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elezioni presidenziali Brasile Lula e Bolsonaro

Brasile al voto: chi si candida e la sfida Lula-Bolsonaro

Oggi il primo turno delle presidenziali. In campo 12 candidati, ma la sensazione è che sarà una sfida a due tra Lula e Flávio Bolsonaro.

Il Brasile torna alle urne quattro anni dopo il testa a testa tra Luiz Inácio Lula da Silva e Jair Bolsonaro. Il primo turno delle presidenziali è fissato per oggi, mentre l’eventuale ballottaggio si terrà il 25 ottobre. Nello stesso giorno si voterà anche la Camera dei deputati, per un terzo del Senato e per i governatori e le assemblee legislative dei singoli Stati.

Il Tribunale superiore elettorale ha registrato 12 candidature presidenziali, ma la campagna elettorale si è progressivamente concentrata su due nomi: Lula e Flávio Bolsonaro, senatore del Partito Liberale e figlio dell’ex presidente Jair da cui ha ereditato la base elettorale, orientandola al mondo imprenditoriale. I sondaggi di fine settembre fotografano una situazione estremamente ravvicinata, soprattutto in vista del secondo turno.

CHI SONO I 12 CANDIDATI

Respinte dal Tribunale superiore elettorale le candidature di Pablo Marçal e Leonardo Avalanche, i 12 candidati sono Lula, Flávio Bolsonaro, Ronaldo Caiado, Romeu Zema, Augusto Cury, Renan Santos, Samara Martins, Hertz Dias, Edmilson Costa, Rui Costa Pimenta, Clariana Barão e Wilson Grassi.

Lula (PT) corre per la riconferma con Geraldo Alckmin (PSB). È l’unica candidatura presidenziale sostenuta da una coalizione ampia di partiti: il PT e le forze alleate rappresentano il campo progressista e parte del centrosinistra. Lula punta sul bilancio del governo, sulle politiche sociali, sulla riduzione della povertà e della disoccupazione e su una politica estera che mantenga una maggiore autonomia rispetto agli Stati Uniti.

Flávio Bolsonaro (PL) corre con Alfredo Gaspar. Senatore e figlio di Jair Bolsonaro, è il candidato del principale partito della destra brasiliana. Il suo programma insiste su sicurezza, riduzione dello Stato, liberalizzazioni, valori conservatori e critiche al PT e al Supremo Tribunale Federale. La sua candidatura è sostenuta politicamente dall’apparato bolsonarista, ma il PL arriva al voto senza un’ampia coalizione con i partiti del centro.

LULA E FLÁVIO BOLSONARO: È UNA CORSA A DUE?

I numeri degli ultimi giorni confermano la polarizzazione in favore di Lula e Bolsonaro. Il sondaggio Meio/Ideia pubblicato il 30 settembre assegna al primo turno il 39,4% a Lula e il 38,4% a Flávio Bolsonaro, con Augusto Cury al 6,7%, Renan Santos e Ronaldo Caiado intorno al 4,5% e Romeu Zema al 3,5%. Al secondo turno il distacco è ancora più ridotto: 48,5% per Lula e 48% per Flávio Bolsonaro.

Atlaslntel/Bloomberg restituisce un quadro analogo ma con percentuali diverse: Lula 45,3%, Flávio Bolsonaro 42,2% al primo turno; 47,6% contro 47,7% nell’ipotesi di ballottaggio.

IL PESO DEL VOTO DEI BRASILIANI ALL’ESTERO IN UN IPOTETICO TESTA A TESTA RAVVICINATO

Sono 918.876 i brasiliani residenti all’estero iscritti alle liste elettorali, distribuiti in 134 Paesi, e rappresentano poco più dello 0,5% dei circa 158,7 milioni di elettori complessivi.

Il numero è cresciuto del 358% rispetto al 2010 e del 31,82% rispetto alle elezioni del 2022. Il principale bacino è negli Stati Uniti, con il 28,89% degli elettori residenti all’estero, seguito da Portogallo con il 14,67% e Giappone con il 9,62%. Il peso numerico rimane limitato rispetto all’elettorato nazionale, ma può diventare rilevante in una competizione molto ravvicinata.

UN VOTO CHE PUÒ CAMBIARE LE SORTI DI UN INTERO PAESE

Il voto brasiliano arriva in un momento nel quale la politica interna si intreccia con la geopolitica. Il rapporto con Donald Trump, la pressione commerciale americana, il ruolo della Cina, le terre rare e la collocazione del Brasile nei Brics sono entrati con forza nella campagna elettorale.

Il Brasile è la maggiore economia del Sudamerica e uno dei principali produttori mondiali di materie prime. La sua posizione nei Brics e il rapporto commerciale con la Cina determinano una posizione diversa da quella perseguita dall’amministrazione Trump, che punta a rafforzare il peso americano nell’emisfero occidentale.

Negli ultimi mesi Washington e Brasilia si sono confrontate soprattutto sui dazi. L’amministrazione Trump ha imposto tariffe del 25% su migliaia di prodotti brasiliani, trasformando il commercio in una questione politica. Lula ha utilizzato lo scontro per rivendicare la sovranità economica brasiliana, mentre Bolsonaro ha contestato la gestione del governo.

COSA CAMBIA PER IL TRUMPISMO SE IL BRASILE CAMBIA CAMPO

È il punto che rende le presidenziali brasiliane rilevanti anche oltre i confini del Paese. Il trumpismo non è più soltanto una corrente della politica statunitense: negli ultimi anni ha costruito rapporti con movimenti e governi conservatori in diversi Paesi dell’America Latina.

Il Brasile rappresenta però un caso diverso per dimensioni economiche e peso internazionale. Un’eventuale vittoria di Flávio Bolsonaro riporterebbe al governo la famiglia Bolsonaro e rafforzerebbe il collegamento politico tra Brasilia e l’area trumpiana di Washington. Una conferma di Lula manterrebbe invece il Brasile su una linea di maggiore autonomia strategica, con rapporti più stretti con Cina e Brics e una maggiore distanza politica dall’amministrazione americana.

Nella foto, a sinistra Flavio Bolsonaro, a destra Luiz Inácio Lula da Silva

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