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Cencelli

Addio a Massimiliano Cencelli: chi era l’uomo del “manuale” che pesava il potere

È morto a Roma a 90 anni Massimiliano Cencelli, il funzionario democristiano legato al metodo che per decenni ha regolato la distribuzione degli incarichi politici. Dal congresso della Dc del 1967 alla trasformazione del suo cognome in una parola del lessico politico italiano

Massimiliano Cencelli è il nome che nella politica italiana è diventato sinonimo di spartizione del potere, di incarichi distribuiti in base ai rapporti di forza tra correnti e partiti. L’uomo che nel 1967 mise nero su bianco quel metodo è morto sabato a Roma, all’età di 90 anni. Il suo “manuale”, otto pagine dattiloscritte e poche copie riprodotte con la carta carbone, è sopravvissuto alla stagione politica che lo aveva prodotto, entrando nel linguaggio comune fino alla voce «cencellismo» della Treccani.

L’IDEA NATA NELLA DC

L’intuizione nacque al congresso della Dc di Milano del 1967, quando Adolfo Sarti, insieme a Cossiga e Taviani, ottenne il 12% con la corrente dei Pontieri. A Cencelli, allora segretario di Sarti, fu chiesto di trovare un modo per tradurre quel peso politico in incarichi. La soluzione fu mutuata dal mondo delle società quotate: se in finanza il potere si misurava in azioni, allora in politica si poteva quantificare attraverso le tessere di partito.

Nella sua forma originaria, dunque, il “manuale” non era un vero e proprio libro destinato alla pubblicazione, ma un fascicolo di otto pagine dattiloscritte, anonimo e riprodotto con la carta carbone in un numero molto limitato di copie. La sua funzione era quella di tradurre in numeri gli equilibri interni alla Democrazia Cristiana, seguendo i cambiamenti delle correnti e il peso delle tessere. Gli incarichi venivano pesati e classificati, dai grossissimi ai grossi, fino ai piccoli e ai senza portafoglio. Il sistema non riguardava soltanto i governi, ma anche gli incarichi di partito, le società partecipate e le direzioni della Rai. Una pratica che ha superato la stagione della Prima Repubblica.

IL COGNOME DIVENTATO POLITICA

Un metodo che diventò anche una consuetudine linguistica, favorita dal fatto che lo stesso Adolfo Sarti rispondeva ai giornalisti che chiedevano anticipazioni sulle nomine con la formula “Chiedete a Cencelli”. Da quel momento il suo cognome iniziò a coincidere con la pratica, tanto che la Treccani definisce oggi il «cencellismo» come la tendenza a spartire le cariche pubbliche sulla base del peso elettorale dei diversi partiti o correnti politiche.

CHI ERA MASSIMILIANO CENCELLI

Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1954, Massimiliano Cencelli ne fu funzionario e segretario di Adolfo Sarti, per poi collaborare con Nicola Mancino prima che diventasse vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Non ebbe una carriera parlamentare: il suo percorso rimase soprattutto dentro l’organizzazione di partito, fino all’incarico di sindaco di Caldarola e, negli anni successivi, alla candidatura con La Margherita per il Consiglio comunale di Roma. Nel 1981 il suo nome comparve nella lista degli appartenenti alla P2 di Licio Gelli, mentre risultava anche insignito del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. La sua storia familiare era legata al Vaticano: il padre Armando era stato autista di Pio XII e, durante le persecuzioni razziali, la famiglia aiutò a mettere in salvo un bambino ebreo, Leone Terracina; per quella vicenda Armando e Luisa, i genitori di Cencelli, furono riconosciuti Giusti fra le Nazioni.

 

 

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