Dopo l’intesa unitaria di Cgil, Cisl e Uil, il confronto passa alle associazioni datoriali. Sul tavolo un nuovo sistema di certificazione della rappresentanza, regole contro i contratti pirata e un modello di rinnovo dei contratti pensato per difendere il potere d’acquisto. Tutti i dettagli
La piattaforma unitaria su rappresentanza e contratti firmata da Cgil, Cisl e Uil apre una nuova fase nelle relazioni industriali. Dopo il via libera dei sindacati, il confronto si sposta ora sul fronte delle associazioni datoriali, chiamate a valutare un possibile nuovo accordo quadro sulle regole della contrattazione.
Al centro della trattativa ci sono la misurazione della rappresentatività di sindacati e imprese, la validità dei contratti collettivi, il contrasto ai contratti pirata e un nuovo meccanismo per tutelare il potere d’acquisto dei salari. La discussione si concentra sui dettagli tecnici della futura intesa: criteri, procedure e strumenti destinati a definire il funzionamento del sistema contrattuale nei prossimi anni.
LA FASE DECISIVA DEL CONFRONTO
La piattaforma unitaria firmata dalle tre confederazioni è il documento con cui il sindacato si presenta al tavolo delle principali organizzazioni imprenditoriali per riscrivere le regole della rappresentanza e della contrattazione collettiva.
Entro domani ore 12 le associazioni datoriali decideranno se sottoscrivere il nuovo accordo quadro interconfederale. Il confronto si concentra soprattutto sulla definizione dei criteri di rappresentatività delle organizzazioni e sul nuovo assetto della contrattazione, due aspetti destinati a incidere sugli equilibri del sistema delle relazioni industriali per i prossimi anni.
IL NODO DELLA RAPPRESENTANZA: ECCO COME “PESARLA”
Il cuore della piattaforma è la certificazione della rappresentanza sia sindacale sia datoriale. L’obiettivo è superare un sistema nel quale convivono centinaia di contratti collettivi, molti dei quali sottoscritti da organizzazioni con una rappresentatività limitata. La proposta prevede di misurare il peso effettivo delle organizzazioni sindacali combinando due indicatori: il numero degli iscritti e i voti ottenuti nelle elezioni delle Rsu. Per la parte datoriale si punta invece a criteri oggettivi di misurazione della rappresentatività delle associazioni che firmano i contratti nazionali.
MENO CONTRATTI, PIÙ REGOLE CONTRO IL DUMPING
La piattaforma affronta anche il tema della proliferazione dei contratti collettivi. L’idea è contrastare il cosiddetto dumping contrattuale, limitando lo spazio ai contratti sottoscritti da organizzazioni scarsamente rappresentative che prevedono condizioni economiche e normative inferiori rispetto ai principali contratti nazionali.
Per questo il nuovo accordo punta a individuare criteri condivisi per stabilire quali contratti possano essere considerati realmente rappresentativi e quindi assunti come riferimento nei diversi comparti produttivi.
SALARI E RINNOVI: IL RECUPERO DELL’INFLAZIONE DIVENTA STRUTTURALE
L’altro capitolo destinato a incidere direttamente sulle buste paga riguarda il modello contrattuale. La piattaforma propone di rafforzare il ruolo del contratto nazionale come strumento di tutela del potere d’acquisto, introducendo meccanismi che consentano un recupero più tempestivo dell’inflazione e riducano il ritardo con cui spesso arrivano i rinnovi contrattuali
L’obiettivo è evitare che, nei periodi di forte crescita dei prezzi, i lavoratori debbano attendere anni prima di recuperare il potere d’acquisto perduto. Il contratto nazionale resta il perno del sistema, mentre la contrattazione di secondo livello continuerà a valorizzare produttività, qualità e risultati aziendali.
FORMAZIONE, SICUREZZA E PARTECIPAZIONE
Oltre agli aspetti economici, la piattaforma dedica un capitolo alla qualità del lavoro. Tra le priorità figurano il rafforzamento della formazione continua, maggiori investimenti sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e una crescita degli strumenti di partecipazione dei lavoratori ai processi organizzativi e alle trasformazioni delle imprese, soprattutto nella fase di transizione digitale e ambientale.
LE POSIZIONI DELLE CONFEDERAZIONI SUL NUOVO ACCORDO
Le principali confederazioni stanno assumendo posizioni differenziate sul testo. Confcommercio e Confindustria hanno già deciso di sottoscrivere l’accordo, così come le centrali della cooperazione, ritenendolo un passo importante verso una maggiore chiarezza nella misurazione della rappresentanza.
Più critica è invece la posizione di Confapi, che pur esprimendo riserve sul contenuto del testo, è orientata a firmarlo per senso di responsabilità istituzionale. Restano infine gli artigiani, ancora impegnati nel confronto interno: il loro giudizio è influenzato dall’annunciata riforma della legge quadro sull’artigianato, che potrebbe innalzare il limite dimensionale delle imprese artigiane.

