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Che cos’è la norma anti “maranza” (che piace a Vannacci)

Dal divieto di aggregazione alla stretta sull’imputabilità dei minori: il governo alza il livello dello scontro sulla sicurezza. Una linea che avvicina Meloni e Vannacci e mette in allarme Forza Italia. Ecco cosa prevede la norma anti “maranza”

La chiamano “norma anti maranza“, ma il bersaglio del governo è molto più ampio delle baby gang finite negli ultimi mesi sulle pagine della cronaca. Con il nuovo disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, l’esecutivo interviene sul sistema penale minorile, rafforza i poteri di prevenzione delle forze dell’ordine e introduce una serie di misure che puntano a colpire i gruppi di giovani ritenuti pericolosi prima ancora che commettano reati gravi.

Per la maggioranza è una risposta alla crescente insicurezza nelle città. Per i critici è l’ennesima stretta securitaria che rischia di abbassare ulteriormente la soglia dell’intervento penale nei confronti degli adolescenti. Non è un caso che la norma sia stata subito salutata con favore da Roberto Vannacci, mentre dentro il centrodestra c’è chi teme che il nuovo asse con Giorgia Meloni finisca per ridisegnare gli equilibri della coalizione.

LA SVOLTA SULL’IMPUTABILITÀ: COSA CAMBIA DAVVERO

La novità più discussa del provvedimento riguarda l’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Oggi il codice penale stabilisce che il ragazzo che ha compiuto 14 anni è imputabile soltanto se, al momento del fatto, aveva la capacità di intendere e di volere. Sarà comunque il giudice, sulla base delle perizie e degli accertamenti, a verificare caso per caso se quella capacità esistesse realmente.

Con il nuovo ddl l’impostazione cambia sensibilmente. Il principio diventa quello della presunzione di imputabilità del minore ultraquattordicenne: in sostanza, salvo prova contraria, il ragazzo viene considerato pienamente responsabile delle proprie azioni. Sarà quindi la difesa a dover dimostrare un’eventuale incapacità di intendere e di volere attraverso elementi concreti e consulenze tecniche.

È questo il cuore della cosiddetta norma anti “maranza”. Una modifica che il governo considera necessaria per evitare che giovani perfettamente consapevoli delle proprie azioni sfruttino le garanzie del sistema minorile, ma che secondo numerosi giuristi rappresenta un cambio di paradigma nel diritto penale minorile.

BABY GANG, DIVIETI DI AGGREGAZIONE E FERMI PREVENTIVI

La riforma non si limita ai tribunali. Sul piano della prevenzione vengono rafforzati gli strumenti a disposizione dei questori. Nei confronti dei gruppi ritenuti responsabili di episodi di violenza, intimidazione o degrado urbano potranno essere adottati divieti di aggregazione e misure preventive finalizzate a impedire la formazione delle cosiddette baby gang. Viene inoltre ampliata la possibilità di accompagnare negli uffici di polizia anche minorenni ai fini dell’identificazione durante operazioni mirate nelle aree considerate più a rischio.

L’obiettivo dichiarato è interrompere sul nascere fenomeni che negli ultimi mesi hanno occupato stabilmente le cronache delle grandi città: rapine di gruppo, pestaggi, aggressioni nelle stazioni, violenze durante la movida e intimidazioni nei confronti di coetanei e passanti.

IL NUOVO DDL SICUREZZA: UNA STRETTA PIÙ AMPIA

La norma anti “maranza” è soltanto uno dei tasselli del nuovo pacchetto sicurezza. Il disegno di legge integra le misure già approvate nei mesi scorsi introducendo ulteriori aggravanti per chi aggredisce appartenenti alle forze dell’ordine, nuove disposizioni sul danneggiamento commesso in gruppo, l’esclusione del risarcimento in alcuni casi per chi rimane ferito durante la commissione di un reato e un rafforzamento degli strumenti di prevenzione affidati alle autorità di pubblica sicurezza. L’impianto generale segue una logica precisa: anticipare l’intervento dello Stato, aumentando i poteri preventivi delle forze dell’ordine e irrigidendo la risposta penale nei confronti dei fenomeni di criminalità urbana.

MELONI E VANNACCI SEMPRE PIÙ VICINI?

Se il testo ha una valenza giuridica, il suo significato politico è altrettanto evidente. La stretta sulle baby gang è uno dei temi che Roberto Vannacci rivendica da tempo come prioritari. Il generale ha fatto della sicurezza, della tolleranza zero e della lotta al degrado alcuni dei pilastri della propria proposta politica. Il via libera del governo a una misura così identitaria viene letto da molti osservatori come un segnale di sintonia con quell’elettorato.

Nelle ultime settimane, del resto, anche il linguaggio tra Palazzo Chigi e Vannacci è apparso meno conflittuale rispetto al passato. Un riavvicinamento che potrebbe non essere casuale e che alimenta le indiscrezioni su un progressivo disgelo tra il leader di Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia.

LA PREOCCUPAZIONE DI FORZA ITALIA

Proprio questa evoluzione inquieta Forza Italia. Come raccontato dal Foglio, nel partito guidato da Antonio Tajani cresce il timore che un asse sempre più solido tra Meloni e Vannacci finisca per spostare definitivamente il baricentro del centrodestra sulle posizioni più identitarie e securitarie, riducendo ulteriormente il peso dell’area moderata.

La norma anti “maranza” diventa così qualcosa di più di una semplice misura di ordine pubblico. È anche un messaggio politico rivolto all’elettorato della destra più dura, in un momento in cui gli equilibri della maggioranza sono tutt’altro che definiti.

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