Se i sondaggi cercano di capire cosa pensiamo, i prediction market iniziano a mostrare quanto siamo disposti a scommetterci sopra. Dal ritorno del messia alla vittoria del “si” al referendum sulla divisione delle carriere fino alla caduta di un drone su una centrale elettrica in Ucraina, su Polymarket si può scommettere su tutto in tempo reale. Ma è legale?
Mentre la politica prova ancora a capire come regolamentare queste piattaforme, c’è già chi le considera più affidabili dei sondaggi. Perché su Polymarket si mettono soldi e questo, per molti, rende il pronostico più “sentito”. Ma quando sei wallet anticipano un attacco in Iran con una precisione che sembra riservata a pochi insider, il confine tra lungimiranza e lucro salta all’occhio.
E non è l’unico problema. Se in certa misura questi strumenti riescono a leggere la realtà, il rischio è anche che possano contribuire a piegarla. Perché il gioco d’azzardo — e queste piattaforme ne condividono molte dinamiche — crea dipendenza e altera la percezione del rischio. Polymarket trascina dentro la grammatica della scommessa classica, fatta di sì e no, puntate e ricompense, anche la possibilità che si verifichi un evento reale devastante. Così, che si tratti dell’entusiasmo per un tris di quadrifogli o della caduta di un drone su una centrale elettrica, il meccanismo resta lo stesso. Le conseguenze decisamente no. A questo punto la domanda non è più soltanto se tutto ciò sia legale, ma che tipo di mondo stiamo mettendo in scena se lasciamo crescere indisturbati questi mercati?
COS’E POLYMARKET
Polymarket è un’agorà virtuale dov’è possibile comprare e vendere in tempo reale “scenari futuri”. La piattaforma è stata fondata nel 2020 da Shayne Coplan con l’idea di trasformare le previsioni su eventi reali in un mercato scambiabile. Oggi è una società privata sostenuta da investitori del settore tecnologico e finanziario.
Sulla piattaforma non si usano euro ma USD Coin, una criptovaluta stabile ancorata al dollaro. Con questi token si acquistano quote “sì” o “no” su un evento. Il prezzo, tra 0 e 1 dollaro, riflette la probabilità stimata dal mercato: se l’esito si verifica, la quota vale 1; altrimenti zero. Ma, come in un mercato finanziario, le posizioni possono essere rivendute in qualsiasi momento prima della chiusura.
Polymarket non è quotata e non pubblica dati completi su ricavi o utenti, ma secondo dati pubblici nel 2024 ha superato diversi miliardi di dollari di volume di scambi cumulato — non fatturato, ma valore totale delle puntate — con picchi legati soprattutto agli eventi politici statunitensi.
REFERENDUM DELLE CARRIERE QUOTATO SU POLYMARKET
Eppure anche anche il referendum italiano è finito dentro il mercato di Polymarket. La piattaforma non è autorizzata né regolata in Italia (né, di fatto, nella maggior parte delle giurisdizioni occidentali) ma è accessibile online, e tanto basta. Il sistema regge proprio su questo scarto: una piattaforma globale sostenuta da strumenti — criptovalute e wallet digitali — che rendono difficile ricondurre le operazioni a un territorio preciso.
Per giorni hanno circolato quote, oscillazioni, previsioni in tempo reale sull’esito del voto. A fine febbraio il “Sì” veniva dato al 74%, per poi scendere rapidamente fino a un equilibrio quasi perfetto nel giro di poche ore. Un’oscillazione seguita passo passo da alcune testate, come Il Fatto Quotidiano, che raccontavano l’andatura di Polymarket come indicatore in tempo reale dell’umore politico. Ed è forse qui che il cambio di prospettiva e, per certi versi, di partecipazione si vede meglio: da una parte il cittadino elettore, dall’altra il cittadino globale che non vota, ma specula e tifa scenari.
KALSHI, LA CONCORRENTE IN REGOLA
La principale concorrente di Polymarket è Kalshi. Vendono lo stesso oggetto— scenari futuri— ma in un’altra scenografia. Kalshi è infatti registrata negli Stati Uniti e regolata dalla Commodity Futures Trading Commission; Polymarket, invece, nel 2022 è stata multata dalla stessa autorità con una sanzione da 1,4 milioni di dollari per aver offerto scommesse su eventi senza la necessaria autorizzazione.
Anche su Kalshi si può scommettere su quasi tutto. Qui, però, la puntata si trasforma da scommessa in criptovaluta in una piazza globale e poco regolata, a prodotto che si muove nel perimetro della finanza autorizzata acquistabile in dollari dentro una cornice normativa definita. Insomma, gli stessi “scenari futuri” ma formalizzati, messi in giacca e cravatta…Paura?
TRUMP JUNIOR ADVISOR DI POLYMARKET E KALSHI
Ma chi siede sulla sedia di advisor di entrambe le piattaforme? Donald Trump Jr. Kalshi lo ha nominato “strategic advisor” nel gennaio 2025; pochi mesi dopo, nell’agosto 2025, Trump Jr. è entrato anche nell’advisory board di Polymarket. Il ruolo di “advisor”, in questi contesti, non implica necessariamente una gestione operativa, si tratta di solito di una funzione strategica e di rappresentanza, volta principalmente a costruire attorno alla piattaforma un clima politico e regolatorio più favorevole. Ed è qui che il conflitto d’interessi salta agli occhi.
La presenza del figlio del presidente degli Stati Uniti nell’orbita di due piattaforme che monetizzano crisi internazionali e conflitti armati alimenta il sospetto che questi mercati non siano mossi solo da intuito o fine capacità di lettura del reale di utenti globali, ma anche da una prossimità ai luoghi in cui certe decisioni maturano. Il caso delle puntate cosi esatte sulla caduta di Maduro in Venezuela, come quello delle scommesse sugli sviluppi militari in Iran, lascia pensare. Non sono prova di un coinvolgimento diretto di Trump Jr., ma sono abbastanza per chiedersi se in una democrazia si possa accettare l’esistenza di mercati che trasformano decisioni pubbliche in occasioni speculative. E non è una preoccupazione teorica. E’ già sul tavolo del Congresso americano, dove oltre 40 parlamentari hanno chiesto ai regolatori di intervenire sul rischio di insider trading nei prediction market.
IL GIORNALISTA ISRAELIANO MINACCIATO PER UNA NOTIZIA NON GRATA AGLI SCOMMETTITORI
E poi le ripercussioni, quando le notizie non sono gradite agli scommettitori, sono un altro degli effetti collaterali di Polymarket emersi in queste settimane. Un giornalista israeliano, Emanuel Fabian, corrispondente del Times of Israel, ha pubblicato una notizia sgradita a chi aveva scommesso sull’assenza di un attacco: il 10 marzo 2026 ha riportato che un missile iraniano era effettivamente caduto nei pressi di Beit Shemesh, senza causare vittime. Quella notizia è diventata decisiva per una scommessa da oltre 14–15 milioni di dollari su Polymarket sulla possibilità di un attacco iraniano in quella data.
La reazione è stata una pioggia di minacce e inviti espliciti a correggere il pezzo. Anche se il giornalista ha denunciato l’accaduto e la piattaforma ha condannato pubblicamente le intimidazioni, bannando gli utenti coinvolti, il caso crea un precedente e lancia un monito. Se milioni di dollari dipendono da come viene riportato un fatto — e chi racconta i fatti può essere messo sotto pressione da chi ha puntato su una loro diversa evoluzione — il rischio è che, senza una regolazione, a decidere che cosa è vero alla fine siano quelli che hanno di più da guadagnarci.


