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Friuli, il ritorno delle Province: ecco perché sono state ripristinate

Tornano le Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. La Regione Friuli Venezia Giulia punta a restituire ai cittadini il diritto di eleggere presidente e consiglio provinciale e a rafforzare il governo del territorio.

A dieci anni dall’abolizione, le Province del Friuli Venezia Giulia tornano a far parte dell’assetto istituzionale della Regione. Il Consiglio regionale ha approvato la riforma che reintroduce le Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, ripristinandole con gli stessi confini storici e prevedendo nuovamente l’elezione diretta del presidente e del consiglio provinciale.

La decisione rappresenta una netta inversione di rotta rispetto alla riforma del 2014, quando il Friuli Venezia Giulia fu la prima Regione italiana a statuto speciale ad eliminare le Province, con l’obiettivo di ridurre i costi della politica e semplificare l’organizzazione amministrativa.

LE PROVINCE ABOLITE E LA RIFORMA DEL 2014

La riforma del 2014 portò alla soppressione delle quattro Province storiche del Friuli Venezia Giulia, eliminando un livello di governo ritenuto non più indispensabile. Le competenze provinciali furono progressivamente redistribuite tra la Regione, i Comuni e altri organismi territoriali, fino all’istituzione degli Enti di decentramento regionale (EDR), chiamati a gestire funzioni come la viabilità e l’edilizia scolastica.

Secondo l’impostazione della riforma, un sistema amministrativo più snello avrebbe dovuto garantire maggiore efficienza e tempi decisionali più rapidi. Con il passare degli anni, tuttavia, sono emerse criticità nel coordinamento tra gli enti locali e nella gestione dei servizi di area vasta, elementi che hanno spinto la Regione a rivedere il modello organizzativo.

PERCHÉ LA REGIONE HA DECISO DI RIPRISTINARLE

Secondo la Regione, l’assenza delle Province ha evidenziato alcuni limiti organizzativi. In particolare, è mancato un ente intermedio capace di coordinare efficacemente i Comuni e di amministrare funzioni che richiedono una visione territoriale più ampia. Per questo motivo la nuova legge reintroduce le Province come enti locali elettivi, con l’obiettivo di avvicinare le decisioni ai territori e riportare sul livello provinciale competenze oggi esercitate direttamente dalla Regione. La riforma punta anche a rafforzare il dialogo istituzionale tra Regione e amministrazioni comunali e a restituire ai cittadini la possibilità di scegliere democraticamente i propri rappresentanti provinciali.

COSA CAMBIA PER I CITTADINI

Con il ritorno delle Province saranno ricostituiti gli organi politici provinciali e i cittadini torneranno a eleggere direttamente il presidente e il consiglio provinciale. Le Province saranno progressivamente chiamate a gestire funzioni di area vasta, tra cui la pianificazione territoriale, la manutenzione della rete viaria provinciale, l’edilizia scolastica delle scuole superiori, il coordinamento di servizi tra i Comuni e altre competenze che saranno definite nei prossimi provvedimenti attuativi.

UN POSSIBILE MODELLO PER ALTRE REGIONI

La scelta del Friuli Venezia Giulia potrebbe avere effetti anche sul dibattito nazionale. Essendo una Regione a statuto speciale, ha potuto intervenire direttamente sul proprio ordinamento, ma la decisione può riaprire il dibattito sul ritorno delle Province, da anni oggetto di discussione anche nelle Regioni a statuto ordinario.

Per il momento il Governo ha precisato che la riforma riguarda esclusivamente il Friuli Venezia Giulia e non rappresenta automaticamente un modello da estendere al resto del Paese. Tuttavia, la decisione è osservata con interesse da altre Regioni che stanno valutando una revisione dell’organizzazione degli enti di area vasta.

REGIONI A STATUTO SPECIALE: I CASI DI SARDEGNA E SICILIA

In Sicilia, le Province regionali sono state abolite nel 2014 e sostituite da sei Liberi Consorzi comunali e da tre Città metropolitane (Palermo, Catania e Messina).  Anche la Sardegna ha vissuto una profonda riorganizzazione del proprio assetto territoriale. Dopo l’abolizione di alcune Province, nel 2021 il Consiglio regionale ha approvato una nuova riforma che ha ridefinito gli enti intermedi, reintroducendo sei Province (Gallura Nord-Est Sardegna, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano e Sulcis Iglesiente) e due Città metropolitane, Cagliari e Sassari.

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