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Export italiano verso i 700 mld: cosa c’è nel Rapporto SACE 2026

L’export italiano continua a mostrare capacità di tenuta in uno scenario internazionale segnato da conflitti e incertezza. Il Rapporto Export 2026 di SACE individua le direttrici di crescita e i mercati strategici per le imprese italiane

L’export italiano di beni è atteso in crescita del 2% nel 2026, con un’accelerazione al 2,5% nel 2027 e al 2,8% nel 2028, quando il valore complessivo supererà i 690 miliardi di euro. È quanto emerge dal Rapporto Export 2026 di SACE, RE-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale.

Giunto alla diciannovesima edizione, il Rapporto è stato illustrato alla presenza di Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Secondo lo studio, il percorso resta coerente con l’obiettivo dei 700 miliardi di export, sostenuto dalla diversificazione dei mercati, dallo sviluppo internazionale delle imprese e dal nuovo Piano Strategico 2026-2028 SACE50.

LE PREVISIONI DI SACE

Per Guglielmo Picchi, Presidente di SACE, “La diciannovesima edizione del nostro Rapporto Export racchiude già nel titolo il messaggio chiave: RE-Agire, che vuol dire trasformare le complessità in competitività, attuando decisioni strategiche in condizioni di incertezza. Il Rapporto Export ci consegna positiva, ma soprattutto la consapevolezza che la crescita sui mercati internazionali richiede oggi un approccio più proattivo e coordinato.”

Sulla stessa linea Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE, secondo cui: “L’export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato. Diversificazione geografica, sicurezza e ampliamento delle fonti di approvvigionamento e integrazione nelle filiere globali del valore sono le sfide che emergono dal Rapporto, su cui lavoriamo al fianco delle imprese con il nostro Piano Strategico SACE50. L’obiettivo è chiaro: vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di Sistema.”

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QUALI SONO I MERCATI SU CUI PUNTARE

Nel documento viene indicata l’Asia-Pacifico come una delle aree più dinamiche per l’export italiano, con vendite pari a 60,3 miliardi di euro nel 2025 e una crescita prevista del 3,5% nel 2026. Dopo la frenata legata alla crisi nell’area del Golfo, anche il Medio Oriente è atteso tornare a crescere nel biennio successivo, mentre America Latina, Europa Centro Orientale e Nord America presentano prospettive positive.

Il Rapporto individua inoltre sedici Paesi strategici per la diversificazione geografica delle esportazioni: Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Messico, Corea del Sud, Brasile, India, Singapore, Marocco, Egitto, Thailandia, Malaysia, Vietnam, Kazakistan e Filippine. Secondo le previsioni, queste destinazioni potranno raggiungere complessivamente 92 miliardi di euro di export, con una crescita media del 4,4% nel biennio 2027-2028.

FILIERE GLOBALI E MATERIE PRIME

Il Rapporto dedica spazio anche al tema delle materie prime critiche, considerate essenziali per le transizioni digitale ed energetica e sempre più rilevanti per la competitività del sistema produttivo italiano. Lo studio evidenzia come circa il 16% del commercio mondiale di queste materie sia soggetto a restrizioni, con possibili effetti sulla continuità delle forniture.

Secondo Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE, “In uno scenario globale sempre più complesso e frammentato, la sfida non è solo ‘andare all’estero’, ma farlo in modo strategico: una diversificazione intelligente, che combini mercati maturi e nuove geografie ad alto potenziale con adeguati strumenti di protezione dai rischi, rappresenta la chiave per sostenere nel tempo la competitività internazionale delle nostre imprese, sia dal punto di vista dei mercati di sbocco che da quello dei mercati di approvvigionamento.”

Lo studio sottolinea inoltre il ruolo delle filiere globali del valore: oggi circa il 41% della produzione manifatturiera italiana è attivata direttamente o indirettamente dai processi produttivi internazionali e le filiere rappresentano oltre la metà del fatturato nazionale, con una propensione all’export pari a circa il 32%, oltre il doppio della media dell’economia italiana.

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