La corsa si riduce a due tra il presidente uscente Viktor Orbán e il suo ex braccio destro Péter Magyar. Gli Stati Uniti volano in supporto di Orbán, mentre l’Ue spera in un cambio di rotta
Dopo sedici anni di dominio, per la prima volta Viktor Orbán sembrerebbe essere indietro nei sondaggi. L’ex braccio destro Péter Magyar – uomo di centrodestra – è davanti. Il cerchio sembrerebbe essersi ridotto a due candidati, mentre alla finestra resta l’Unione europea che spera in un cambio di passo del paese ungherese dopo aver toccato i minimi storici nelle relazioni con Budapest. Domani gli ungheresi saranno chiamati ad eleggere l’Assemblea Nazionale, e la sensazione è che queste elezioni siano centrali soprattutto per gli equilibri politici europei.
TUTTI I PARTITI IN CORSA ALLE ELEZIONI
Sono cinque i partiti in corsa per il voto. All’Unione Civica Ungherese Fidesz di Viktor Orbán e Tisza (Libertà e Onore) di Péter Magyar, tre formazioni minori sono riuscite a raccogliere le firme necessarie: il partito di estrema destra Mi hazank (Patria nostra), Dk (Democratici) e un partito azionista, Kètfarku kutyapart (il partito del Cane a doppia coda). Stando ai sondaggi, dei tre solo gli estremisti di destra hanno una reale possibilità di passare lo sbarramento di 5% e collocare deputati nel futuro Parlamento, dove potranno aiutare Fidesz contro il blocco del Tisza. I candidati dei Democratici e degli azionisti, invece, faranno concorrenza nei collegi uninominali a quelli del Tisza, minacciando la vittoria dell’opposizione contro Orbán.
CHI È PÉTER MAGYAR
Il principale rivale per la corsa alla riconferma di Viktor Orbán è un suo ex braccio destro. Quarantenne, conservatore e laureato in legge, Péter Magyar è stato parte dell’élite governativa. Nel 2010 viene nominato funzionario al ministero degli Affari esteri e l’anno successivo viene incaricato di rappresentare Budapest presso l’Unione europea. Dal 2015 al 2024 ha fatto parte del gabinetto del premier, per poi rompere con il primo ministro e uscire dal partito. Si unisce e diventa presidente di Tisza proprio nel 2024, partito scelto perché si muove sulle classiche coordinate della destra conservatrice, ma liberale e pro Ue.
IL SUPPORTO DEGLI STATI UNITI AL PRESIDENTE USCENTE
Orbán è in svantaggio, ma non è solo. Si è scomodato addirittura il vice-presidente degli Stati Uniti, JD Vance, partito il 7 aprile per Budapest per portare il supporto di Washington al primo ministro ungherese. È dal 2006, anno della visita istituzionale dell’ex presidente George W. Bush, che Budapest non ospitava un esponente di così alto rango del governo statunitense, a riconferma dell’importanza che queste elezioni ungheresi hanno assunto nelle ultime settimane.
LA SPERANZA DELL’UNIONE EUROPEA
In vista del voto in Ungheria, la relatrice del Parlamento europeo sull’Ungheria – l’eurodeputata olandese dei Verdi Ue Tineke Strik – si è espressa sull’opportunità che rappresenta questo voto per l’Ungheria e per i rapporti con l’Unione europea. Strik, come riporta anche Ansa, ha definito le elezioni ungheresi “elezioni democratiche normali, in cui per la prima volta gli elettori potrebbero vedere un risultato diverso – aggiungendo – che in gioco non ci sono solo i valori dell’Unione europea, ma anche il suo potere decisionale”


