La Consob ha dato il via libera all’offerta di Poste Italiane su Tim: dal 20 luglio parte la raccolta delle adesioni. L’operazione vale 13,4 miliardi di euro e punta al controllo totale dell’ex monopolista: sul tavolo anche il futuro degli attuali vertici e il nuovo assetto industriale del gruppo
La Consob ha approvato il documento dell’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste Italiane su Tim, aprendo la fase decisiva dell’operazione che potrebbe ridisegnare il settore italiano delle telecomunicazioni. Il periodo di adesione inizierà lunedì 20 luglio e terminerà, salvo proroghe, venerdì 11 settembre. L’obiettivo di Poste è arrivare al 100% del capitale di Tim e procedere al delisting della società da Borsa Italiana, con una soglia minima di successo fissata al 66% del capitale.
L’offerta prevede 0,218 azioni Poste di nuova emissione più un conguaglio in denaro di 1,67 euro per ogni azione Tim consegnata. Ai valori correnti di mercato, e considerando il 20% circa di Tim già detenuto da Poste, l’operazione valorizza il gruppo delle telecomunicazioni intorno ai 13,4 miliardi di euro.
LA PARTITA SUL PREZZO E IL FRONTE DEI PICCOLI AZIONISTI
L’aspetto economico resta in ogni caso un punto delicato dell’operazione. L’associazione Asati, che rappresenta una parte dei piccoli azionisti Tim, ha definito l’operazione rilevante dal punto di vista industriale ma ha giudicato ancora insufficiente la proposta sotto il profilo economico.
Secondo quanto riportato da Lettera43, l’associazione avrebbe chiesto un rialzo del prezzo dell’offerta. La testata riferisce anche di indiscrezioni secondo cui tale richiesta sarebbe stata sostenuta da ambienti vicini all’attuale gestione di Tim. Il tema è legato anche al valore delle sinergie attese dall’integrazione tra Tim e Poste: il mercato starebbe già incorporando parte dei benefici industriali dell’operazione. Il consiglio di amministrazione di Tim, guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola, non ha ancora espresso il proprio giudizio definitivo sull’offerta.
IL FUTURO DI LABRIOLA E DEL MANAGEMENT TIM
La partita più delicata riguarda però gli equilibri interni alla società. Se Poste dovesse ottenere il controllo della società, infatti, potrebbe aprirsi una fase di profondo cambiamento nella governance di Tim, con una revisione dell’attuale struttura manageriale.
La testata ipotizza un possibile cambio ai vertici, a partire dall’amministratore delegato Pietro Labriola e da diverse prime linee dell’attuale management. Lo scenario viene collegato al fatto che, con il passaggio del controllo a Poste, le responsabilità industriali e strategiche della società ricadrebbero direttamente sul nuovo azionista di riferimento.
L’eventuale cambio di governance segnerebbe una nuova fase per Tim dopo il percorso avviato negli ultimi anni con la separazione della rete e il riassetto industriale. Al momento, tuttavia, non risultano decisioni ufficiali sui vertici aziendali.
IL NUOVO GRUPPO POSTE-TIM: CLIENTI, RICAVI E CONTROLLO PUBBLICO
L’integrazione tra Poste (assistita nella transizione da JPMorgan, Bnp Paribas, Mediobanca e Intermonte) e Tim (che si è affidata a Evercore e Goldman Sachs) darebbe vita a un gruppo con una presenza rilevante nei servizi finanziari, nella connettività e nelle infrastrutture digitali. Il nuovo soggetto, secondo l’analisi de Il Corriere della Sera, avrebbe 36 milioni di clienti nel comparto finanziario-assicurativo, 30 milioni di abbonati alla connettività, 30 milioni di utenti dell’identità digitale Spid e un milione di clienti nell’energia.
Il margine di profitto complessivo del nuovo gruppo, stimato in circa 4,8 miliardi di euro, deriverebbe per il 64% da finanza e assicurazioni, per il 34% da connettività e tecnologia e per il 2% da logistica e distribuzione.
In caso di adesione totale all’offerta, lo Stato manterrebbe il controllo attraverso una quota complessiva del 50,1%: il 27,2% tramite Cassa Depositi e Prestiti e il 22,8% tramite il Ministero delle Finanze. Il restante 49,9% rimarrebbe sul mercato, mentre agli azionisti Tim che aderissero all’Opas spetterebbe poco più del 22% del capitale del nuovo gruppo.
POSTE: TIM RESTERÀ AUTONOMA
L’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha chiarito che, anche dopo l’acquisizione e l’eventuale uscita dalla Borsa, Tim manterrebbe autonomia organizzativa e capacità finanziarie proprie.
Il marchio Tim sarebbe confermato, grazie alla sua notorietà presso i consumatori italiani, mentre la crescita potrebbe essere sostenuta dalla rete distributiva di Poste Italiane, composta da circa 13 mila uffici postali, e dalla piattaforma digitale “P”, che conta oltre 16 milioni di utenti e una media di 4,2 milioni di utenti attivi al giorno.

