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Valditara

Studenti stranieri, tetto del 30% in classe: cosa prevede il piano di Valditara

Tra il tetto vincolante agli studenti stranieri e i dubbi di costituzionalità, il ministero dell’Istruzione cerca la quadratura del cerchio: evitare le cacciate dalle classi, si punta alla regia degli Uffici Scolastici e al potenziamento dei docenti di L2

Tetto al 30% di alunni stranieri per classe: quella che finora era soltanto una norma orientativa fissata dalla Circolare Ministeriale 8 gennaio 2010, n. 2 del Ministero dell’Istruzione sta per trasformarsi in un vincolo di legge. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara spinge sull’acceleratore per evitare “classi ghetto” e blindare l’integrazione, ma il piano rischia di incepparsi ancor prima di nascere. Tra il fuoco incrociato dei giuristi e i dubbi sollevati da La Repubblica e Il Fatto Quotidiano, la tenuta giuridica del provvedimento pare scricchiolare: il fantasma della bocciatura nei tribunali amministrativi è già dietro l’angolo.

I NODI LEGALI E IL RISCHIO DI CASSAZIONE AL TAR

Applicare un sbarramento automatico basato sulla cittadinanza rischia di scontrarsi con l’articolo 3 e l’articolo 34 della Costituzione, oltre che con la normativa europea sui diritti dell’infanzia, poiché negare l’iscrizione a una scuola di quartiere a un bambino solo in base al passaporto configura una potenziale discriminazione diretta o indiretta. In sede di giudizio amministrativo, i TAR e il Consiglio di Stato tendono ad annullare i provvedimenti che confondono il dato burocratico della nazionalità con l’effettiva competenza linguistica, considerando che molti alunni stranieri sono nati in Italia e parlano perfettamente la nostra lingua. Inoltre, la segregazione abitativa presente in molte periferie urbane rende il limite matematico del 30% del tutto irrealizzabile, salvo costringere i minori a trasferimenti coatti lontani dalla propria residenza.

IL RUOLO DEGLI USR

Per schivare le mannaie dei tribunali amministrativi ed evitare che la riforma s’incagli nel caos delle aule, il ministro Giuseppe Valditara studia una via d’uscita basata sulla flessibilità e sulla prevenzione. L’obiettivo è scongiurare lo scenario peggiore: porte sbarrate a settembre o iscrizioni rifiutate a lezioni già iniziate. La cabina di regia del piano viene così affidata direttamente agli Uffici Scolastici Regionali, chiamati a gestire la partita d’anticipo già durante la finestra delle iscrizioni invernali. Saranno gli Usr a mappare la demografia dei quartieri e a coordinare i dirigenti dello stesso ambito territoriale, riequilibrando i flussi tra plessi vicini per smistare le presenze prima della formazione ufficiale delle sezioni. Una sorta di moral suasion sulle famiglie per distribuire le immatricolazioni senza strappi logistici o contenziosi alle porte.

IL POTENZIAMENTO DELL’ITALIANO L2

Nei contesti urbani ad alta densità migratoria, dove superare la quota del 30% è un dato fisiologico e matematicamente inevitabile, il dicastero cambia marcia: niente espulsioni o trasferimenti coatti, ma un’iniezione diretta di risorse umane e finanziarie (bisognerà assumere ancora?). Per le classi che sforano il tetto scatta il potenziamento organico previsto dalle Orientamenti interculturali. Idee e proposte per l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana: in arrivo un contingente di docenti specializzati nell’insegnamento dell’Italiano L2, dedicati all’alfabetizzazione dei ragazzi NAI (Neo Arrivati in Italia). L’integrazione non passerebbe quindi per le “classi differenziate”, vietate dalla legge, ma per laboratori linguistici modulari e intensivi che permettono agli studenti non italofoni di recuperare il divario. Integrando anche i genitori nel percorso, qualora la lingua italiana fosse un problema anche per loro.

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