italia si trova in una posizione delicata ma centrale nel mosaico diplomatico e militare orchestrato dal presidente Macron. Il nostro Paese è pronto a schierare almeno due fregate classe FREMM (Fregate Europee Multi-Missione), eccellenze tecnologiche ideali per la difesa anti-aerea e anti-drone. Giorgia Meloni punta a ottenere un ruolo di comando tattico a rotazione con la Francia, offrendo la base italiana a Gibuti (BMNS) come snodo di supporto per le unità dirette verso il Golfo di Oman.
Al tempo stesso, però, resta la volontà di mantenere buoni rapporti con lo storico partner statunitense e il ruolo di mediatore con Teheran impone una linea prudente al Governo. I ministri Tajani (Esteri) e Crosetto (Difesa) hanno specificato che il nostro Paese non parteciperà a un’operazione di attacco contro il territorio iraniano e che deve essere una missione di “scorta e protezione”. Inoltre, la premier Meloni sta spingendo affinché l’iniziativa Macron confluisca in una risoluzione ONU o in un allargamento del mandato UE, per evitare che l’Italia venga percepita come parte di un “blocco neo-coloniale” o troppo sbilanciata verso una delle parti in causa, con il rischio di compromettere i rapporti con Trump.
Al tempo stesso, nello Stretto di Hormuz Roma si gioca la sopravvivenza del sistema economico nazionale e la tenuta del “Piano Mattei” nel Mediterraneo allargato. Infatti, il proseguo del blocco potrebbe avere effetti importanti in termini di sicurezza alimentare, oltre che energetica. Infatti, una carestia in Nord Africa e nel Sahel potrebbe scatenare ondate migratorie verso le coste italiane. Inoltre, la paralisi delle rotte verso l’Asia per il Made in Italy minaccia di mettere in ginocchio l’export nazionale.
COSA PREVEDE IL PIANO MACRON PER HORMUZ
Il Piano Macron è l’alternativa diplomatica all’approccio muscolare proposto da Trump. Infatti, l’obiettivo dichiarato della strategia del presidente francese non è la “liberazione” forzata dello Stretto, ma il via libera alla navigazione. Lo stesso Macron ha sottolineato il termine “liberazione” per distanziarsi dalle operazioni a guida statunitense. Le parole d’ordine del Piano francese sono: diplomazia e dissuasione.
Contrariamente all’approccio di Trump, il piano prevede negoziati preventivi con l’Iran per stabilire “corridoi di calma”. Inoltre, il presidente francese propone uno scudo navale integrato, una flotta multinazionale coordinata dalla base francese di Abu Dhabi (già sede dell’operazione Agenor). L’ultimo elemento distintivo del Piano Macron è la ricerca di una cornice giuridica sotto l’egida dell’ONU, per evitare che la missione venga percepita come un atto di aggressione occidentale.


