Le elezioni comunali — che questa domenica e lunedì chiameranno alle urne circa 6 milioni di italiani — funzionano con regole diverse a seconda della dimensione del Comune, sopra o sotto la soglia dei 15.000 abitanti. Nei piccoli centri il sistema è più diretto; nelle città maggiori diventa più articolato, perché entrano in gioco preferenze, voto disgiunto, ballottaggio e premio di maggioranza. Una guida per capire cosa succede in cabina elettorale
Nelle elezioni comunali ogni segno sulla scheda produce effetti diversi. Una croce su un simbolo rafforza la lista e il candidato sindaco collegato; una preferenza incide sulla composizione del consiglio comunale; il voto disgiunto consente di separare la scelta del sindaco dal sostegno a una lista. Sono questi i passaggi che portano all’elezione di un sindaco, ma anche alla composizione del consiglio comunale e della formazione di maggioranza che dovrà sostenerlo in aula.
DUE SISTEMI DIVERSI, TUTTO DIPENDE DALLA DIMENSIONE DEL COMUNE
Le elezioni comunali italiane funzionano con due modelli differenti in base al numero degli abitanti. Nei Comuni piccoli, sotto la soglia dei 15.000 abitanti, il sistema è più diretto. Chi prende più voti vince immediatamente e diventa sindaco. L’elettore può mettere una croce sul nome del candidato sindaco oppure sul simbolo della lista collegata, e in entrambi i casi il voto si estende alla lista e al candidato sindaco collegato. Quindi, qui non esiste il voto disgiunto, cioè non è possibile scegliere un sindaco e contemporaneamente sostenere una lista collegata a un altro candidato.
Superata la soglia dei 15.000 abitanti, il meccanismo cambia. Dai centri medi ai capoluoghi fino alle grandi città, valgono le regole dei Comuni maggiori. Qui il voto non serve solo a scegliere il sindaco, ma determina anche il peso delle liste dentro il consiglio comunale e quindi gli equilibri della futura maggioranza che governerà la città. Per vincere al primo turno un candidato deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi, cioè il 50% più uno. Se nessuno ci riesce, i due candidati più votati tornano alle urne per il ballottaggio. In Sicilia, dove le amministrative seguono norme regionali, la soglia è diversa: nei Comuni sopra i 15.000 abitanti può essere eletto al primo turno il candidato che raggiunge almeno il 40% dei voti validi. Il sistema prevede inoltre, a determinate condizioni, un premio di maggioranza che può assegnare alle liste collegate al sindaco eletto una base più solida di seggi per governare.
DENTRO LA SCHEDA: COME FUNZIONA IL VOTO ALLE COMUNALI
La scheda elettorale contiene il nome del candidato sindaco e, sotto, i simboli delle liste che lo sostengono. L’elettore può costruire il proprio voto in più modi: può votare una lista e in questo caso il voto va anche al candidato sindaco collegato a quella lista, o può votare soltanto il sindaco, segnando esclusivamente il suo nome, senza scegliere alcuna lista.
Sotto i simboli delle liste c’è infine lo spazio per le preferenze. Qui l’elettore può esprimere una preferenza; nei Comuni sopra i 5.000 abitanti può indicarne due, purché riguardino candidati di sesso diverso della stessa lista. Se le due preferenze riguardano candidati dello stesso sesso, la seconda viene annullata. Anche qui la Sicilia fa eccezione: voto disgiunto e doppia preferenza sono estesi a tutti i Comuni, anche quelli più piccoli.
Nei Comuni più grandi, dove esiste la possibilità del voto disgiunto, un elettore può decidere di sostenere un candidato sindaco ma allo stesso tempo scegliere una lista appartenente a uno schieramento diverso. Ed e’ forse la fessura più interessante del voto comunale, perché consente di separare il consenso alla persona da quello alla coalizione politica che la sostiene. Per questo le amministrative del 24 e 25 maggio — da Venezia a Reggio Calabria, da Salerno a Messina, passando per Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Agrigento ed Enna — non saranno solo un test politico ma diranno anche dove risiede oggi la forza dei partiti e dove invece corre più forte il candidato.


