Le indiscrezioni più recenti indicano Cingolani come la figura scelta dalla Presidenza del Consiglio per due ruoli energetici. Tutti i dettagli
Lo scorso 22 giugno Roberto Cingolani è stato avvistato a Palazzo Chigi per un colloquio riservato con la premier Giorgia Meloni. L’incontro sarebbe servito a rinsaldare i rapporti dopo le frizioni primaverili e a discutere dell’eventuale coinvolgimento in prima linea nel dossier energetico, secondo ricostruzioni di stampa. Ecco dove potrebbe finire l’ex ministro dell’Ambiente.
LE DUE STRADE DI CINGOLANI
Il lungo e riservato faccia a faccia a Palazzo Chigi avrebbe ricomposto le frizioni primaverili tra la premier e il fisico. Secondo l’Huffington Post, Giorgia Meloni non avrebbe alcuna intenzione di disperdere il patrimonio di competenze tecniche e di relazioni internazionali dell’ex ministro della Transizione Ecologica. Per questa ragione, avrebbe pronto un incarico per il già numero 1 di Leonardo. Tuttavia, ad oggi le bocche sembrano cucite sul futuro del fisico.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche sarebbero due le poltrone che Roberto Cingolani potrebbe occupare. L’ipotesi più accreditata, secondo La Stampa, sarebbe la presidenza della nascente Agenzia Governativa per il Nucleare. Manca infatti un tassello importante per il ritorno dell’energia dell’atomo in Italia: una governance centralizzata e snella. Attualmente, i dossier sul nucleare civile e la radioprotezione in Italia sono divisi tra il MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), l’ENEA e l’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare). La ragione è che non esiste una cabina di regia unica in grado di gestire i decreti attuativi della legge delega sul nucleare e di fare da interfaccia diretta con i costruttori.
CHI VUOLE L’AGENZIA SUL NUCLEARE E PERCHE’
L’Agenzia Governativa che la premier vorrebbe consegnare nelle mani di Cingolani servirebbe proprio a colmare questo vuoto. Infatti, avrebbe il compito istituzionale e strategico di accompagnare l’Italia nel ritorno all’atomo civile, concentrandosi in particolare sulle nuove tecnologie dei piccoli reattori modulari (SMR) e di quarta generazione. La possibile nascita dell’Agenzia governativa per il nucleare troverebbe l’appoggio di gran parte dell’industria.
La stessa Confindustria, infatti, spinge da tempo per una centralizzazione e uno snellimento della governance per gestire la transizione energetica e superare lo storico tabù dell’atomo in Italia. Cingolani, da sempre sostenitore del nucleare pulito di nuova generazione (dai piccoli reattori modulari SMR alla quarta generazione), è considerato il profilo in grado di dialogare contemporaneamente con i partner tecnologici europei, i regolatori e i grandi player energetici nazionali.
CINGOLANI COMMISSARIO PER LA SICUREZZA ENERGETICA
Nel futuro di Cingolani potrebbe esserci anche il ruolo di commissario per la sicurezza energetica, secondo quanto riferiscono fonti vicine al Governo all’Huffpost. Un’ipotesi sostenuta da due indizi. Il primo riguarda il calendario dei lavori della premier. Dopo la mezz’ora di riunione con Cingolani, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al Decreto Infrastrutture. Una norma che prevede – e qui arriviamo al secondo indizio – all’articolo 5 introduce la figura di un commissario straordinario con il compito di garantire la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture in condizioni di criticità del sistema energetico nazionale.
Il nuovo commissario dovrà essere scelto entro trenta giorni dall’entrata in vigore del Dl, non riceverà alcun compenso economico e dovrà essere dotato “di elevata qualificazione ed esperienza” nella gestione di infrastrutture energetiche. Una descrizione che calzerebbe a pennello con il curriculum di Cingolani, che lavorerebbe a stretto contatto con il ministero dell’Ambiente, lo stesso che il fisico ha guidato sotto il governo di Mario Draghi.

