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Commissariamento Figc

La terza via di Lotito per la Figc: tra Abete e Malagò, vince il commissariamento?

Cosa c’è nella proposta di Lotito per il commissariamento della Figc e chi lo vuole davvero

E se tra i due litiganti, godesse il terzo? È questo il grande interrogativo del post-Gravina in Figc. Non tutti i presidenti di Serie A, infatti, hanno appoggiato la candidatura di Giovanni Malagò. Chi s’è smarcato è Claudio Lotito, il quale punta a insinuare nella sfida a due tra l’ex presidente del Coni e Giancarlo Abete l’ipotesi del commissariamento, gradita alla politica.

LA TERZA VIA: IL COMMISSARIAMENTO

Oltre ai due candidati principali (in corsa ci sarebbe anche Demetrio Albertini), c’è una terza via: quella del commissariamento.

Se ne fa interprete il presidente della Lazio, apparso ieri a sorpresa nella 7a Commissione del Senato dopo l’audizione del ministro Abodi per leggere alcuni brani di un documento che sarebbe stato redatto dall’ex presidente di Lega Lorenzo Casini.

Come riporta il Corriere dello sport, la proposta “giustificherebbe il commissariamento della Figc «entro il 30 aprile 2026» sulla base «della legge del 17 ottobre 2003 n.280». Il testo prevede due subcommissari e un comitato di 5 membri, 3 nominati dalla politica e 2 dalla Fifa, tutti in carica fino al 31 dicembre 2028”. In questo quadro, insomma, il commissario non dovrebbe “rendere conto a nessuno se non al Parlamento”.

LOTITO: LA SERIE A “UNA VACCA CHE TUTTI MUNGONO”

Poi Lotito aggiunge: “oggi noi andiamo a rifare le elezioni con una legge di 45 anni fa quando c’era un calcio romantico. Oggi gli interessi sono diversi, le ricadute sono completamente diverse. Oggi il 34% è dei Dilettanti, ma i soldi derivano dalla Serie A, il 20% è dei i giocatori, il 10% ce l’hanno gli allenatori; se si compattano i dipendenti…La Lega Serie A, che è la vacca che tutti mungono, sta al 18%. Come si può candidare una persona in un sistema dove non esistono maggioranze? Deve per forza scendere a compromessi”.

CHI VUOLE IL COMMISSARIAMENTO DELLA FIGC

Per il momento, Abodi cerca di non sbilanciarsi sull’ipotesi commissariamento: “Vorrei ci fosse cambio di sistema, non solo di presidenti. Gli sforzi siano sui programmi”. Forse neanche il ministro è troppo convinto della proposta portata in commissione da Lotito – tanto che, sempre il Corriere dello sport, racconta di come il ministro scuotesse la testa durante l’intervento del presidente della Lazio. Ma neanche un sostegno chiaro a Malagò può essere un’ipotesi percorribile, visti i trascorsi non idilliaci tra i due.

Tra i contrari al commissario, ci sarebbero inevitabilmente Abete e Malagò. Un paradosso: nel 2018 l’allora presidente del Coni lo invocava a gran voce, mentre Abete mise in piedi una coalizione per ostacolarlo. Se è verosimile che quest’ultimo terrà il punto, Malagò potrebbe invece cercare una mediazione, dato che la sua candidatura nasce proprio per ridistribuire i poteri della Figc a favore della Serie A. La politica però non sembra dalla sua parte, e non è la sola.

IL ROVESCIO DI BINAGHI

A sbarrare la strada all’ipotesi di una saldatura tra le istanze portate da Lotito in Commissione e il candidato della Serie A, anche le parole sibilline del presidente della Federtennis Angelo Binaghi su Malagò: “L’occasione per cambiare il calcio l’ha avuta otto anni fa quando era presidente del Coni e scelse un commissario a tutto tondo, Roberto Fabbricini, invece di modificare radicalmente lo statuto (…). Malagò è simpatico ma per fare le rivoluzioni e le riforme serve essere antipatici. Bisogna essere capaci di imporre determinate scelte impopolari per risollevare l’orgoglio di un movimento che è fermo allo zero e che deve trovare le energie necessarie per tornare leader come lo è stato per 100 anni”.

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