L’analisi del Nuovo Sistema di Garanzia: migliorano gli indicatori e si riducono le insufficienze, ma resta il divario tra Nord e Sud. Sullo sfondo, il precedente dello scontro scoppiato dopo il monitoraggio dell’anno scorso
Il Veneto al vertice della sanità italiana, davanti a Emilia-Romagna e Toscana, mentre Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano restano le uniche realtà sotto la soglia minima in almeno una delle tre macroaree dei Livelli Essenziali di Assistenza.
È la fotografia scattata dal Ministero della Salute, che lo scorso luglio ha pubblicato una sintesi dei risultati del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) relativa al 2024. Un monitoraggio che certifica un miglioramento complessivo del Servizio sanitario nazionale, ma conferma anche un divario territoriale che continua a dividere il Paese. E, come già avvenuto per la precedente rilevazione, resta da capire se i dati riaccenderanno il confronto politico tra Governo e Regioni.
I NUMERI DEL RAPPORTO
Il monitoraggio valuta l’erogazione dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia, basato su 88 indicatori complessivi, dei quali 22 (i cosiddetti Core) concorrono alla valutazione finale delle tre macroaree: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Il Veneto chiude con 288 punti, davanti a Emilia-Romagna (282) e Toscana (280). Seguono Piemonte, Provincia autonoma di Trento e Lombardia. In fondo alla graduatoria si collocano Calabria (189 punti), Molise (192) e Sicilia (196), mentre soltanto tre territori non raggiungono la soglia minima in almeno una macroarea: Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano nella prevenzione, Calabria nell’assistenza distrettuale.
Come già emerso dal rapporto dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas) sull’attività ospedaliera erogata nel 2024 presentata al Ministero della Salute lo scorso inverno, il monitoraggio conferma una sanità italiana ancora a velocità diverse: le performance migliori si concentrano soprattutto tra Nord e Centro, mentre molte Regioni del Mezzogiorno continuano a inseguire, in particolare nell’assistenza territoriale e nella prevenzione.
Tra gli elementi evidenziati dal Ministero emerge soprattutto la crescita della prevenzione e dell’assistenza territoriale, mentre l’area ospedaliera registra una lieve flessione pur mantenendo ovunque livelli superiori alla soglia di garanzia. Diminuiscono inoltre le amministrazioni che presentano almeno una insufficienza: erano otto nella precedente rilevazione, oggi sono tre.
GLI INDICATORI CHE PESANO DI PIÙ
Dietro la graduatoria c’è un sistema che misura aspetti molto concreti dell’organizzazione sanitaria. Tra gli indicatori figurano la copertura vaccinale, gli screening oncologici, l’appropriatezza prescrittiva, i tempi di intervento dei mezzi di soccorso, la percentuale dei parti cesarei, il trattamento della frattura del femore negli anziani e la capacità dell’assistenza territoriale di prendere in carico i pazienti cronici. Nel monitoraggio 2024 trova spazio anche un indicatore dedicato alla rinuncia alle prestazioni sanitarie per motivi economici o organizzativi, introdotto per intercettare una delle criticità più segnalate dai cittadini.
IL PRECEDENTE DELLE POLEMICHE
Se il rapporto fotografa un miglioramento complessivo del sistema sanitario, resta da vedere quale sarà la reazione delle amministrazioni regionali. La pubblicazione del monitoraggio relativo al 2023 aveva infatti aperto un acceso confronto sull’interpretazione dei dati, con contestazioni da parte di alcune Regioni e un ampio dibattito sulla capacità del Nuovo Sistema di Garanzia di rappresentare la qualità effettiva dell’assistenza. Una polemica che Quotidiano Sanità definì evitabile e che si concentrò soprattutto sull’utilizzo della graduatoria come strumento di confronto politico più che tecnico.
Anche quest’anno il contesto sembra destinato a riproporre interrogativi analoghi. Da un lato il Ministero rivendica il miglioramento degli indicatori e la riduzione delle insufficienze; dall’altro resta aperta la questione se i numeri del monitoraggio riescano a raccontare fino in fondo la quotidianità dei cittadini, ancora alle prese con liste d’attesa, accesso ai servizi e forti differenze territoriali. Sarà probabilmente questo, più che la classifica in sé, il terreno del confronto politico nelle prossime settimane.

