Il voto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e nella capitale certifica la spaccatura della politica tedesca. Tra partiti di massa polverizzati, piazze radicali e retropalazzi in fermento, ecco cosa c’è dietro il crollo dei moderati e la bufera che travolge Konrad-Adenauer-Haus
L’AfD è il primo partito nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore con il 38,2%, a Berlino, invece, il risultato racconta un’altra dinamica. La Linke, partito della sinistra radicale tedesca nato nel 2007 dalla fusione tra il PDS, erede del partito socialista della Germania Est e la WASG, è arrivata prima con il 25,7%, davanti alla CDU al 18,8%, all’AfD al 16,3% e alla SPD al 12,1%. Un risultato che rafforza il peso della sinistra nella capitale e apre ora la partita sulla formazione della maggioranza. La Cdu invece perde ovunque, crolla al 4,9% nel Land dell’Est e rimane esclusa per la prima volta nella storia fuori dal Parlamento regionale.
L’esito del voto consegna due fotografie opposte ma speculari: da un lato l’avanzata travolgente dei radicali di destra nei contesti provinciali e orientali, dall’altro l’exploit della sinistra nella metropoli, in un doppio trapasso che fa tremare la tenuta del cancelliere Friedrich Merz.
DUE GERMANIE, DUE VOTI
Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore l’AfD ha staccato la Spd, che si è fermata al 35,5%, lasciando le briciole alla Cdu sotto la soglia del 5%. Nella capitale i dati si ribaltano, con la Linke al 25,7%, la Cdu al 18,8%, l’AfD al 16,3% e la Spd sprofondata al 12,1%.
Secondo Pierluigi Mennitti su Startmag, la Germania sarebbe “piombata in un bipolarismo frammentato e isterico, dove il voto di protesta non è più una fiammata passeggera ma una scelta d’impianto”. Di sicuro, come sottolinea anche il Corriere della Sera, esiste una spaccatura abissale tra una provincia profonda ossessionata da problemi tangibili — dove la paura per il ritorno dei lupi e i costi della transizione green per lo scaldabagno o le caldaie pesano più dei grandi discorsi di sistema — e i salotti metropolitani berlinesi, arroccati su battaglie ideologiche di segno opposto.
L’ASSEDIO INTERNO AL CANCELLIERE
Definito un “disastro” dallo stesso Friedrich Merz, il passaggio elettorale trascina i cristiano-democratici in un clima da resa dei conti nei corridoi della Konrad-Adenauer-Haus. Prosegue Mennitti: “il più grande avversario di Merz è il desiderio tedesco di immobilismo”, mentre la Cdu è “profondamente lacerata al suo interno”, incapace di esercitare quella funzione di Volkspartei capace di cucire insieme ceti sociali e generazioni diverse. Tra le correnti si consuma il travaglio sul cordone sanitario nei confronti dell’estrema destra, mentre la leadership del cancelliere finisce stritolata tra l’intransigenza dei falchi del partito e le richieste di tutela avanzate dai governatori territoriali.
LA RADICALIZZAZIONE PASSA DA EST A OVEST
Il raddoppio dei consensi dell’AfD nei territori orientali e la travolgente vittoria della Linke guidata da Elif Eralp nella capitale segnalano inoltre la definitiva affermazione delle forze di rottura nello scacchiere federale. Analizzando la portata del fenomeno, Mennitti parla di una vera e propria “esplosione dei radicali” e rileva come “riforme incisive non trovano posto” all’interno del nuovo modello politico ed elettorale emerso dalle urne. Se a Berlino sono già partite le grandi manovre e i contatti informali per verificare la fattibilità di un’alleanza a tre con Spd e Verdi, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore la Spd della governatrice Manuela Schwesig proverà a sbarrare la strada all’AfD, lasciando aperto un gigantesco e ingombrante nodo di governabilità per l’intero Paese.
A sinistra nella foto Elif Eralp, candidata della Linke a Berlino. A destra, Alice Weidel, leader dell’Afd (fonte: Sandro Halank, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0)

