Pubblicata la relazione sullo stato di salute del calcio italiano. Cos’è e cosa scrive l’ex presidente Figc
L’esclusione dell’Italia dai Mondiali per la terza edizione consecutiva ha spinto Gabriele Gravina alle dimissioni dalla Figc dopo 8 anni. Mercoledì proprio l’ex Presidente ha deciso di rendere pubblica la relazione sullo stato di salute del calcio italiano, scritta in occasione di un’audizione convocata alla Camera dei Deputati dalla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, poi misteriosamente cancellata. Un documento che elenca tutte le criticità del sistema e le proposte sul tavolo per rilanciare il movimento, che oggi risuona come un atto d’accusa alla politica e alle leghe che lo hanno fatto fuori.
COSA C’È SCRITTO NELLA RELAZIONE
Scrive Gravina: “le criticità del sistema calcio italiano sono ben note da anni, richiamate in molteplici documenti ufficiali, che differiscono solo per i dati statistici in costante peggioramento, a conferma del fatto che si tratta per lo più di deficit ormai strutturali”. Interrogandosi sul perché non si faccia nulla per correggere il trend negativo, l’ex presidente prosegue la relazione sottolineando che “se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe (quindi dei Club) e delle istituzioni”.
TUTTE LE CRITICITÀ DEL CALCIO ITALIANO CHE IMPATTANO SULLA NAZIONALE
Nella relazione vengono riportati una serie di punti importanti che sintetizzano gli aspetti e le criticità del calcio italiano che hanno ripercussioni sulla Nazionale e sui calciatori italiani. Gravina evidenzia come la Serie A sia tra i campionati più “vecchi” d’Europa, con un’età media dei calciatori di 27 anni, e i giocatori non selezionabili per l’Italia hanno disputato il 67,9% dei minuti totali, mentre solo 89 calciatori italiani su 284 hanno giocato almeno 30 minuti a partita.
Un focus è dedicato anche agli investimenti nei settori giovanili, sia a livello di club sia a livello nazionale, risultanti tra i più bassi in Europa, con appena due club italiani nella top 50 mondiale per ricavi dalla vendita di calciatori formati in casa e un impatto minimo dei giovani U21 in campo (solo l’1,9% dei minuti). Sul piano tecnico, la Serie A è ultima tra i top 5 campionati europei per dribbling, aggressività nel pressing e velocità media della palla, e la dispersione del talento giovanile si riflette sul mancato impiego dei migliori calciatori emergenti rispetto a Spagna, Francia e Inghilterra.
INSOSTENIBILITÀ FINANZIARIA
Dal punto di vista economico, il sistema professionistico è insostenibile: perdite superiori a 730 milioni l’anno, 194 società escluse per inadempimenti economici tra il 1986/87 e il 2024/25, debiti totali di 5,5 miliardi, aumento dei costi del lavoro e delle commissioni agli agenti oltre i 300 milioni nel 2025. L’Italia accusa anche un gap infrastrutturale significativo, non figurando tra i primi dieci Paesi europei per stadi costruiti o ammodernati tra il 2007 e il 2024, e una governance frammentata con troppi interessi diversi in Consiglio Federale che impedisce di fare sistema.
QUALI RESPONSABILITÀ CONDIZIONANO LO SVILUPPO DEL SISTEMA?
Gravina, nella relazione, ribadisce come lo sviluppo del sistema calcio italiano è condizionato da una serie di vincoli endogeni ed esogeni e da responsabilità condivise tra Stato, Federazione e club. Dito puntato contro l’abolizione del vincolo sportivo, che avrebbe prodotto effetti devastanti sui vivai e sulla crescita di calciatori italiani.
La riforma Mulè e le modifiche statutarie del novembre 2024 hanno conferito alle Leghe professionistiche un’autonomia sostanziale, impedendo riforme fondamentali come la riduzione dei club professionistici, la revisione del modello di promozioni e retrocessioni, e il rafforzamento degli indicatori patrimoniali per l’ammissione ai campionati. Il tentativo di fissare un numero minimo di calciatori italiani in campo è ostacolato dai vincoli comunitari sulla libera circolazione dei lavoratori, mentre la gestione del calendario dei campionati rimane esclusiva delle Leghe, senza coordinamento con la Nazionale. Altri interventi strategici, come il rinnovamento degli impianti sportivi, lo sviluppo del calcio femminile e la riforma del sistema arbitrale, sono limitati da risorse economiche insufficienti e da vincoli di autonomia riconosciuti alle strutture interne, costringendo club e Federazione a sostenere costi significativi senza supporto pubblico adeguato.
COME RILANCIARE IL CALCIO ITALIANO
Per rilanciare il calcio italiano sono già state avanzate proposte chiare: introdurre il diritto alla scommessa per finanziare giovani e infrastrutture, prevedere crediti d’imposta per vivai e impianti, ripristinare un regime fiscale competitivo e rivedere i limiti sulle sponsorizzazioni. A queste si aggiungono interventi su stadi, calcio femminile e sviluppo del settore giovanile, oltre alle riforme di campionati e arbitraggio. Misure concrete e condivise, che però restano in gran parte ancora inattuate.
IL PROGRAMMA PER IL TRIENNIO 2025-2028
Gravina lascia, dunque, (ma resta in carica fino al 22 giugno 2026, data di convocazione dell’Assemblea Straordinaria Elettiva), ma oltre alla relazione sullo stato del calcio italiano spicca anche un dossier con proposte per il triennio 2025-2028 da applicare qualora fosse rimasto lui alla guida della Figc.
All’interno del dossier, spiccano un’analisi del calcio come asset strategico ed economico per il Paese, il piano industriale e il piano strategico e i punti cardinali da raggiungere, tra cui competitività, governance, sostenibilità e formazione.


