Skip to content

lorenzo castellani

“Su Delmastro c’è una polemica strumentale”. Intervista al professor Castellani (Luiss)

Le chat del caso Delmastro diventano il nuovo terreno di confronto sull’equilibrio tra autonomia parlamentare e accertamento giudiziario. Dopo il no della Camera all’utilizzo delle chat richieste dalla Procura di Roma, Lorenzo Castellani, professore associato e ricercatore di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma, analizza per Policy i profili costituzionali e istituzionali della vicenda

La decisione della Camera arriva nell’ambito del procedimento che coinvolge le comunicazioni tra il sottosegretario Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, sulle quali la Procura di Roma aveva chiesto di poter acquisire elementi ai fini dell’indagine. Al centro del confronto ci sono i limiti dell’articolo 68 della Costituzione e il rapporto tra prerogative parlamentari, tutela delle comunicazioni e attività giudiziaria. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Castellani, professore associato di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’Università LUISS Guido Carli, editorialista e analista politico.

La Camera ha negato alla Procura di Roma l’utilizzo delle chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia. È vero che é un caso senza precedenti?

No, non è un’anomalia istituzionale. La protezione delle comunicazioni dei parlamentari (art. 68 della Costituzione) è un principio cardine dell’ordinamento italiano. L’applicazione rigorosa della garanzia costituzionale contro eventuali sconfinamenti dell’autorità giudiziaria si inserisce nel solco della tutela della sovranità del Parlamento.

É legittimo che il presidente della Camera Fontana abbia vietato alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di visionare le chat?

Assolutamente sì. La decisione della Presidenza della Camera risponde all’esigenza primaria di tutelare il segreto d’indagine, il diritto alla riservatezza di terzi non coinvolti e la corretta procedura istituzionale, recependo le formali sollecitazioni della stessa Procura di Roma ed evitando che la Giunta si trasformi in un tribunale d’inchiesta parallelo. Ricordo, per altro, che Delmastro non è indagato.

É vero, come sostiene la minoranza, che sono state violate le prerogative parlamentari?

No, è una polemica strumentale. Le prerogative dei deputati e dei membri della Giunta sono vincolate alla Costituzione e al Regolamento. Consentire la diffusione o la consultazione indistinta di materiale non rilevante o potenzialmente riservato avrebbe violato il corretto perimetro dell’istruttoria parlamentare, non il contrario.

Qual è il confine tra tutela dell’autonomia delle Camere e rischio che una prerogativa si trasformi in un ostacolo all’accertamento giudiziario?

L’autonomia delle Camere è il baluardo democratico che impedisce l’uso politico dell’azione penale. Il confine si traccia laddove la ricerca della prova da parte dei pm rischia di trasformarsi in una sorveglianza indebita sull’attività politica ed esecutiva, compromettendo la libertà del mandato parlamentare. Qui parliamo, per altro, di una indagine che vede indagati dei terzi e non il parlamentare Delmastro. Il problema di Delmastro è politico, infatti si è dimesso dal governo, non giuridico.

I pm ora valutano il conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. La questione riguarda solo una prova dell’inchiesta o mette in discussione il delicato equilibrio tra Parlamento e magistratura?

Tocca l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Se la magistratura pretendesse di superare il vaglio preventivo delle Camere sulle comunicazioni dei parlamentari, si altererebbe la diarchia costituzionale a favore del potere giudiziario. Non credo che la Consulta si presterà a questo ammorbidimento delle garanzie costituzionali.

Se la vicenda arriverà alla Consulta, il nodo sembra essere chi abbia l’ultima parola sull’utilizzabilità di materiale acquisito in un’indagine. Un eventuale via libera della Corte alla Procura rappresenterebbe un ridimensionamento delle prerogative parlamentari o solo la definizione dei loro limiti costituzionali?

Se la Consulta ribadisse la prerogativa della Camera, confermerebbe il disegno dei Costituenti sulla centralità delle Camere. Se la riducesse, non si tratterebbe di una semplice “perimetrazione”, ma di un progressivo svuotamento delle garanzie di libertà che la Costituzione riconosce alla politica rispetto agli sconfinamenti della magistratura. Delmastro ha commesso dei gravi errori politici ed etici, ma questo non può determinare la messa in discussione delle prerogative del Parlamento.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su