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Ernesto Maria Ruffini

Come sarà e dove si colloca il nuovo Ulivo di Ruffini

Ernesto Maria Ruffini prepara il salto politico e guarda al 10 ottobre: ecco la sua idea di centrosinistra e gli interlocutori con cui intende confrontarsi


Ernesto Ruffini prepara il passaggio politico di Più Uno e fissa a sabato 10 ottobre il momento in cui «lanceremo il nostro progetto politico, riunendo tutti i comitati di Più uno», come annuncia nell’intervista oggi su La Stampa. Il tutto mentre il centrosinistra discute sulle primarie e sul rapporto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e nell’area centrista si muovono Carlo Calenda, Matteo Renzi e Alessandro Onorato. Ruffini dice di voler «provare a unire e dialogare», ma aggiunge: «con chi ci starà».

IL 10 OTTOBRE E LA PARTITA DELLE PRIMARIE

La data è il primo punto fermo. Il 10 ottobre Più Uno dovrebbe riunire i propri comitati e presentare il progetto politico: la trasformazione verso un soggetto ispirato all’esperienza dell’Ulivo. Ora il passaggio viene collocato dentro una fase in cui la discussione sulla leadership del centrosinistra è ancora aperta.

Sul punto delle primarie, però, Ruffini non scioglie il nodo: non annuncia una propria candidatura né indica una preferenza tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. La sua critica riguarda entrambi i principali leader del centrosinistra: «Sono tutti concentrati nell’affermazione della leadership personale». E proprio sulle primarie il suo giudizio è netto: «Oggi non so ancora per cosa andrei a votare, per quale idea di Paese». Il punto politico, quindi, resta quello del programma prima della scelta del nome.

UN ULIVO FUORI DAL CENTRO

Il posizionamento di Ruffini è più chiaro quando si guarda alla geografia del nuovo soggetto. «Non sono di centro – precisa -, sono di centrosinistra». La formula serve anche a distinguere Più Uno dai diversi cantieri che in questi mesi stanno cercando di aggregare l’area centrista. Due mesi fa in un’intervista a Il Foglio, Ruffini aveva già parlato della necessità di trasformare il campo largo in un «campo aperto» e aveva detto che Matteo Renzi «non si può escludere». Sul progetto di Alessandro Onorato, invece, il giudizio era stato molto più freddo: «Non allarga il consenso, quel civismo già votava il campo largo».

Anche il rapporto con Carlo Calenda è definito senza ambiguità. Ruffini dice di ricambiare la stima del leader di Azione, ma contesta la scelta di una collocazione autonoma: «Porsi in un campo che è destinato a non essere maggioritario – dice – significa solo una cosa: voler fare l’ago della bilancia». E aggiunge che «Si deve dialogare, invece, con chi la pensa diversamente». È, in fondo, l’idea di un Ulivo fuori dal centro: non un ritorno al passato, ma il tentativo di riprendere quella vocazione ulivista, da Prodi in poi, a tenere insieme culture diverse dentro un centrosinistra largo.

SCHLEIN O CONTE: LA TERZA POSIZIONE DI RUFFINI

È qui che si apre la questione più delicata per il nuovo progetto. Ruffini non sembra voler costruire una candidatura alternativa semplicemente per contendere la leadership a Elly Schlein o Giuseppe Conte. «Non sono un leader, né un leaderino» ma chiosa «Tutto quello che attualmente esiste nel centrosinistra, nel 2022, non è stato in grado di vincere le elezioni». Resta così la questione della leadership: se la sua candidatura arrivasse, il dato politico non sarebbe necessariamente legato alla possibilità di conquistare il primo turno. Un candidato esterno ai due principali poli della competizione potrebbe infatti misurare il proprio peso anche sulla capacità di raccogliere consenso e, in una fase successiva, orientarlo.

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