In Ciociaria, Riccardo Mastrangeli restituisce la fascia di primo cittadino dopo quattro mesi di stallo sulla presidenza del Consiglio comunale. Ecco le ragioni del passo indietro.
Riccardo Mastrangeli si è dimesso da sindaco di Frosinone. Una decisione arrivata dopo mesi di tensioni nella maggioranza e a seguito dell’incapacità di trovare un accordo sul nuovo presidente del Consiglio comunale, rimasto vacante dopo le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri.
Il centrodestra, che governa la città ininterrottamente da 14 anni, dovrà fare i conti con una maggioranza interna frammentata e una minaccia crescente: Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Mastrangeli ha fissato per il 9 ottobre il termine entro cui ottenere un nome condiviso e le firme dei consiglieri. In caso contrario, le dimissioni potranno diventare definitive e il Comune andrà verso il commissariamento.
CHI È RICCARDO MASTRANGELI
Farmacista nato a Roma nel 1960, Riccardo Mastrangeli ha conseguito una laurea in Farmacia alla Sapienza nel 1982. Dopo gli studi ha proseguito l’attività universitaria e professionale nel settore farmaceutico; è stato direttore di farmacia e di aziende di produzione di farmaci e ha ricoperto incarichi nell’Ordine dei Farmacisti di Frosinone, di cui è presidente dal 2017. Arriva in politica negli anni Novanta. Nel 1994 viene eletto alla Camera dei deputati nelle file di Forza Italia e nel 1998 entra per la prima volta nel Consiglio comunale di Frosinone. Dal 2012 è assessore al Bilancio e alle Finanze nelle amministrazioni guidate da Nicola Ottaviani. Nel 2022, candidato alle comunali con il centrodestra per la coalizione sostenuta da FdI, Lega, FI e liste civiche, vince il ballottaggio con Domenico Marzi con il 55,32% delle preferenze. Politicamente vicino alla Lega, ufficialmente è un esponente civico.
PERCHÉ MASTRANGELI SI È DIMESSO
La causa immediata della crisi è lo stallo sulla presidenza del Consiglio comunale. Dopo le dimissioni di Tagliaferri – avvenute a fine maggio, per quattro mesi i gruppi di maggioranza non sono riusciti a convergere su un candidato. Il problema è diventato il punto di caduta della maggioranza che era già attraversata da tensioni e veti. Il 2 ottobre Mastrangeli ha tentato una soluzione esterna alla coalizione, sostenendo Carlo Gagliardi, consigliere dell’area di centrosinistra. Gagliardi ha ottenuto 12 voti, cinque in meno dei 17 necessari, mentre sono state 11 le schede bianche. Il voto ha dunque certificato l’assenza di una maggioranza in grado di sostenere una scelta condivisa. Così il 5 ottobre, Mastrangeli ha ufficialmente aperto la crisi. La sua richiesta ora è quella di trovare un nome condiviso per la presidenza dell’aula entro le 18 del 9 ottobre. Serviranno le 17 firme dei consiglieri. Senza un accordo, il sindaco ha annunciato l’intenzione di non proseguire.
LO STRAPPO DEI VANNACCIANI
Nella crisi comunale ha una parte anche Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Il vicesindaco Antonio Scaccia è infatti il coordinatore provinciale di FN e il gruppo a lui vicino può contare su quattro consiglieri. La frattura con il centrodestra tradizionale si è progressivamente sovrapposta allo scontro sulla maggioranza di Mastrangeli. Il punto è soprattutto elettorale: Futuro Nazionale sta costruendo una propria presenza sul territorio e Frosinone può diventare un primo banco di prova del rapporto tra il movimento di Vannacci e i partiti del centrodestra. Secondo le recenti ricostruzioni, tra le ipotesi c’è anche quella di una candidatura alternativa a quella del centrodestra alle prossime elezioni comunali.
TUTTI I NODI E I CAMBI DI COLLOCAZIONE DEL CENTRODESTRA CIOCIARO
La crisi di Frosinone non nasce da un singolo voto, ma dalla progressiva perdita di coesione nella coalizione. Alla questione della presidenza del Consiglio si sono aggiunte divergenze tra liste civiche, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, oltre a diversi cambi di collocazione tra i consiglieri.
La squadra iniziale era composta da 9 assessori: Antonio Scaccia, Angelo Retrosi, Valentina Sementilli, Fabio Tagliaferri, Simona Geralico, Adriano Piacentini, Danilo Magliocchetti, Maria Rosaria Rotondi e Alessandra Sardellitti.
Il primo cambio è arrivato già nel novembre 2022, quando un avvicendamento interno alla Lega ha portato Danilo Magliocchetti a lasciare la Giunta, sostituito da Rossella Testa. Nel febbraio 2024 si dimette Fabio Tagliaferri per andare a ricoprire l’incarico di ad e presidente di AleS, sostituito da Paolo Fanelli all’assessorato ai Servizi sociali. A marzo 2024 lascia l’esecutivo Alessandra Sardellitti dopo lo scandalo del video di un omicidio rubato dalle telecamere del Comune. Alessandra Sardellitti è stata sostituita da Laura Vicano, mentre a fine giugno si dimette Maria Rosaria Rotondi, casella rimasta vacante.
Nell’ambito di un avvicendamento già programmato, a gennaio 2025 Paolo Fanelli lascia l’incarico e al suo posto entra Alessia Turriziani, con delega al welfare. Nel marzo 2025 è invece la volta di Valentina Sementilli, sostituita da Mario Grieco.
L’ultimo grande riassetto arriva nel febbraio 2026: si dimette Laura Vicano dopo un lungo confronto con Riccardo Mastrangeli e il sindaco nomina due nuovi assessori, Massimo Sulli, in quota Identità Frusinate, e Maria Teresa Spaziani Testa, in quota Lista per Frosinone. Sulli, tuttavia, si dimette a fine luglio 2026 e il suo posto viene indicato dalla lista a Gianluca Di Trocchio, che però non verrà mai formalmente nominato.
Il centrodestra, quindi, dovrà principalmente decidere se ricostruire la maggioranza attorno a Mastrangeli o prendere atto della rottura, se definitiva. Il punto non è solo trovare, oggi, un accordo sul nome per la presidenza del Consiglio, ma capire se esiste ancora una maggioranza politica in grado di arrivare alla fine della consiliatura.

