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Italia Egitto

Tutti i nodi tra Italia ed Egitto: ecco perché rompere è difficile

Il caso Regeni torna al centro dell’attenzione dopo la condanna di tre agenti egiziani e le dichiarazioni molto contestate del titolare della Farnesina. Ma dietro l’uscita di Tajani s’intravede la ratio della realpolitik: Italia ed Egitto hanno un rapporto strettissimo, che interseca diversi dossier chiave, dalle questioni energetiche a Gaza, dai migranti alla sicurezza sugli stretti. Rompere col Cairo significherebbe incrinare molto più di una relazione diplomatica.

“Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone”: queste le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo la condanna in primo grado di tre agenti dei servizi del Cairo per il sequestro di Giulio Regeni nel 2016. Dichiarazioni che hanno scatenato l’indignazione delle opposizioni, malgrado il vicepremier si sia affrettato a precisare: “Mi sono limitato a fotografare la sentenza. Proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo”. Ricordando inoltre l’impegno del governo per la scarcerazione di Patrick Zaki e gli sforzi in corso per riportare in Italia Nessy Guerra e sua figlia.

Posizione giustificabile solo richiamandosi a una ferrea realpolitik e alle relazioni industriali e diplomatiche intrecciate negli anni tra l’Italia e l’Egitto. Una collaborazione strettissima su svariati fronti – dagli investimenti italiani nella regione, al ruolo chiave di Suez per l’export italiano, fino alla questione israelo-palestinese, in cui il regime di al-Sisi è un mediatore fondamentale – che ha spinto Tajani a recarsi nella capitale egiziana per ben 6 volte.

IL CASO REGENI NON È CHIUSO

Il 28 settembre la sentenza della Corte d’Assise di Roma sul caso Regeni ha condannato a dieci anni tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni e ha assolto il quarto imputato. L’accusa di omicidio è invece caduta. Il processo si è celebrato in assenza degli imputati, che non sono stati consegnati dalle autorità egiziane.

La sentenza modifica il quadro giudiziario italiano, ma non quello dei rapporti con Il Cairo. Per Roma esiste ora una condanna pronunciata nei confronti di tre appartenenti agli apparati egiziani; per Il Cairo resta una vicenda che le autorità egiziane hanno trattato negli anni in modo incompatibile con la ricostruzione giudiziaria italiana. È una frattura che non scompare con il verdetto.

LE RELAZIONI ITALIA-EGITTO

Eppure, nello stesso periodo, la relazione bilaterale ha continuato ad allargarsi. A settembre Antonio Tajani è tornato al Cairo per la sua sesta missione in Egitto da ministro degli Esteri, incontrando al-Sisi e il ministro degli Esteri Badr Abdelatty e partecipando alla Commissione congiunta italo-egiziana. Sul tavolo c’erano diversi dossier di primaria importanza: da Gaza alla Libia, dal Sudan al Mar Rosso, dalle migrazioni alla sicurezza, dagli investimenti nella regione alle questioni energetiche. Lo stesso Tajani, in un editoriale pubblicato dal ministero, ha sottolineato il carattere fondamentale della relazione col Cairo: “L’Italia è già il primo partner commerciale europeo dell’Egitto. – si legge – Nel 2025 il nostro interscambio ha raggiunto 5,9 miliardi di euro, crescendo dell’11,7%, e nei primi cinque mesi del 2026 ha registrato un ulteriore aumento del 7,5%”.

Numeri importanti che fanno il paio con la lista lunghissima di aziende italiane attive nel Paese: Eni, Intesa Sanpaolo/AlexBank, Pirelli, Caltagirone, Danieli e Techint, solo per citarne alcune.

Come ricorda oggi Quotidiano Nazionale, inoltre, “l’Egitto conta circa 110 milioni di abitanti e per il 2026 è prevista una crescita reale del Pil del 4,6%, quasi cinque volte quella italiana. Per la nostra industria è quindi uno dei maggiori mercati del Mediterraneo e dell’Africa. Senza dimenticare che il Cairo è uno dei punti cruciali del Piano Mattei per l’Africa lanciato dal governo Meloni”.

IL GAS: ENI HA COSTRUITO UN RAPPORTO CHE VA OLTRE LA DIPLOMAZIA

L’Egitto non è soltanto un interlocutore politico per Roma: è uno dei Paesi nei quali Eni ha costruito una presenza energetica di lungo periodo, con il giacimento Zohr come punto centrale di una relazione che coinvolge produzione, infrastrutture e prospettive di sviluppo di nuove risorse.

Per l’Italia questo significa che il dossier energetico non può essere separato facilmente dalla relazione politica. Le attività di Eni in Egitto hanno una dimensione industriale e commerciale che va ben oltre il singolo rapporto tra governi, e il Cairo resta inoltre un nodo importante per la trasformazione dell’Egitto in hub regionale del gas.

MIGRAZIONI: IL CAIRO È UN INTERLOCUTORE OPERATIVO

Lo stesso vale per le migrazioni. L’Italia ha interesse a mantenere con l’Egitto una cooperazione che riguarda contrasto ai trafficanti, gestione dei flussi, rimpatri e canali regolari, oltre alle iniziative legate al Piano Mattei.

Il rapporto riguarda la capacità di Roma di lavorare con un Paese che controlla una parte decisiva della sponda meridionale del Mediterraneo e che, per posizione geografica, ha un ruolo diretto nelle dinamiche che collegano Nord Africa, Medio Oriente e rotte verso l’Europa.

Il dossier migratorio introduce quindi un’altra dipendenza reciproca: Roma ha bisogno del Cairo per alcuni strumenti di gestione dei flussi; Il Cairo ha interesse a mantenere aperto il rapporto con l’Italia e con l’Europa.

GAZA, ISRAELE E LA REGIONE: SENZA IL CAIRO IL TAVOLO SI COMPLICA

L’Egitto occupa una posizione particolare nei rapporti con Israele, nei negoziati sulla guerra a Gaza e nei contatti con gli attori palestinesi. Per l’Italia, che considera il Cairo un interlocutore sui principali dossier regionali, questo rende difficile immaginare una politica mediterranea nella quale il rapporto con l’Egitto venga drasticamente ridimensionato.

La visita di Tajani di settembre è indicativa proprio per questo: Gaza, Libia, Sudan e Mar Rosso erano nello stesso elenco di temi discussi con le autorità egiziane, a dimostrazione del fatto che l’Egitto è uno dei pochi interlocutori che Roma non può trattare come marginale quando discute di sicurezza e stabilità nel Mediterraneo allargato.

IL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI

La Commissione congiunta e il Business Forum Italia-Egitto organizzati durante la missione di Tajani mostrano quanto il rapporto abbia assunto una dimensione importante anche per il rapporto economico. Per le imprese italiane l’Egitto rappresenta un mercato e una piattaforma regionale; per Il Cairo l’Italia è uno dei principali partner europei. Ovviamente, l’ipotesi di una rottura diplomatica avrebbe effetti che non resterebbero confinati alle cancellerie.

SICUREZZA E DIFESA: UN ALTRO LIVELLO DI RAPPORTO

A questo si aggiunge la cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa. Negli ultimi anni Roma e Il Cairo hanno costruito un rapporto che comprende formazione, cooperazione militare e rapporti industriali, mentre l’Egitto è diventato per l’Italia un interlocutore importante anche nella gestione delle crisi regionali. Questo probabilmente è l’elemento che rende il caso Regeni politicamente più delicato: la contestazione riguarda infatti proprio apparati dello Stato egiziano, mentre altri apparati dello stesso Stato sono interlocutori con cui l’Italia continua a cooperare.

PERCHÉ ROMA NON PUÒ SEMPLICEMENTE CHIUDERE

Il caso Regeni ha riportato in primo piano la distanza tra Italia ed Egitto sul terreno della giustizia e dei diritti. Ma contemporaneamente tutti gli altri dossier hanno seguito una traiettoria diversa: più energia, più commercio, più cooperazione migratoria, più contatti sulla sicurezza e più necessità di interlocuzione sulla crisi di Gaza. È questa la struttura reale del rapporto: Roma e Il Cairo continueranno a collaborare proprio mentre resta aperta una frattura giudiziaria che coinvolge direttamente apparati dello Stato egiziano.

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