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Gabrielli

Franco Gabrielli scende in campo (largo): chi è e con chi si schiera l’ex capo della polizia

L’ex capo della Polizia entra nel progetto di Ernesto Maria Ruffini mentre il centrosinistra cerca un nuovo equilibrio. Con lui arrivano una lunga esperienza negli apparati dello Stato e idee molto precise su sicurezza e migranti

Franco Gabrielli ha scelto di affiancare Ernesto Maria Ruffini nel progetto di Più Uno e si colloca “senza ambiguità” nel centrosinistra. Lo ha detto nell’intervista ad Aldo Cazzullo in pagina oggi sul Corriere della Sera, spiegando di voler “accompagnare” il progetto senza chiedere incarichi o garanzie.

L’annuncio arriva a pochi giorni dal passaggio di Più Uno a un nuovo soggetto politico, e dentro una discussione ancora aperta sul perimetro della coalizione del campo largo e sulle primarie.

IL CENTROSINISTRA, MA SENZA VETI

La collocazione di Franco Gabrielli è chiara, ma il suo ragionamento sul perimetro in cui si inserisce è più ampio. Alla domanda di Aldo Cazzullo sul suo posizionamento all’interno del centro sinistra risponde: “Sì, senza ambiguità”. Sul centro, invece, avverte: “Non immaginiamo un centro autosufficiente, destinato all’irrilevanza”. È la linea con cui si inserisce nella discussione sul cosiddetto campo largo, in sintonia con Ruffini che prepara il nuovo soggetto politico e continua a parlare di una coalizione più larga.

Dentro questo schema entra anche il rapporto con Matteo Renzi. Gabrielli non considera un veto la presenza di Italia Viva nel centrosinistra: “Non credo nei veti”. E aggiunge “da tempo Renzi dichiara di volersi collocare nel centrosinistra. Questo dato non può essere ignorato”. Sul rapporto con Carlo Calenda la posizione segue la stessa logica: costruire una proposta che possa rivolgersi anche a lui e al suo elettorato.

CHI È GABRIELLI

Franco Gabrielli (Viareggio, 1960) entra nella Polizia di Stato nel maggio 1985, dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Pisa. Passa dalla Digos di Imperia e Firenze alla polizia di prevenzione di Roma, lavorando sul terrorismo e sull’eversione. Il curriculum ufficiale della Polizia di Stato ricostruisce le indagini che lo portarono a partecipare alla cattura dei brigatisti responsabili degli omicidi di Massimo D’Antona, Marco Biagi ed Emanuele Petri, lavoro che nel 2003 gli valse la promozione a dirigente superiore per meriti straordinari

Nel corso della carriera arrivano gli incarichi alla guida del Sisde e dell’Aisi, la Protezione civile e la Prefettura di Roma. Nel 2016 il Consiglio dei ministri lo nomina Capo della Polizia-Direttore generale della Pubblica Sicurezza. Con il governo Draghi, Gabrielli diventa Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, con deleghe anche in materia di cybersicurezza.

C’è poi un precedente politico: dai 14 ai 24 anni ha militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, arrivando a responsabilità nazionali. Poi la scelta di dedicarsi alle istituzioni. “Per trentotto anni ho lavorato nelle istituzioni, avendo come faro l’articolo 54 della Costituzione: disciplina e onore”, dice. Sul tema dei dossieraggi aggiunge: “non li ho mai praticati”.

LA SICUREZZA, TRA VANNACCI E CENTROSINISTRA

La sicurezza è il dossier sul quale il nuovo ingresso può avere l’impatto più immediato. Franco Gabrielli ne parla da una posizione costruita in decenni di lavoro negli apparati: sul tema, ha anche pubblicato il libro Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica, scritto a due mani con Carlo Bonini, vicedirettore di la Repubblica.

La sua lettura prende le distanze dalla comunicazione della destra sul’argomento. Franco Gabrielli collega il successo di Roberto Vannacci alla (debole) gestione del tema da parte del governo: “Il successo di Vannacci è anche la dimostrazione del fallimento del governo. Il Generale” aggiunge “dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all’opposizione”.

La posizione di Gabrielli sulla sicurezza resta però distinta dalla semplice contrapposizione politica. Secondo l’ex capo della Polizia, l’Italia rimane tra i Paesi più sicuri per i reati violenti, mentre rapine e borseggi incidono sulla percezione della sicurezza nelle città. “Le paure non vanno né alimentate né negate: vanno comprese e governate”, afferma. E precisa: “La sicurezza è una funzione di polizia; non è mai soltanto un problema di polizia”.

Sui migranti il suo approccio comprende flussi legali, procedure rapide per chi ha diritto alla protezione, rimpatri per chi non ha titolo a restare e integrazione. Critico sul click day, poichè “favorisce il caporalato o comunque una gestione criminale dei flussi migratori”, ha definito l’integrazione “un investimento strategico”. Nel progetto di Ruffini, Gabrielli può portare una competenza specifica su un tema che attraversa il confronto tra Roberto Vannacci, governo e opposizioni, con una posizione costruita dentro gli apparati dello Stato e maturata anche negli anni trascorsi alla guida della Polizia.

IL MINISTRO DELL’INTERNO OMBRA

E se “Ministro dell’Interno ombra” resta una definizione politica, la materia coincide quasi perfettamente con il percorso di Franco Gabrielli: Polizia, sicurezza, immigrazione, intelligence, emergenze e macchina dello Stato. Il suo curriculum passa dalla Digos all’antiterrorismo, dal SISDE all’AISI, dalla Protezione civile alla Prefettura di Roma, fino al vertice della Polizia, dove lo chiamò Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio.

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