Se l’Opas di Intesa andasse in porto, Bper — acronimo storico di Banca Popolare dell’Emilia Romagna — potrebbe finire per chiamarsi “Banca Monte dei Paschi”. Il progetto di Unipol farebbe però un amarcord selettivo: terrebbe l’insegna, ma lascerebbe Siena fuori dal nome
Modenese d’origine e nazionale per acquisizioni, Bper è cresciuta soprattutto negli ultimi anni incorporando altri istituti: Unipol Banca, Carige, centinaia di sportelli ex UBI e, da ultimo, la Banca Popolare di Sondrio, con cui ha completato la fusione ad aprile. Ora l’operazione di Intesa potrebbe consegnarle una parte consistente della rete commerciale di Mps ma, soprattutto, un nome storico per il quale Bper rinuncerebbe al proprio. È anche su questo che punta Unipol, principale azionista della banca e regista della possibile combinazione, che nei giorni scorsi ha alzato la posta sul progetto dichiarando di voler superare il 30% del futuro Monte senza Siena.
BPER, DA COOPERATIVA MODENESE A GRANDE BANCA NAZIONALE
Bper nasce a Modena nel 1867 come Banca Popolare di Modena su iniziativa della Società Operaia di Mutuo Soccorso. L’attività parte due anni dopo, in una sede senza neppure un’insegna sulla strada. Lo statuto fissava come scopo quello di “procacciare il credito ai suoi azionisti col mezzo della mutualità e del risparmio”, aprire cioè l’accesso al credito a lavoratori, artigiani, bottegai e piccoli commercianti, in un sistema che, scrivevano i promotori, tendeva a prestare soprattutto ai ricchi.
Per oltre un secolo la banca cresce insieme alla propria geografia e il nome finisce per seguirne i confini. Nel 1984, dopo la fusione con la Banca Cooperativa di Bologna, diventa Banca Popolare dell’Emilia; nel 1992, con l’incorporazione della Banca Popolare di Cesena, aggiunge anche la Romagna al nome e consolida l’acronimo Bper.
LA BANCA CRESCIUTA MANGIANDO BANCHE
Nel 2016 la banca abbandona la forma cooperativa e diventa una società per azioni. Da li in poi preme sull’acceleratore inanellando una sequenza quasi ininterrotta di acquisizioni. Nel 2017 arriva Carife, la Cassa di Risparmio di Ferrara: 102 filiali per l’85% in Emilia-Romagna, che rafforzano Bper in un territorio già familiare. Nel 2019 incorpora Unipol Banca, stringendo ulteriormente il legame con il gruppo assicurativo che negli anni successivi diventerà il suo principale azionista.
Il vero cambio di scala arriva nel 2021. Dall’operazione Intesa-UBI, Bper rileva 486 filiali e 134 punti operativi, concentrati soprattutto nel Nord e in particolare in Lombardia. In un solo colpo i dipendenti del gruppo passano da poco più di 13.000 a oltre 18.000 e la rete supera i 1.850 sportelli.
L’anno dopo Carige cambia soprattutto la geografia. Bper mette un piede deciso nel Nord-Ovest: oltre 800 mila clienti e quasi 400 sportelli, soprattutto tra Liguria e aree limitrofe.
Con la Banca Popolare di Sondrio, tra il 2025 e il 2026, cambia invece il ruolo di Bper nel risiko: lancia un’Opas che l’amministratore delegato Gianni Franco Papa presenta anche come una mossa difensiva rispetto alle aggregazioni in corso e che porta Bper dentro quella che Papa definirà “una nuova fase di importante consolidamento”. Con Sondrio il gruppo supera i 6 milioni di clienti e arriva a circa 2.000 filiali distribuite in tutta Italia.
PERCHÉ SAREBBE BPER A CAMBIARE NOME (E NON MONTE PASCHI)
Con l’Opas di Intesa, Bper non cambierebbe solo scala, ma identità. A Unipol andrebbero circa 635 filiali, due milioni di clienti e il marchio del Monte — un perimetro ritagliato anche per ragioni antitrust, poi destinato alla combinazione con Bper — mentre Mediobanca e un’altra parte di filiali e attività Mps finirebbero nell’orbita di Intesa. In questo nuovo assetto l’insegna sembra diventare il pezzo chiamato a tenere insieme una continuità che il resto dell’operazione spezza. Il progetto stesso di Unipol assegna al marchio Monte dei Paschi questa funzione, parlando di preservarne il “profilo identitario e storico”. L’idea sembra quasi quella di fondere due genealogie diverse: quella del Monte, nato a Siena nel 1472, e quella aggregativa delle ex popolari confluite in Bper. Ne verrebbe fuori un ibrido, con un’impronta ancora territoriale ma costruito ormai su una geografia nazionale. E infatti il nome conserverebbe il Monte ma perderebbe Siena.
Viene da chiedersi perché Bper, che porterebbe nella combinazione la struttura costruita negli ultimi anni, dovrebbe essere quella che rinuncia al proprio nome e non viceversa. Qui i numeri complicano la risposta. Brand Finance attribuisce al marchio Monte dei Paschi un valore di poco superiore al miliardo di euro, in crescita del 49% nell’ultimo anno; quello di Bper, però, vale ancora di più, circa 1,7 miliardi. Carlo Cimbri, presidente di Unipol, durante un’audizione parlamentare usa un altro metro: definisce Monte dei Paschi “commercialmente più forte” e dice di preferire quel nome per il nuovo gruppo.
La scelta sembra allora premiare non il marchio che vale di più, ma quello capace di dare al nuovo istituto un senso di continuità e riconoscibilità. Monte dei Paschi ha dalla sua un nome già sedimentato nell’immaginario nazionale, capace, almeno nelle intenzioni, di tenere insieme una banca cresciuta sommando reti e geografie diverse. Le 635 filiali allargherebbero inoltre la rete distributiva di Unipol anche sul fronte assicurativo, mentre la struttura dell’operazione dovrebbe portare Unipol al controllo di fatto su Bper. Resta però da vedere quanto di quella forza sopravvivrebbe nel futuro Monte senza Siena.
IL RISCHIO DELL’INDIGESTIONE
Dietro il cambio d’insegna, poi, c’è anche il lavoro meno visibile di far funzionare come un unico gruppo banche che fino a poco prima avevano sistemi, reti e organizzazioni proprie. Bper lo sa bene, visto che per integrare Sondrio aveva aperto 23 cantieri operativi tra sistemi informatici, filiali, personale e procedure. Un esercizio che il gruppo ripete quasi senza interruzione da anni e che, con Mps, potrebbe ricominciare su scala ancora maggiore. Bper fa leva sull’esperienza accumulata ma non per questo è al riparo dal rischio di indigestione. Per la banca cresciuta mangiando banche la prossima prova potrebbe essere digerire il pezzo di Mps e, questa volta, mandare giù anche la scomparsa del proprio nome dalle insegne.

