Nessuna pressione nella sala Var e designazioni “favorevoli” all’Inter, dopo i Tribunali di Milano e Monza anche la giustizia sportiva archivia il caso sull’ex arbitro.
L’ex arbitro Gianluca Rocchi non è stato riconosciuto responsabile di alcuna frode sportiva. Dopo mesi di indagini, intercettazioni, interrogatori e ricostruzioni, i due filoni che avevano travolto l’ex designatore di Serie A e B sono arrivati all’archiviazione.
A seguito dell’inchiesta sulle interferenze nelle designazioni l’arbitro è stato indagato anche per presunte “bussate” alla sala Var di Lissone (Monza). Entrambi i procedimenti sono stati archiviati, con il secondo filone chiuso dalla Procura federale della Figc nella giornata di ieri e già archiviato penalmente una prima volta dalla Procura di Monza. Lo scagionamento di Gianluca Rocchi lascia però aperto un interrogativo: cosa resta oggi dell’ex designatore dopo aver perso l’incarico, essersi autosospeso e aver rinunciato al relativo compenso?
L’AVVISO DI GARANZIA E L’AUTOSOSPENSIONE
Tutto ha inizio il 25 aprile 2026, quando Rocchi riceve un avviso di garanzia dalla Procura di Milano con l’ipotesi di concorso in frode sportiva e decide, nella stessa giornata, di autosospendersi con effetto immediato dal ruolo di responsabile della Commissione Arbitri Nazionali di Serie A e B. Con lui viene coinvolto nell’inchiesta il supervisore Var Andrea Gervasoni.
Nelle contestazioni iniziali c’erano le presunte interferenze sulle decisioni della sala Var di Lissone (le cosiddette “bussate” alla porta del Var) e il capitolo designazioni che, secondo le ipotesi, avrebbero favorito l’Inter. Nell’avviso di garanzia comparivano in particolar modo la designazione di Andrea Colombo per Bologna – Inter del 20 aprile 2025 e quella di Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Inter e Milan del 23 aprile 2025. Rocchi decise di respingere immediatamente le accuse, scegliendo però di farsi da parte. L’AIA decise di sostituirlo con Dino Tommasi, designatore ad interim per il finale di stagione.
L’IPOTESI DEL COMMISSARIAMENTO DELLA FIGC E IL NO DEL CONI
Come ricostruito da questa testata, il caso Rocchi ha avuto ripercussioni anche sulla Figc, alimentando l’ipotesi di commissariamento della Federazione stessa, poi bloccata dal Coni. Ma già allora c’era un elemento che oggi assume un peso differente: nel ricostruire la vicenda avevamo sottolineato che le violazioni contestate a Rocchi non erano ancora accertate e che l’ex designatore non faceva parte degli organi direttivi della Figc. La distinzione era tutt’altro che formale. Le accuse erano ancora accuse e oggi, dopo la conclusione delle indagini, quel principio trova un riscontro concreto negli atti di archiviazione.
MILANO, MONZA E FIGC, TUTTO ARCHIVIATO
Come riportato da Sky, dopo le Procure di Milano e Monza che hanno archiviato i due filoni (favoritismi all’Inter e sala Var) in sede penale, anche la Procura Generale dello sport presso il Coni ha accolto la richiesta di archiviazione presentata a metà settembre dal procuratore della Federcalcio Giuseppe Chiné, dalla cui indagine non sono emersi contatti diretti tra designatore e club, e dunque eventuali violazioni disciplinari.
E ADESSO CHI PAGA IL CONTO?
Resta però una questione aperta. Gianluca Rocchi si era autosospeso il 25 aprile rinunciando di fatto agli ultimi mesi del proprio incarico, che sarebbe comunque terminato il 30 giugno, con l’inchiesta che ne ha anticipato l’uscita. Ora che i capi di accusa a suo carico sono stati archiviati, va considerato il tema delle conseguenze subite dall’ex designatore. Se e in quale misura possa configurarsi un diritto a un risarcimento è una questione giuridica distinta dall’esito delle indagini e dipenderà dagli eventuali presupposti e dalle responsabilità che potranno essere accertati.

