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Antitrust opas Intesa

Che dice l’Antitrust dell’Opas di Intesa sul Monte Paschi

Dopo il via libera degli azionisti di Intesa, l’Agcm ha aperto un’istruttoria per approfondire i possibili effetti sulla concorrenza dell’Opas lanciata su Mps. Sotto la lente dell’Antitrust c’è il progetto che divide il Monte tra Intesa e il futuro perimetro Unipol-Bper

L’’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato esamina l’operazione Intesa-Mps insieme all’accordo con Unipol, che definisce “parte integrante dell’Operazione, e pertanto suo elemento essenziale”. È il progetto di un Monte scomposto in due perimetri: uno destinato a restare a Intesa, l’altro a confluire nell’orbita di Unipol e poi in Bper, rafforzando la gamba bancaria del gruppo bolognese. Per l’Agcm, i due versanti della divisione vanno letti insieme: l’istruttoria misura, territorio per territorio, come cambierebbe il peso di Intesa da una parte e di Bper dall’altra.

INTESA DIVIDE MPS, MA 190 FILIALI RESTANO JOLLY

Il progetto di Intesa prevede di dividere le circa 1.260 filiali Mps in due blocchi di dimensioni quasi uguali: circa 635 passerebbero a Unipol e quindi a Bper, mentre circa 625 resterebbero a Intesa. È all’interno delle 635 destinate a Unipol che l’Agcm fa un’ulteriore distinzione: 445 filiali sono già state “identificate in via definitiva” e formano il Perimetro Base della Cessione; le altre 190 “potranno invece essere oggetto di sostituzione per rispondere a potenziali criticità concorrenziali”. Sono il Perimetro Variabile, ovvero il margine con cui Intesa può ridisegnare la composizione delle cessioni se l’Antitrust individua problemi in determinati territori o mercati. In questa prima analisi, quindi, l’Agcm scorpora le 445 filiali già certe e attribuisce il resto della rete Mps a Intesa, incluse le 190 filiali jolly che possono, all’occorrenza, cambiare versante.

COME L’ANTITRUST MISURA IL PESO DELLE BANCHE

L’Antitrust non traccia solo una mappa degli sportelli per vedere quante insegne Intesa e Mps potrebbero finire sulla stessa strada. Per capire dove l’operazione può ridurre la concorrenza guarda dove si concentra la clientela. Con il criterio della “residenza della controparte”, depositi e finanziamenti vengono attribuiti al territorio in cui risiede il cliente anche quando il conto è online o il rapporto è gestito da una filiale altrove. Per l’Agcm questa è un ritratto più fedele di dove si concentra la domanda bancaria.

Questa fotografia, però, non dice quali depositi e prestiti facciano capo a quale delle 445 filiali Mps destinate a Bper. L’Agcm deve quindi stimarli. Se in una provincia Mps ha 20 filiali e 5 rientrano nella cessione, attribuisce a Bper il 25% delle consistenze Mps — cioè dei volumi di depositi o finanziamenti considerati — e il restante 75% a Intesa. È lo stesso esempio utilizzato nel provvedimento. 

Da questa ripartizione l’Agcm ricostruisce le quote di mercato di Intesa, Bper e degli altri operatori, cioè quanto pesa ciascuna banca sul totale dei depositi o dei finanziamenti considerati in quel mercato. Ed è su queste quote che calcola l’HHI, l’indice di Herfindahl-Hirschman, che misura quanto un mercato è concentrato. Se lo spazio è distribuito tra molte banche l’indice resta più basso; se pochi ne occupano gran parte, il valore sale. L’Antitrust guarda poi al delta HHI, cioè a quanto l’operazione, a cose fatte, sposterebbe questo equilibrio facendo aumentare la concentrazione.

DOVE L’OPERAZIONE PESA DI PIÙ: L’ANALISI PER AREE

La mappa tracciata dall’Antitrust cambia molto a seconda del mercato e del tipo di cliente. Nella raccolta bancaria, ovvero conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito della clientela ordinaria, l’Agcm individua “possibili criticità concorrenziali” in 20 province. In 11 la quota post operazione sarebbe compresa tra il 30 e il 40%: Ascoli Piceno, Brindisi, Grosseto, Mantova, Massa Carrara, Reggio Calabria, Rieti, Rovigo, Siena, Terni e Viterbo. Nelle altre 9 si colloca tra il 25 e il 30%: Ancona, Catanzaro, Chieti, Livorno, Lucca, Perugia, Pescara, Taranto e Teramo.

Sul fronte del credito, l’Agcm separa invece quattro tipi di clientela. Per le famiglie, le province da approfondire sono 72. Vi rientrano Siena, ma anche Bologna, Ferrara e Parma. In tre province — Cagliari, Nuoro e Sassari — l’HHI post operazione supera inoltre quota 2.000. Un dato interessante perché mostra che per finire sotto la lente dell’Antitrust non serve necessariamente partire da un mercato iper concentrato: in diversi territori è l’aumento che produrrebbe l’operazione a far scattare l’approfondimento.

Scendono a 17 le province segnalate per le piccole imprese e le famiglie produttrici, mentre per le imprese medio-grandi l’Antitrust cambia scala geografica e individua nove regioni da approfondire: Abruzzo, Calabria, Marche, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta. Nessuna criticità viene invece individuata nel credito agli enti pubblici.

PERCHÉ NELL’ISTRUTTORIA ENTRA ANCHE GENERALI

L’analisi si estende anche al risparmio amministrato, dove l’Agcm individua 27 province da approfondire. Alle 20 già emerse nella raccolta bancaria se ne aggiungono altre sette perché, a differenza di quanto avviene nella raccolta bancaria, in questo mercato l’Agcm non include Poste nel perimetro concorrenziale considerato. Gli stessi 27 mercati provinciali tornano nella distribuzione del risparmio gestito. 

Nel risparmio gestito entra poi in gioco anche Generali. Con Mediobanca, Intesa erediterebbe la partecipazione indiretta del 13,32% oggi detenuta da Mps. L’Agcm esclude che questa quota, da sola, possa attribuire a Intesa un controllo di fatto sul Leone. Resta però da verificare se la partecipazione possa ridurre l’incentivo dei due gruppi a competere, facilitare forme di coordinamento o la circolazione di informazioni sensibili, anche nei rami Vita, uno dei principali terreni di sovrapposizione tra Intesa e Generali nella distribuzione assicurativa.

DA SIENA ALL’EMILIA-ROMAGNA, LA GEOGRAFIA DELL’ANTITRUST

Siena ed Emilia-Romagna rappresentano due facce diverse della stessa operazione: da una parte il territorio da cui Mps prende nome, radici e una parte importante del proprio peso economico; dall’altra quello in cui hanno il loro baricentro Unipol e Bper, destinate ad accogliere una parte del Monte. 

A Siena le spie si accendono in più mercati. Nella raccolta bancaria, Intesa e la parte di Mps che le viene attribuita arriverebbero insieme a una quota compresa tra il 30 e il 40% del mercato provinciale. Non significa che tre o quattro senesi su dieci sarebbero clienti del nuovo gruppo, ma che a quel perimetro sarebbe riconducibile una quota analoga della raccolta provinciale, sulla base dei volumi attribuiti alla clientela residente. Il segnale si ripete nel credito alle famiglie e in quello alle piccole imprese e famiglie produttrici, dove le quote restano nella stessa fascia. In quest’ultimo mercato Siena è inoltre una delle sole tre province, insieme a Cagliari e Reggio Calabria, in cui l’HHI supera 2.000. 

Il quadro dell’Emilia-Romagna è diverso. Nessuna provincia compare tra quelle segnalate per la raccolta bancaria o per il credito alle piccole imprese, e la regione non figura tra le nove individuate per le imprese medio-grandi. Bologna, Ferrara e Parma compaiono però nel credito alle famiglie, con quote post operazione comprese tra il 25 e il 30% e aumenti dell’HHI sufficienti a farle rientrare tra i mercati da approfondire.

È qui che potrebbero entrare in gioco le 190 filiali del Perimetro Variabile. Il provvedimento non stabilisce dove dovranno essere sostituite, ma prevede che possano cambiare “per rispondere a potenziali criticità concorrenziali”. Se l’istruttoria confermasse queste criticità, cambiare gli sportelli destinati a Unipol sarebbe una delle leve per riequilibrare le quote. Ma è un gioco di pesi: ciò che viene tolto dal piatto di Intesa passa su quello di Unipol/Bper. L’Antitrust dovrà quindi verificare che, nel riequilibrare il primo, non si finisca per caricare troppo il secondo. Per farlo avrà 60 giorni dall’avvio dell’istruttoria e dovrà acquisire anche il parere dell’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, che intanto ha autorizzato Intesa ad acquisire indirettamente le partecipazioni in Generali e Axa Mps, prima di arrivare alla decisione finale.

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