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Rapporto Consob

Rapporto Consob: come cambia la governance delle quotate

La presenza femminile nei Consigli di amministrazione resta sopra le soglie di legge, ma mostra un arretramento nelle posizioni di presidente e amministratore delegato. Il nuovo Rapporto Consob evidenzia anche il calo degli investitori istituzionali e il rafforzamento delle minoranze nei Cda. Vediamo cosa c’è scritto

Il numero delle donne ai vertici delle società quotate italiane diminuisce, mentre si riduce la presenza degli investitori istituzionali nell’azionariato e prosegue il fenomeno del delisting. È la fotografia scattata dal  Rapporto della Consob sulla corporate governance per il 2025, pubblicato lo scorso venerdì, che restituisce un quadro nel complesso stabile ma segnato da alcune tendenze destinate a incidere sugli equilibri del mercato dei capitali italiano. La fotografia della corporate governance delle società quotate mostra un mercato ancora caratterizzato da una forte concentrazione proprietaria, mentre  cresce il ricorso al modello monistico. Accanto alla presenza ormai strutturale degli amministratori indipendenti, il documento evidenzia anche un rafforzamento del ruolo delle minoranze nei Consigli di amministrazione.

DONNE AI VERTICI, LA CRESCITA SI FERMA

La presenza femminile nei Consigli di amministrazione continua a mantenersi su livelli elevati. Nel 2025 le donne rappresentano quasi il 44% dei componenti dei board, una quota superiore alla soglia minima del 40% prevista dalla normativa, mentre sale al 19% la percentuale delle società in cui il genere femminile è ugualmente o maggiormente rappresentato rispetto a quello maschile, contro il 15,9% del 2024.

Il dato cambia però osservando gli incarichi di maggiore responsabilità. Le donne presidenti delle società quotate passano da 28 a 21 nell’arco di un anno, mentre le amministratrici delegate scendono da 18 a 17. Un andamento che segnala come l’equilibrio di genere raggiunto nei consigli non trovi ancora piena corrispondenza nelle posizioni apicali, nonostante gli effetti della disciplina introdotta negli ultimi anni per favorire una maggiore rappresentanza femminile negli organi sociali.

MENO INVESTITORI, PIÙ CONCENTRAZIONE DEL CONTROLLO

Il Rapporto registra anche una riduzione della presenza degli investitori istituzionali che superano le soglie rilevanti del 3% o del 5% del capitale delle società quotate. Nel 2025 sono 46, contro i 53 dell’anno precedente, mentre le partecipazioni detenute scendono da 71 a 62. Secondo la Consob, entrambe le dinamiche sono riconducibili almeno in parte al protrarsi del fenomeno del delisting.

La riduzione del numero delle società presenti a Piazza Affari conferma questa tendenza: a fine 2025 le quotate italiane sono 185, rispetto alle 196 registrate dodici mesi prima. Resta inoltre elevata la concentrazione proprietaria, con il principale azionista che detiene mediamente il 48,7% del capitale, un dato che continua a limitare la contendibilità del controllo societario.

Sul fronte dei modelli di governance, pur rimanendo prevalente il sistema tradizionale, cresce il peso del modello monistico, che rappresenta circa il 24% della capitalizzazione di mercato, rispetto al 20% del 2024. Gli emittenti che hanno adottato il voto maggiorato sono 68, in lieve calo soprattutto per effetto delle operazioni di delisting, mentre aumentano a 13 i casi di voto maggiorato rafforzato.

IL RUOLO DELLE MINORANZE E DEGLI INVESTITORI

Tra i segnali più significativi evidenziati dal Rapporto figura il progressivo rafforzamento delle minoranze nei Consigli di amministrazione. Circa il 70% delle società quotate include almeno un amministratore eletto dalle liste di minoranza, una quota superiore al 66,5% registrato nel 2024.

I board mantengono una dimensione media di 9,7 componenti e vedono una presenza ormai consolidata di amministratori indipendenti, che rappresentano oltre la metà dei consiglieri. Si osservano inoltre una maggiore rotazione degli incarichi, un’età media dei componenti di circa 58 anni e una limitata internazionalizzazione dei consigli di amministrazione.

Per la prima volta il Rapporto dedica un focus anche alla partecipazione degli investitori previdenziali alle assemblee. I fondi pensione italiani risultano presenti in circa due terzi delle assemblee, mentre gli enti previdenziali, pur partecipando a un numero inferiore di riunioni, rappresentano il 41,7% delle azioni detenute dagli investitori istituzionali domestici presenti. Nelle società del Ftse Mib la partecipazione degli azionisti raggiunge mediamente il 73% del capitale e gli investitori istituzionali continuano a svolgere un ruolo rilevante, rappresentando circa il 34% del capitale presente in assemblea, in larga parte riconducibile a soggetti esteri.

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