Pubblicato sull’account X di Palantir un manifesto in 22 punti tratto dal libro del fondatore Alexander Karp. Ecco cosa prevede e perché fa tanto discutere
Fa discutere la mossa di Palantir Technologies, che pubblica sul proprio account Twitter i 22 principi alla base di “Repubblica Tecnologica”, libro scritto nel 2025 da Alex Karp e Nicholas W. Zmisk, rispettivamente amministratore delegato e cofondatore dell’azienda. Dal rapporto fra la Silicon Valley e il Pentagono, al ripristino della leva obbligatoria, passando per la religione (dare maggiore spazio alla religione nella vita pubblica) e l’impiego di armi di intelligenza artificiale, ecco cosa c’è scritto nel manifesto riassunto in 22 punti.
COS’È PALANTIR
Palantir Technologies è un’azienda statunitense, fondata nel 2003 da Alex Karp e il miliardario Peter Thiel, specializzata nell’analisi dei dati e nello sviluppo di software per integrare, gestire e interpretare grandi quantità di informazioni. L’azienda ha legami con l’amministrazione Trump e lavora con le forze armate statunitensi e con l’agenzia per l’immigrazione e le dogane degli Stati Uniti, vendendo software operativi.
COSA C’È SCRITTO NEI 22 PUNTI DEL MANIFESTO
I 22 punti del manifesto mostrano un’idea chiara: la tecnologia non è neutrale e deve schierarsi. Per Palantir Technologies, le aziende tech hanno la responsabilità di collaborare attivamente con gli Stati democratici, rafforzandone sicurezza e capacità decisionale attraverso dati, intelligenza artificiale e infrastrutture software. Il manifesto rifiuta il modello della Silicon Valley, orientato al consumo e al profitto fine a sé stesso, rivendicando un ritorno all’hard power: costruire strumenti che incidano sul piano geopolitico e militare. Nella visione di Karp, innovazione, difesa e interesse nazionale si fondono e gli ingegneri diventano attori centrali nella competizione globale.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME LEVA DI POTERE
L’intelligenza artificiale, nella visione del manifesto, non è più solo uno strumento creativo, ma una forma di deterrenza destinata a sostituire quella nucleare. Per Alex Karp, il punto non è fermare l’innovazione, ma guidarla: chi controlla il codice influenza gli equilibri globali. Una lettura che mette in discussione anche i simboli della Silicon Valley stessa – come iPhone, visti non più come apice dell’innovazione, ma come segno di un settore ripiegato su app e ottimizzazioni marginali. E sull’impiego di armi autonome in futuro: “La domanda non è se le armi basate sull’IA verranno costruite; è chi le costruirà e per quale scopo”.
L’ORIZZONTE POLITICO
Come si legge sul Sole 24 Ore, c’è anche un piano politico: il manifesto attacca l’elite occidentale ritenuta prudente e poco incisiva. La democrazia non si difende con principi astratti, ma con strumenti concreti, riscoprendo anche concetti come servizio e responsabilità verso lo Stato. Ma c’è anche una dimensione culturale: nel manifesto viene rifiutato il relativismo e messa in discussione l’idea che tutte le culture producano gli stessi esiti, in linea con posizioni già espresse da Peter Thiel. Sullo sfondo emerge uno scontro nella Silicon Valley tra big tech orientate al consumo e aziende come Palantir o SpaceX, più focalizzate su difesa e infrastrutture.
CHI È ALEX KARP
Alex Karp è un imprenditore e dirigente statunitense, cofondatore e amministratore delegato di Palantir Technologies. Nato nel 1967 a New York, ha studiato filosofia e diritto, conseguendo anche un dottorato in filosofia sociale. Prima di fondare Palantir nel 2003, ha lavorato nel settore degli investimenti. È noto per il suo approccio anticonvenzionale al business e per le sue posizioni spesso controcorrente sul rapporto tra tecnologia, politica e sicurezza. Nel suo libro sostiene che “la Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa” e aggiunge che “l’elite ingegneristica ha l’obbligo di partecipare alla difesa del Paese”. Se “un marine chiede un fucile migliore, dovremmo produrlo. E lo stesso vale per il software”.


