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Carocci Metropolitan

Roma, il punto sul caso Metropolitan: chi è Valerio Carocci e perché litiga con Dagospia

Il caso del cinema di via del Corso si trasforma in uno scontro politico trasversale dentro il centrosinistra romano: tra urbanistica, cultura e campagne civiche, la vicenda Piccolo America diventa un test politico per il PD e per Gualtieri. Ecco perchè

La trasformazione del Cinema Metropolitan di via del Corso è diventata uno dei dossier più sensibili del dibattito urbano romano. La sala, chiusa dal 2010, è al centro di un accordo di programma tra Regione Lazio e Roma Capitale che prevede la riconversione in spazio commerciale su più livelli, con una quota ridotta destinata alla proiezione cinematografica.

IL CASO METROPOLITAN

Secondo la ricostruzione riportata da Roma Today, l’iter si è sviluppato tra il 23 e il 28 ottobre 2025, quando la giunta regionale guidata da Francesco Rocca ha siglato l’intesa, poi ratificata il 4 maggio 2026 dall’Assemblea Capitolina. Il progetto viene presentato come operazione di rigenerazione urbana e sblocco di una situazione ferma da oltre un decennio, con ricadute occupazionali e oneri straordinari destinati anche al recupero di altre sale cinematografiche in città.

La svolta politica arriva però con la reazione della Fondazione Piccolo America, che contesta l’impianto dell’operazione e promuove un ricorso al TAR. È in questo contesto che si inserisce lo scontro politico interno: dopo il voto in Assemblea Capitolina e le dichiarazioni favorevoli al progetto da parte di esponenti del Partito Democratico come Valeria Baglio e Antonella Melito, Valerio Carocci, volto dell’associazione, chiede pubblicamente le loro dimissioni, accusandole di aver sostenuto un modello di riconversione considerato “pericoloso” per il futuro delle sale romane.

IL BOTTA E RISPOSTA TRA DAGOSPIA E CAROCCI

La miccia mediatica si accende con l’intervento di Dagospia, che rilancia una lettura fortemente critica della vicenda, parlando di un sistema di relazioni politiche e culturali attorno al caso Metropolitan e alla Fondazione Piccolo America. Nel pezzo del sito si legge il riferimento a un presunto “compromesso storico”  tra amministrazione comunale e regionale e a una dinamica di finanziamenti pubblici destinati alle attività culturali dell’associazione. In questa narrazione si parla anche di un effetto politico improvviso: “Puff! Tutto cambia e scoppia la pace”, con riferimento alla presunta scomparsa del conflitto sul caso Metropolitan, nel momento in cui l’associazione di Carocci riceve 300mila euro da Rocca e 250mila da Gualtieri.

La replica di Valerio Carocci arriva tramite un post pubblico su Facebook, in cui respinge la ricostruzione e rivendica la linea legale seguita dalla Fondazione. Il riferimento è alla strategia del ricorso al TAR e alla cronologia degli atti amministrativi, che secondo Carocci non coincide con quella descritta nelle accuse.

PROBLEMI PER GUALTIERI? LA QUESTIONE DEL PD E LA LISTA CIVICA

Nel dibattito politico romano, il rapporto tra amministrazione capitolina, mondo civico e reti culturali si sta intrecciando sempre più con le dinamiche che guardano alle prossime amministrative. Nel centrosinistra cresce la sensazione che la rappresentanza non passi più solo dai partiti, ma anche da soggetti esterni capaci di mobilitazione autonoma. In questo quadro si inserisce la lista civica annunciata da Valerio Carocci, legata all’area del Cinema in Piazza e alla rete del Piccolo America, che ha chiarito pubblicamente come l’iniziativa sia già definita ma senza una sua candidatura diretta. Una scelta che lascia comunque sul tavolo un soggetto potenzialmente competitivo sul versante della rappresentanza culturale e politica.

Sul fronte dei modelli culturali cittadini, il confronto si alimenta anche sul tema delle risorse: la Festa del Cinema di Roma, storicamente inserita nell’area politico-amministrativa del centrosinistra romano, assorbe circa 8 milioni di euro (più biglietti a pagamento) per una programmazione di dieci giorni, mentre il Cinema in Piazza viene descritto come una rassegna gratuita estiva di un mese con un budget nell’ordine degli 850 mila euro. Un differenziale che, nel dibattito interno alla stessa area di governo cittadino, alimenta una lettura sempre più politica del rapporto tra efficienza culturale percepita e macchina istituzionale.

CHI È VALERIO CAROCCI

Valerio Carocci, presidente della Fondazione Piccolo America, è una delle figure centrali del dibattito culturale romano degli ultimi anni. Laureatosi a 30 anni in sociologia, come riporta RomaToday, ha iniziato il proprio percorso nell’attivismo legato alla difesa delle sale cinematografiche storiche e alla rigenerazione di spazi urbani attraverso il cinema all’aperto.

Nel tempo, è diventato sempre più presente nel dibattito pubblico e istituzionale: la Fondazione Piccolo America ha assunto un ruolo riconosciuto nella programmazione culturale estiva della Capitale, con iniziative come “Il Cinema in Piazza”, che ha ospitato negli anni registi e attori italiani e internazionali.

Rapporti stretti anche con il Vaticano, secondo Roma Today, che riportando le dichiarazioni di un ex collaboratore del Piccolo America racconta di “un’alleanza di ferro culminata nell’udienza papale e in un video personale del Pontefice circolato su tutti i media”.

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