Fitto lancia l’idea di attingere ai fondi di coesione UE. Ma le Regioni protestano: “Non sono un bancomat”.
Utilizzare i fondi europei di coesione per affrontare l’emergenza energia e sostenere famiglie, imprese e territori colpiti dal caro bollette. È la mossa con cui il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto prova a dare una risposta alla richiesta avanzata nelle scorse settimane da Giorgia Meloni di estendere all’energia le deroghe al Patto di stabilità già previste per la Difesa, ma al tempo stesso ne raffredda l’impostazione: non nuovo deficit o maggiore flessibilità sui conti pubblici, bensì la riprogrammazione delle risorse europee già disponibili.
In una lettera inviata ai ministri competenti dei 27 Paesi membri, Fitto chiede infatti di accelerare l’utilizzo dei fondi esistenti. Per l’ex ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR del governo Meloni, gli Stati e le Regioni potrebbero utilizzare tre strumenti già esistenti: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo di coesione e il Just Transition Fund, nato per accompagnare la transizione energetica delle aree più esposte. L’obiettivo sarebbe quello di finanziare interventi immediati contro l’aumento dei costi dell’energia e investire strutturalmente per ridurre i consumi e accelerare la diffusione delle rinnovabili.
QUALI SONO GLI INTERVENTI POSSIBILI SECONDO FITTO
Tra gli interventi indicati dalla Commissione europea ci sono il sostegno diretto a famiglie e imprese, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici (tra cui scuole, ospedali e impianti sportivi), la riduzione dei consumi energetici e il rafforzamento delle infrastrutture strategiche. Le risorse potrebbero inoltre finanziare la mobilità sostenibile, le reti energetiche e nuovi progetti legati alle energie rinnovabili.
La proposta arriva mentre diversi governi europei, tra cui quello italiano, chiedono maggiore flessibilità sui conti pubblici per affrontare il caro energia. Bruxelles, però, non sembra intenzionata a concedere una nuova deroga al Patto di stabilità e punta a sfruttare i fondi già esistenti.
LO SCONTRO CON IL COMITATO DELLE REGIONI UE
La linea di Fitto ha però provocato tensioni con il Comitato europeo delle Regioni. La presidente dell’organismo, Kata Tüttő, ha criticato duramente l’idea di utilizzare i fondi di coesione come risposta alle emergenze: “Non sono un bancomat”, ha detto, sottolineando come molte risorse siano già state impegnate per programmi territoriali di lungo periodo.
Le Regioni temono, infatti, che lo spostamento delle risorse verso l’emergenza energetica possa rallentare investimenti già programmati, soprattutto nelle aree più fragili e nel Mezzogiorno.
LA REPLICA DI FITTO E LA REVISIONE DEI FONDI DI COESIONE
Fitto ha replicato parlando di “flessibilità” e ricordando che l’Unione europea ha già avviato una revisione della politica di coesione 2021-2027. La riprogrammazione complessiva riguarda 34,6 miliardi di euro destinati a nuove priorità strategiche come competitività, difesa, politiche abitative, gestione dell’acqua ed energia. L’Italia, in particolare, ha riallocato oltre 7 miliardi di euro verso questi obiettivi: la quota maggiore è stata destinata alla competitività delle imprese, ma una parte significativa riguarda anche la transizione energetica e la resilienza delle infrastrutture.
RESTA APERTO IL NODO POLITICO
Il confronto tra Commissione europea e Regioni resta aperto: da una parte Bruxelles punta a utilizzare rapidamente le risorse disponibili per contenere l’impatto della crisi energetica. Dall’altra i territori chiedono garanzie affinché i fondi di coesione continuino a sostenere crescita, occupazione e sviluppo locale. La questione è destinata a diventare uno dei temi centrali del dibattito europeo nei prossimi mesi, soprattutto in vista delle nuove scelte di bilancio e delle pressioni sempre più forti sui governi nazionali per sostenere famiglie e imprese.


