La definizione di IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) divide i dem: Elly Schlein chiede di modificare il riferimento alla definizione, ma la maggioranza non sembra arretrare. Ecco i motivi per cui il Pd voterà no al Ddl antisemitismo.
Il Pd si prepara a votare contro il Ddl sull’antisemitismo dopo essersi astenuto al Senato a marzo. La decisione è maturata dopo una lunga riunione del gruppo parlamentare alla Camera e a seguito dell’ultimo appello di Elly Schlein alla maggioranza, in cui ha richiesto di modificare il riferimento alla definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Senza una modifica, ha spiegato la segretaria del Pd, i deputati dem voteranno no. Muro da parte della maggioranza, che non sembra arretrare.
DALL’ASTENSIONE DEL SENATO AL NO DELLA CAMERA, I MOTIVI
Il passaggio alla Camera segna un cambio di linea per il Pd. Nel voto al Senato del 4 marzo, quando il testo era stato approvato con modifiche, i dem avevano scelto la via dell’astensione, e all’interno del gruppo erano già emerse differenti posizioni. Il provvedimento è ora all’esame della Camera e la scelta del no non equivale a una presa di posizione uniforme interna al partito. Nella riunione del gruppo parlamentare, infatti, almeno quindici deputati si sono espressi per il voto contrario, mentre Guerini, Quartapelle e Ciani hanno mantenuto una posizione vicina all’astensione. Piero Fassino ha confermato la propria intenzione di votare a favore del provvedimento.
COSA DICE LA DEFINIZIONE DI IHRA
La definizione dell’IHRA, non giuridicamente vincolante, è stata approvata dall’assemblea plenaria dell’organizzazione a Bucarest il 26 maggio 2016. Definisce l’antisemitismo come una «determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti». La definizione comprende atti e dichiarazioni contro persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni ebraiche e i luoghi di culto. Il testo del Ddl riprende questa formulazione e la introduce nella legislazione italiana.
A dividere il Partito Democratico sono soprattutto gli esempi collegati a Israele. Il nodo del contendere riguarda gli undici esempi allegati alla definizione, di cui sette si riferiscono direttamente allo Stato di Israele. Tra questi rientrano l’applicazione di due pesi e due misure non richiesti ad altre nazioni democratiche, il paragone tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista, e l’affermazione che l’esistenza stessa di Israele sia un’espressione di razzismo (letteralmente: “Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”
Se da un lato il testo specifica che le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non sono antisemite, dall’altro sanziona come discriminatori i tentativi di negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione o di ritenere gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato. È su questo punto che si concentra la contestazione del Pd. I dem sostengono che il riferimento legislativo agli indicatori IHRA possa creare un margine di sovrapposizione tra antisemitismo e critica alle politiche del governo israeliano. Schlein ha chiesto quindi di eliminare o modificare la definizione contenuta nel testo, proponendo un riferimento alternativo alla Dichiarazione di Gerusalemme.
PERCHÉ IL PD DICE NO
La posizione della segreteria parte da una distinzione: contrastare l’antisemitismo e tutelare contemporaneamente la possibilità di criticare le decisioni e le politiche di uno Stato. Secondo Elly Schlein e la maggioranza del gruppo alla Camera è questa la questione che rende problematico il testo nella sua attuale formulazione. La segreteria apre la porta a un voto favorevole nel caso in cui la definizione venga modificata. «Se quella definizione sarà cambiata, noi siamo anche disponibili a votare questa legge», ha spiegato la segretaria Dem dopo la riunione del gruppo. In caso contrario – ha annunciato – il Pd voterà contro. La maggioranza, però, ha respinto l’ipotesi di intervenire sul riferimento all’IHRA. Secondo quanto riportato da Repubblica, Maurizio Gasparri ha ribadito che il testo resterà quello approvato al Senato.
ANCHE LA FNSI CONTRO IL TESTO
Non solo il Pd contesta l’impostazione del Ddl. La Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) ha aderito all’appello promosso da oltre cento associazioni contro il provvedimento e contro l’utilizzo della definizione di IHRA nel testo. La Fnsi sostiene che criticare le politiche dello Stato di Israele non possa essere automaticamente ricondotto all’antisemitismo e ha sottolineato di non aver mai sottoscritto la definizione di IHRA. La posizione del sindacato dei giornalisti si inserisce in un fronte ampio di associazioni e organizzazioni che contestano il rischio di una compressione della libertà di espressione.
COSA SUCCEDE ADESSO
Il Ddl è attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera. Il testo è arrivato a Montecitorio dopo l’approvazione del Senato del 4 marzo e dopo il successivo esame alla Camera. L’obiettivo indicato nelle scorse settimane era quello di completare l’esame in commissione e portare il provvedimento in Aula il 2 ottobre. Il calendario potrà comunque subire modifiche durante l’iter parlamentare.

