Dietro lo stop di Lupus in fabula, il programma radio di Pietrangelo Buttafuoco lo scontro sulla Biennale di Venezia, la riapertura del padiglione russo e il malumore nella destra di governo.
La possibile cancellazione di Lupus in fabula, il programma radiofonico di Pietrangelo Buttafuoco in onda su Radio1 dalle 6.50 alle 7, rischia di trasformarsi in un nuovo caso politico.
Ufficialmente dalla Rai non è arrivata alcuna conferma definitiva e i palinsesti radiofonici saranno presentati soltanto nelle prossime settimane. Tuttavia, il programma non comparirebbe nella prima bozza della nuova stagione.
IL PROGRAMMA FUORI DALLA BOZZA DEI PALINSESTI
La trasmissione, partita appena un anno fa, propone ogni mattina una riflessione sull’attualità attraverso la letteratura ed è diventata di fatto uno degli spazi più personali del presidente della Biennale di Venezia.
Secondo quanto trapela, Buttafuoco sarebbe già stato informato della decisione, anche se dall’azienda non sono arrivate comunicazioni ufficiali né spiegazioni pubbliche. La motivazione sarebbe legata a una riorganizzazione del palinsesto mattutino, ma sul tempismo dell’operazione sono inevitabili le speculazioni di natura politica.
L’OMBRA DELLA BIENNALE E DEL CASO RUSSIA
Il retroscena, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, porta direttamente alla Biennale di Venezia. Buttafuoco ha deciso di consentire la riapertura del padiglione russo, una scelta che ha provocato forti polemiche sia sul piano internazionale, sia all’interno della maggioranza di governo.
La decisione ha avuto conseguenze anche sul fronte dei finanziamenti europei, con la Commissione europea che ha revocato un contributo per 2 milioni di euro destinato alla Biennale. Ma soprattutto ha provocato un forte malcontento politico nei confronti del presidente della Fondazione.
IL MALUMORE DI GIULI E DELLA DESTRA
È proprio questo il punto su cui si concentrano le ricostruzioni. Negli ambienti della maggioranza la scelta di Buttafuoco sulla Russia non sarebbe stata affatto digerita. Tra i più irritati c’è il ministro della Cultura Alessandro Giuli, un tempo vicino al presidente della Fondazione, ma su posizioni radicalmente opposte rispetto alla politica della Biennale.
UN CASO CHE IMBARAZZA ANCHE IL CENTRODESTRA
L’eventuale stop a Lupus in fabula assume un valore simbolico anche perché coinvolge una figura da sempre considerata vicina all’universo culturale del centrodestra. Se negli ultimi anni Buttafuoco è stato uno dei nomi valorizzati dall’attuale maggioranza, il caso della Biennale sembra aver aperto una frattura inattesa e potrebbe giustificare una sorta di ritorsione ai suoi danni.

