Con l’approvazione del Ddl concorrenza anche i consulenti del lavoro potrebbero depositare i bilanci al Registro delle imprese. Ma i commercialisti non ci stanno: ecco perché
Estendere ai Consulenti del Lavoro il deposito dei bilanci delle società presso il Registro delle imprese: lo prevede Il Ddl Concorrenza, approvato dal CdM il 23 luglio e non ancora arrivato all’esame parlamentare. Ma sul punto insorgono nuovamente i dottori commercialisti, che già negli anni passati contestarono iniziative simili, senza che allora si arrivasse a modificare l’assetto normativo vigente.
COSA PREVEDE IL DDL CONCORRENZA
Il punto che ha riacceso il confronto tra le due categorie è l’articolo 13 dello schema del Ddl Concorrenza 2026. La disposizione interviene sulla legge n. 340 del 2000 e inserisce anche gli iscritti all’Albo dei Consulenti del Lavoro tra i professionisti autorizzati a depositare i bilanci delle società presso il Registro delle imprese, mentre la disciplina attuale riserva questa funzione agli iscritti nelle sezioni A e B dell’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
Il punto su cui si concentra la disputa è la natura dell’adempimento. Per i commercialisti – che rimarcano la differenza tra i rispettivi percorsi professionali, il deposito non consiste soltanto nell’invio telematico di un documento già approvato dalla società: il professionista interviene nell’ambito della pubblicità legale dell’impresa e attesta, sotto la propria responsabilità, la conformità della documentazione trasmessa agli originali. Per i Consulenti del Lavoro, invece, il deposito arriva dopo la formazione e l’approvazione del bilancio e non implica la sua redazione o certificazione.
COME HANNO REAGITO I COMMERCIALISTI
Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano De Nuccio, ha definito la norma “inaccettabile”, contestando la modifica sul piano delle competenze professionali. Per il presidente CNDCEC il bilancio rappresenta la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa e si colloca all’interno di un sistema che comprende norme civilistiche, principi contabili, fiscalità societaria e pubblicità legale. La possibilità di estendere il deposito ai Consulenti del Lavoro non è quindi giustificata dalla natura dell’attività.
La posizione è stata fatta propria anche dai Coordinamenti regionali degli Ordini dei commercialisti, che rappresentano complessivamente circa 120mila iscritti. Questi in un documento congiunto hanno ricordato che l’articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della legge n. 340/2000 attribuisce oggi la funzione agli iscritti all’Albo dei commercialisti e degli esperti contabili. Per i Coordinamenti, “non si tratta della semplice trasmissione di un file”: il professionista opera nell’ambito della pubblicità legale dell’impresa e attesta sotto la propria responsabilità la conformità dei documenti agli originali.
La posizione dei commercialisti, quindi, è che il deposito dei bilanci sia coerente con una formazione specifica nelle materie economico-aziendali, societarie e contabili. Per i Coordinamenti regionali, inoltre, la disciplina vigente non rappresenta un vuoto normativo da colmare, ma una scelta già compiuta dal legislatore e modificata senza successo nel 2022 e nel 2023.
COSA RISPONDONO I CONSULENTI DEL LAVORO
La replica dei Consulenti del Lavoro è arrivata con un comunicato stampa firmato dai Presidenti dei Consigli provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, riunitisi a Reggio Calabria per la Convention nazionale della categoria. Nel comunicato stampa del 25 settembre hanno ribadito la propria posizione, netta: nessuna invasione delle competenze dei commercialisti, ma il riconoscimento di una possibilità che – a loro giudizio – è coerente con attività che i Consulenti del Lavoro già svolgono. «Rimandiamo al mittente le accuse del presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Elbano de Nuccio. Definire “inaccettabile” l’estensione ai Consulenti del Lavoro della possibilità di depositare i bilanci significa disconoscere il complesso delle norme che, da decenni, regolano il ruolo degli intermediari professionali in materia fiscale, contabile e tributaria».
I Presidenti provinciali contestano quindi l’idea di una sovrapposizione tra le due professioni: «Non siamo di fronte ad alcuna invasione di campo né al tentativo di appropriarci di competenze altrui. Piuttosto, sarebbe colmato un vulnus dell’ordinamento e riallineata la disciplina del deposito dei bilanci alla realtà delle attività che i Consulenti del Lavoro sono già pienamente abilitati a svolgere».
Il punto centrale della loro argomentazione riguarda proprio la natura del deposito: «Il deposito presso il Registro delle imprese costituisce, infatti, un adempimento successivo alla formazione e all’approvazione del bilancio e non attribuisce alcuna esclusiva sulla sua redazione o certificazione».
La categoria rivendica inoltre un perimetro professionale ben più ampio del solo diritto del lavoro. I Consulenti del Lavoro, si legge nella nota, assistono le imprese nella tenuta della contabilità, negli adempimenti fiscali e tributari, nella trasmissione delle dichiarazioni, nell’accesso ai dati dell’Agenzia delle Entrate, nell’apposizione dei visti di conformità e nelle asseverazioni previste dalla legge. A queste attività si aggiungono funzioni nelle procedure di crisi e insolvenza e, quando ricorrono i requisiti, negli organi di controllo societario.
Da qui un’altra contestazione ai commercialisti: «È dunque singolare sostenere che un professionista al quale la legge consente di tenere la contabilità, verificare dati contabili, apporre visti, assistere il contribuente e gestire delicate procedure di crisi non possa trasmettere telematicamente un bilancio regolarmente approvato dagli organi societari».
Nella foto, a sinistra, Elbano de Nuccio, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti; a destra e Rosario De Luca, presidente Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro

