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ricorsi legge elettorale

Chi c’è nei comitati per i ricorsi alla legge elettorale

30 ricorsi, 99 avvocati e 6 fronti costituzionali. La Rete per un voto libero e uguale prepara il passaggio dai palazzi ai tribunali: ecco chi c’è e chi sta mettendo a punto gli atti

La conferenza stampa di ieri alla Camera ha messo nero su bianco la strategia della Rete per un voto libero e uguale, con i costituzionalisti Enrico Grosso e Roberto Zaccaria e l’avvocato Pietro Adami in prima linea. In tutto saranno presentati 30 ricorsi, da depositare lunedì 26 ottobre, giorno di entrata in vigore della nuova legge elettorale.

Il progetto punta a portare davanti ai tribunali 6 questioni di legittimità costituzionale, con l’obiettivo di arrivare alla Consulta prima delle prossime elezioni. Resta da capire quali saranno i nomi dei ricorrenti effettivi e quanti dei gruppi costituiti nei mesi scorsi confluiranno nella stessa iniziativa.

DALLA POLITICA ALLA RETE CIVICA

Il primo elenco di nomi era arrivato appena la legge era strata licenziata: tra i parlamentari coinvolti, Simona Bonafè (Pd), Maria Elena Boschi (Italia Viva), Riccardo Magi (+Europa), Alessandra Maiorino (M5S) e Filiberto Zaratti (AVS). Il loro ruolo si colloca nella fase politica che ha preceduto il passaggio ai ricorsi. Zaratti ha parlato di una «collaborazione molto proficua con i costituzionalisti durante l’esame della legge», aggiungendo che è arrivato il momento di «passare la staffetta» per mettere in campo i ricorsi alla Consulta. 

GROSSO, ZACCARIA E ADAMI: I 6 NODI DELLA LEGGE

Alla conferenza stampa di ieri, Enrico Grosso ha spiegato che «molti aspetti di questa legge riflettono punti già dichiarati incostituzionali in passato». Il costituzionalista ha illustrato 6 aree di contestazione: il premio di maggioranza, sia per la rappresentanza sia per il meccanismo di assegnazione dei seggi; l’autonomia elettorale delle due Camere e la base regionale del Senato; la libertà di voto e la selezione degli eletti; l’equilibrio di genere; l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio; il numero di firme richieste alle liste non rappresentate in Parlamento, a fronte delle esenzioni previste per quelle rappresentate. Sul primo punto, Grosso ha richiamato il problema del premio di maggioranza «sia in termini numerici, sia sotto l’aspetto delle modalità di assegnazione attraverso un numero fisso». Sul Senato, la contestazione riguarda il collegamento tra l’elezione delle due Camere e la previsione costituzionale della base regionale. Quanto ai candidati, il nodo è il rapporto tra voto espresso e assegnazione dei seggi ai singoli parlamentari. Sulle liste bloccate, Grosso ha osservato che «i capilista bloccati possono essere anche di un solo genere». L’indicazione obbligatoria del candidato premier, secondo la sua ricostruzione, pone anche una questione relativa alle prerogative del presidente della Repubblica. Infine, la raccolta delle firme solleva il tema della parità di accesso alle candidature. «Tutti dovrebbero auspicare un intervento della Corte, quale esso sia», ha aggiunto il costituzionalista.

I 99 AVVOCATI E IL CALENDARIO DEI RICORSI

Il lavoro legale è coordinato da Pietro Adami, che ha annunciato l’obiettivo di depositare i 30 ricorsi il 26 ottobre in tutte le Corti d’appello. «Abbiamo l’obiettivo ambizioso di presentare i ricorsi il giorno di entrata in vigore della legge». Adami ha indicato la possibilità di udienze in tribunale a metà gennaio e di ordinanze di rimessione alla Consulta verso la fine dello stesso mese. Sono scadenze prospettate dai promotori, non date già fissate dagli uffici giudiziari. La rete conterebbe 99 avvocati, molti dei quali con esperienza in materia elettorale.

I COSTITUZIONALISTI E I NOMI DELLA SOCIETÀ CIVILE

Il percorso era stato anticipato già a settembre dal Foglio, che aveva raccontato il lavoro preparatorio dei costituzionalisti Ugo De Siervo e Mauro Volpi. Sul fronte della società civile, Repubblica ha indicato tra le persone disponibili a sostenere l’iniziativa Luciano Canfora, Maurizio de Giovanni, Rosy Bindi, Nando Dalla Chiesa, Marisa Laurito, Gad Lerner e Gianfranco Viesti. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha inoltre annunciato il sostegno di Ali, l’associazione degli enti locali

La Rete per un voto libero e uguale punta a trasformare le adesioni in iniziative giudiziarie coordinate, lasciando agli avvocati la possibilità di adattare gli atti ai singoli casi. Grosso ha chiarito che la bozza giuridica messa a disposizione dei legali potrà essere modificata da ciascun avvocato, chiamato a redigere il proprio atto in autonomia. L’obiettivo dichiarato è consentire alla Corte costituzionale di esaminare i singoli profili contestati, eventualmente eliminando le disposizioni ritenute illegittime senza rendere inapplicabile l’intera legge.

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