L’eliminazione di Germania e Olanda ai mondiali e le difficoltà dell’Italia non sono un caso: sono il sintomo di un riequilibrio voluto e accelerato dalla FIFA. Con Infantino, il calcio mondiale ha cambiato asse. Ecco perché
Il calcio europeo non è più il baricentro indiscusso del calcio mondiale. Le difficoltà di nazionali come Germania, Olanda e Italia non sono solo cicliche o tecniche: raccontano un cambiamento più profondo, che riguarda la struttura stessa del sistema calcio. Al centro di questa trasformazione c’è la FIFA di Gianni Infantino, che negli ultimi anni ha imposto una linea chiara: spostare il peso del calcio dal centro storico europeo verso una dimensione sempre più globale.
INFANTINO E IL PROGETTO DI UN CALCIO MENO EUROPEO
Dal suo arrivo alla guida della FIFA, Infantino ha progressivamente ridisegnato gli equilibri del calcio internazionale. L’allargamento del Mondiale a 48 squadre non è una scelta politica: più posti per Africa, Asia e Nord America significano più rappresentanza, più visibilità e più potere decisionale fuori dall’Europa.
Allo stesso tempo, la FIFA ha rafforzato il ruolo delle federazioni non europee attraverso programmi di sviluppo e nuove competizioni globali, come il Mondiale per Club ampliato, che riduce di fatto il monopolio competitivo dei club europei. Il risultato è un sistema sempre meno centrato sull’UEFA e sempre più costruito su un equilibrio globale.
IL PREZZO PAGATO DALL’EUROPA
In questo nuovo assetto, il calcio europeo si trova in una posizione paradossale. Resta il motore economico del sistema, ma non controlla più da solo la direzione politica e sportiva del calcio mondiale. E soprattutto paga le conseguenze di un calendario sempre più congestionato. I migliori giocatori europei arrivano ai tornei internazionali dopo stagioni da oltre 50-60 partite, tra campionati, coppe europee e nuove competizioni FIFA. Una condizione che incide direttamente sulla qualità delle prestazioni delle nazionali.
GERMANIA, OLANDA E ITALIA COME EFFETTO DEL NUOVO EQUILIBRIO
Le difficoltà di alcune nazionali storiche europee sono la dimostrazione plastica del nuovo ordine voluto da Gianni Infantino. La Germania fatica a ritrovare una continuità tecnica dopo il ciclo vincente culminato nel 2014. L’Olanda non riesce a trasformare la qualità dei suoi talenti in risultati stabili. L’Italia, invece, paga un sistema che produce sempre meno giocatori di vertice e che ha perso centralità nei grandi tornei. Non sono crisi isolate, ma segnali convergenti di un sistema in cui il vantaggio europeo non è più garantito.
IL RIDIMENSIONAMENTO DELL’EUROPA E IL NUOVO ASSETTO DEL CALCIO MONDIALE
Questo quadro si inserisce perfettamente nella lettura proposta da chi interpreta le eliminazioni europee non come semplici incidenti sportivi, ma come il risultato di un sistema che ha progressivamente perso centralità e auto-consapevolezza.
L’idea di una superiorità strutturale “naturale” del calcio del Nord Europa e delle grandi scuole tradizionali appare oggi sempre meno solida, anche perché il contesto globale è cambiato: le nazionali extraeuropee non solo hanno colmato il gap tecnico, ma hanno beneficiato di anni di formazione nei vivai e nei club del Vecchio Continente.
In questo senso, le fragilità europee sono l’effetto di un riequilibrio più ampio che coincide con la trasformazione voluta dalla FIFA. Un sistema più aperto, meno gerarchico e più globale, dove l’Europa continua a produrre valore, ma non è più l’unico centro capace di definirne le regole.

