Oggi la Fraternità Sacerdotale San Pio X ordinerà quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio. Un gesto che rischia di riaprire del 1988 la frattura tra il Vaticano e i lefebvriani, quando le consacrazioni di Marcel Lefebvre spinsero la Santa Sede a scomunicarlo alla scomunica
Quasi quarant’anni dopo lo scisma di Marcel Lefebvre, la storia rischia di ripetersi. Oggi la Fraternità Sacerdotale San Pio X consacrerà quattro nuovi vescovi a Écône, in Svizzera, nonostante gli appelli della Santa Sede. Una sfida all’autorità del Papa che riporta alla memoria lo scisma del 1988, quando le consacrazioni episcopali volute da Marcel Lefebvre costarono la scomunica al fondatore della Fraternità. Ma quali sono le origini di questo scontro?
CHI SONO I LEFEBVRIANI E PERCHÉ WOJTYLA LI SCOMUNICÒ
Per capire perché le ordinazioni di domani preoccupino così tanto il Vaticano bisogna tornare indietro di quasi sessant’anni. La Fraternità Sacerdotale San Pio X viene fondata nel 1970 dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, una delle figure più critiche nei confronti del Concilio Vaticano II. Per il presule, le riforme approvate tra il 1962 e il 1965 avevano segnato una rottura con la tradizione della Chiesa, a partire dalla nuova liturgia in lingua corrente fino all’apertura al dialogo ecumenico, alla libertà religiosa e al diverso rapporto con il mondo contemporaneo. Per la Santa Sede, invece, quelle stesse riforme rappresentano un passaggio irreversibile del magistero cattolico.
Il conflitto raggiunge il punto di non ritorno nel 1988. Dopo anni di trattative con Giovanni Paolo II, Marcel Lefebvre decide di consacrare quattro vescovi senza il mandato pontificio, sostenendo che fosse l’unico modo per garantire la sopravvivenza della Fraternità e della tradizione liturgica che intendeva difendere. Per Roma quella scelta costituisce un atto scismatico: il Papa dichiara che Marcel Lefebvre, il vescovo co-consacrante Antônio de Castro Mayer e i quattro nuovi vescovi hanno incorso nella scomunica latae sententiae. Da quel momento la Fraternità resta in una posizione canonica irregolare, pur continuando a operare in numerosi Paesi.
DALLA SCOMUNICA A OGGI
Negli anni successivi il Vaticano ha cercato più volte di ricucire lo strappo senza riuscire a chiudere definitivamente il dossier. Benedetto XVI, nel 2009, revoca la scomunica ai quattro vescovi consacrati nel 1988 e apre un dialogo dottrinale con la Fraternità, che però si arena proprio sul nodo dell’accettazione del Concilio Vaticano II.
Francesco sceglie invece una strada più pastorale, concedendo in via stabile ai sacerdoti lefebvriani la facoltà di amministrare validamente il sacramento della confessione e autorizzando, in determinate condizioni, la celebrazione dei matrimoni. Nelle ultime settimane anche Leone XIV ha tentato fino all’ultimo di scongiurare nuove consacrazioni senza mandato pontificio, consapevole che un gesto analogo a quello del 1988 rischia di riaprire una ferita che la Chiesa non è mai riuscita a rimarginare.
PERCHÉ LE ORDINAZIONI DI DOMANI POSSONO PORTARE A UNA NUOVA SCOMUNICA
Il nodo è giuridico prima ancora che teologico. Il diritto canonico prevede infatti che un vescovo non possa consacrare altri vescovi senza il mandato pontificio. È proprio questo il punto su cui si consumò la rottura del 1988 e che oggi torna d’attualità.
Secondo la Santa Sede, procedere comunque alle consacrazioni significherebbe compiere un atto di grave disobbedienza nei confronti del Pontefice. La Fraternità sostiene invece che la decisione sia necessaria per garantire la continuità della propria missione. Se la cerimonia sarà confermata, il Vaticano dovrà decidere se limitarsi a una condanna formale o se considerare le consacrazioni un nuovo atto scismatico, con le conseguenze canoniche che ne derivano.

