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Venezia

Amministrative Venezia, parla Venturini: il Mose, i poteri speciali, l’alleanza con Calenda

 I problemi di Venezia hanno bisogno di poteri speciali come Roma Capitale. Così Venezia può diventare una Silicon Valley dell’energia e dell’industria. L’intervista al candidato sindaco di centrodestra, Simone Venturini

Poteri speciali come Roma Capitale per gestire il Mose, risolvere l’overtourism e trasformare Venezia in una Silicon Valley green puntando su Porto Marghera. Si potrebbe riassumere così la ricetta di Simone Venturini, candidato sindaco del centrodestra alle prossime elezioni di Venezia. “Non è una forma di secessionismo ma maggiori deleghe per gestire gli specchi d’acqua oppure tutelare il commercio, invece di lasciare tutto alla libera iniziativa”, sottolinea Venturini nell’intervista rilasciata a Policy Maker, sottolineando che la capitale lagunare può attrarre investimenti industriali nei comparti dell’energia e della difesa, invece di restare un museo a cielo aperto ostaggio del turismo di massa. “Il presupposto è che ci sia un’amministrazione comunale che sia amica e incentivi gli investimenti e non si contrapponga. L’atteggiamento opposto rispetto al mio competitor di sinistra. Infatti, in questi anni la sinistra ha osteggiato ogni nuovo investitore”, afferma il candidato sindaco, garantendo che l’inattesa alleanza con Azione di Carlo Calenda è solida e si fonda sul contrasto a questa “cultura del no” della sinistra veneziana.

Come Porto Marghera può diventare un laboratorio di innovazione green?

“Già oggi l’area sta vivendo una trasformazione interessante: si stanno insediando nuove aziende, tra cui una filiera per la gestione, la trasformazione e lo stoccaggio delle terre rare. Senza dimenticare poi gli impegni di Eni a proposito della bioraffineria. Stiamo cercando di lavorare per attrarre ulteriori investimenti, anche sfruttando gli incentivi previsti dal regime di zona logistica semplificata. Porto Marghera rappresenta un’importante area per attrarre questi investimenti. Anche la difesa può avere un ruolo in questo senso, avendo già in città Fincantieri e Leonardo”.

Lei punta molto sull’idea di una “Task Force” e su progetti per attrarre talenti internazionali, startup e nomadi digitali a Venezia. Quali benefici potrebbe generare in termini di posti di lavoro?

“Venezia sta attraendo professionalità a valore aggiunto, in grado di finanziare il reddito medio, complementari rispetto alle due principali gambe della città: il turismo e il pubblico impiego. Questi permetterà anche di affrancarci da questa dicotomia. Immagino una task force di veneziani e persone che amano la città pur non vivendoci. L’obiettivo è coinvolgere più investitori possibili per salvaguardare Venezia, non solo con iniziative per il ripristino del patrimonio culturale, ma anche spingendo gli imprenditori a portare qui una parte del business. Un importante progetto che sta partendo in questo periodo è l’Ospedale al Mare al Lido acquistato da Tedesco che diventerà un parco scientifico tecnologico con nuovi 700 posti di lavoro. Il presupposto è che ci sia un’amministrazione comunale che sia amica e incentivi gli investimenti e non si contrapponga. L’atteggiamento opposto rispetto al mio competitor di sinistra. Infatti, in questi anni la sinistra ha osteggiato ogni nuovo investitore”.

Il Mose funziona e salva Venezia dall’acqua alta, ma i costi di innalzamento e di manutenzione sono miliardari. Lei ha dichiarato che chiederà al Governo Meloni l’ottenimento di uno Statuto Speciale per trattenere parte dell’Iva a Venezia per coprire gli extracosti della città. Ma se Roma dovesse dire no, quale sarebbe l’alternativa?

“Venezia ha un bisogno disperato di strumenti che siano coerenti con la sua unicità per gestire problemi come l’overtourism, l’acqua alta etc. Visto che si discute del disegno di legge Roma Capitale, anche Venezia ha tutto il diritto di acquisire uno status simile per amministrare al meglio un territorio complesso. Non è una forma di secessionismo da Roma, ma maggiori deleghe per gestire gli specchi d’acqua oppure tutelare il commercio, invece di lasciare tutto alla libera iniziativa. In particolare, il Mose deve essere gestito in maniera efficiente e deve essere manutenuto – quindi finanziato – in maniera costante. Al tempo stesso, dobbiamo continuare a mettere in atto interventi di mitigazione del rischio, quali le opere di impermeabilizzazione di Piazza San Marco. A proposito del Mose, in questi anni, una parte politica ha dimostrato grande coraggio nel metterlo in funzione, un’altra ha fatto fortuna sul no al Mose”.

Pensa che dovrebbe cambiare qualcosa anche nella gestione dei grandi eventi culturali, per evitare polemiche come nel caso de La Fenice e La Biennale?

“Oggi gli eventi culturali sono concordati con la regia del Comune. La regola di buonsenso impone che ci sia una concertazione con l’amministrazione della città. Nel caso della Fenice forse si è discusso parzialmente, se si fosse discusso maggiormente probabilmente non sarebbe nata una polemica”.

Come riuscirà a far convivere la sua agenda con quella di Calenda? Non teme che la sua giunta si bloccherà al primo voto cruciale su urbanistica o grandi navi?

“L’orizzonte dell’alleanza è il programma elettorale, quindi declinato in valori e azioni, rappresenterà la guida e sarà utilizzato come bussola per prendere le decisioni. La coalizione condivide quasi tutti i passaggi fondamentali, prima di tutto il fatto di non essere ostaggio della cultura del no”.

Venerdì si è incontrato con il governatore Stefani, di cosa avete parlato?

“Abbiamo parlato di giovani, collaborazione tra Veneto e Venezia e altre tematiche. Penso che avere un Comune, una Regione e un Governo nazionale allineati e collaborativi tra loro sarebbe un valore aggiunto.

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