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flotta navale Stretto di Hormuz

Cosa prevede il piano Hormuz dell’Italia e quando scatterà la missione

Italia pronta a partecipare con due navi cacciamine. Ecco tutti i dettagli degli accordi e i motivi dell’ingresso delle navi nello Stretto

In attesa della pace, il governo italiano si è detto pronto ad intervenire per liberare lo Stretto di Hormuz, ma esclude una missione militare nel Golfo. In occasione dell’audizione dei ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto svoltasi davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa Camera e la Commissione Esteri e Difesa Senato, è stato illustrato il piano per liberare Hormuz. Ecco cosa prevede.

COSA PREVEDE IL PIANO HORMUZ E CHI VI PARTECIPA

Il piano Hormuz è una missione internazionale di partner europei e non volta a ripristinare il corretto utilizzo dello Stretto – snodo strategico per il traffico energetico globale, così da consentire il passaggio di navi commercial. Partecipano al piano Italia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Francia e Olanda. Roma partecipa al piano con un gruppo di quattro unità, centrato su due cacciamine, affiancati da una nave di scorta e da un’unità logistica per il rifornimento. L’operazione è volta a sminare le acque davanti a Iran e Paesi arabi.

LE UNITÀ DELLA MARINA PRONTE A SALPARE IN 48 ORE

Il piano italiano di intervento verrà messo in atto esclusivamente in caso di una pace prolungata, requisito base per il governo per consentire l’impiego delle navi cacciamine. Intanto, però, le due navi cacciamine «Rimini» e «Crotone», attualmente ormeggiate a La Spezia, salperebbero entro le prossime 48 ore visti i tempi lunghi di percorrenza per raggiungere la base militare italiana di supporto di Gibusi (ci vogliono circa tre settimane di navigazione). Le altre due navi che verrebbero impiegate sono il pattugliatore d’altura «Raimondo Montecuccoli» e la nave di supporto logistico «Atlante». A bordo ci sono un ospedale, officine per riparazioni, magazzini per ricambi e munizioni.

IL NODO DEI COSTI DELL’OPERAZIONE

Come spiega AdnKronos, rimane aperta la questione dei costi. Al Ministero della Difesa è stato affidato il compito di quantificare la spesa, e secondo fonti governative al momento si esclude l’ipotesi di uno scostamento di bilancio per sostenere un’eventuale operazione, facendo intendere che le risorse necessarie verrebbero reperite all’interno dei fondi già disponibili. Oltre all’ok del Parlamento alle regole dell’ingaggio, per l’impiego delle navi resta comunque il nodo “cessate il fuoco duraturo” con garanzie di sicurezza collegato a un accordo fra USA, Israele e Iran, prerogativa del governo per intervenire nello Stretto.

IL POSSIBILE ALLARGAMENTO DELLA MISSIONE ASPIDES

A livello europeo non è escluso un allargamento della missione Aspides, attiva nella zona con la presenza di una fregata multiruolo italiana (Fremm), nonostante il pattugliatore «Raimondo Montecuccoli» sia già armato con missili utili per la difesa contraerea, missili antinave, due cannoni e sistemi di difesa ravvicinata.

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