Ecco la classifica completa le testate italiani più affidabili secondo il Digital News Report 2026 dell’Istituto Reuters. Cresce la disintermediazione: social, video e chatbot ridisegnano il consumo di informazione.
L’ANSA si conferma per il nono anno consecutivo la testata più affidabile in Italia secondo il Digital News Report 2026 dell’Istituto Reuters, che fotografa un ecosistema informativo in forte trasformazione tra calo della fiducia generale, crescita dei social e nuovi strumenti digitali di accesso alle notizie, come chatbot e piattaforme video.
“Dalla progressiva trasformazione del sistema dei media italiani, tra digitalizzazione incompleta, concentrazione proprietaria e crescita delle piattaforme, emerge un mercato più competitivo ma anche più frammentato, in cui media tradizionali, testate digital native e creator convivono e competono direttamente”, osserva Alessio Cornia della Dublin City University (Ireland), nel rapporto.
QUALI SONO LE TESTATE ITALIANE PIÙ AFFIDABILI
Secondo il rapporto, l’ANSA si conferma la testata più affidabile in Italia, con un livello di fiducia del 74%. Seguono SkyTG24 e Il Sole 24 Ore, entrambe al 64%, mentre i quotidiani locali (o regionali) si attestano al 60%. Poco sotto si collocano Corriere della Sera (59%) e TgLa7 (58%), seguiti da Rai (56%) e La Repubblica (55%). Mediaset, Il Fatto Quotidiano e La Stampa condividono un livello di fiducia pari al 54%, mentre Il Giornale si ferma al 46% e Il Post al 44%. Chiudono la classifica Libero Quotidiano e Fanpage, entrambe al 41%. Sul fronte della fruizione online, ANSA.it risulta inoltre tra i principali siti d’informazione per numero di utenti settimanali, con il 17% degli utenti raggiunti, a pari merito con TgCom24 online, in un panorama guidato da Fanpage con il 22%. Corriere della Sera e La Repubblica si collocano tra le principali testate dell’editoria tradizionale per reach settimanale, risultando le uniche due testate cartacee a raggiungere il 10% degli intervistati, ma nel ranking generale dei siti d’informazione online, invece, non rientrano nelle primissime posizioni.
Il dato si inserisce in un contesto di progressiva frammentazione dell’ecosistema informativo, in cui la fiducia complessiva nelle notizie in Italia scende al 32%, quattro punti in meno rispetto al 2025, contro una media globale del 37%.
CONSUMO DI NOTIZIE IN TRASFORMAZIONE
Il report evidenzia che il 36% degli italiani dichiara di evitare talvolta o spesso le notizie, mentre solo l’8% paga per l’informazione online. La prima fonte di informazione resta l’online (69%), seguito dalla televisione (62%), dai social media (45%) e dalla stampa (11%), in netto arretramento rispetto al 59% del 2013.
In crescita anche l’utilizzo delle piattaforme social per le news: Facebook al 44%, Instagram al 31% e WhatsApp al 29%. A livello globale, social e video diventano la principale porta d’accesso alle notizie, utilizzati dal 54% degli utenti, superando la televisione.
SOCIAL, VIDEO E CHATBOT
Un elemento centrale del rapporto riguarda l’evoluzione delle modalità di fruizione: il 77% degli utenti a livello globale guarda video di notizie online ogni settimana, superando la fruizione televisiva tradizionale. Parallelamente, cresce l’uso dei chatbot per l’informazione, oggi al 10% a livello globale, con punte del 16% tra gli under 35.
Resta tuttavia bassa la fiducia nelle risposte dell’intelligenza artificiale, ferma al 20%. Il rapporto segnala inoltre la crescita dei creator e degli influencer come fonti di informazione, utilizzati dal 27% del pubblico per contenuti news-oriented e dal 46% per contenuti più generali.
COMPETIZIONE TRA MEDIA E NUOVI ATTORI
Il quadro delineato dal Digital News Report 2026 indica una competizione sempre più serrata tra media tradizionali e nuovi attori digitali. “Stanno cambiando la scoperta delle notizie, ma non sostituendo il giornalismo tradizionale”, si legge nell’analisi citata da ANSA.
Secondo gli autori del report, il sistema informativo si muove verso una frammentazione della fiducia e dell’accesso, in cui le testate consolidate mantengono un ruolo centrale ma all’interno di un ecosistema dominato da piattaforme e flussi algoritmici.


