Mentre la diplomazia italiana brinda alla prestigiosa nomina di Comporti all’Esma, sui reali poteri della super-autorità finanziaria si consuma uno scontro a tutto campo tra burocrazia, parlamento e industria
Pochi giorni fa è arrivata la conferma del Consiglio Ue e quindi l’ufficialità per la nomina dell‘italiano Carlo Comporti alla presidenza dell’Esma. Un successo che la politica di casa nostra non ha esitato a intestarsi: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha salutato l’elezione come un chiaro «riconoscimento alla persona e all’Italia», mentre commentatori illustri hanno visto nell’ex commissario Consob l’uomo giusto per accelerare l’integrazione finanziaria. Eppure, dietro i brindisi di facciata, il quadro potrebbe presentare qualche ambiguità. Come ricostruito da Milano Finanza, l’intesa raggiunta venerdì 9 ottobre dai ministri economici sul Market Integration and Supervision Package riflette qualche compromesso al ribasso che rischiano di complicare la vita al neo-presidente prima ancora che prenda possesso del suo ufficio a Parigi.
GLI EQUILIBRI DIPLOMATICI E IL NODO DEGLI OPERATORI
Il pacchetto originario, presentato dalla Commissione europea a dicembre 2025, nasceva per dare una scossa al mercato unico e colmare un baratro competitivo: basti ricordare che nel 2024 la capitalizzazione delle borse Ue si fermava al 73% del pil, ben lontana dal 270% Usa. L’ambizione era centralizzare sotto l’ombrello dell’Esma le infrastrutture transfrontaliere chiave. Nel passaggio ministeriale, però, la geometria dell’accordo ha preso una forma singolare. Se da una parte il circuito Euronext – compresa Borsa Italiana – si appresta a passare sotto la vigilanza diretta di Parigi, dall’altra le caratteristiche dell’infrastruttura di Deutsche Börse consentiranno alle autorità di Berlino di mantenere la supervisione domestica. «A chiedere criteri che consentissero questa esclusione è stata Berlino, sostenendo che le attività di negoziazione del gruppo si concentrano soprattutto in Germania, a differenza di quelle dei concorrenti paneuropei. Le soglie concordate lascerebbero quindi fuori le sue sedi di negoziazione», ha evidenziato Milano Finanza, mostrando come i confini del controllo Ue tendano a fermarsi laddove iniziano le peculiarità dei mercati più forti. Anche sulle criptoattività si è scelto di tirare il freno: «il passaggio immediato riguarderebbe soltanto i fornitori di servizi transfrontalieri più significativi, invece di tutti gli operatori come proposto dalla Commissione».
LA FRENATA DEGLI ASSET MANAGER E IL RUOLO DELLA CONSOB
Ma se i governi blindano i propri ambiti, dal mondo dei gestori di risparmio arriva una bocciatura di segno opposto. L’associazione europea dell’asset management, l’EFAMA, ha espresso forte scetticismo sui pericoli di un’eccessiva centralizzazione, bollando l’idea di trasformare l’Esma in un supervisore diretto anche per i fondi come un’ingerenza priva di senso che rischia di moltiplicare i costi anziché semplificare. Non a caso la sorveglianza quotidiana su emittenti, offerte pubbliche e prospetti rimarrà saldamente incardinata sulle autorità nazionali, con la Consob che difende il proprio perimetro operativo. Per Carlo Comporti la vera sfida sarà muoversi tra le pieghe di questi dossier: dallo status di Pemo (operatore di mercato paneuropeo) alla riforma del risparmio gestito senza vigilanza sulle singole società, fino all’introduzione facoltativa del passaporto per i depositari. Un’architettura complessa da amministrare insieme a un comitato esecutivo di cinque membri indipendenti e a squadre miste Ue-nazionali.
LA PARTITA FINALE A STRASBURGO
Tutto questo senza contare che l’ultima parola deve ancora essere pronunciata. Il testo che ridisegna 14 regolamenti comunitari si trova adesso all’esame del Parlamento europeo, con la commissione Econ guidata dal relatore Markus Ferber del Ppe incaricata di gestire oltre un migliaio di emendamenti depositati. L’Osservatorio legislativo conferma che la partita è del tutto aperta in attesa del pronunciamento parlamentare prima del negoziato finale tra le istituzioni. In quell’arena si capirà davvero se l’era Comporti segnerà una reale svolta sistemica o se la nuova «super-autorità» finirà ingolfata nel lungo elenco delle buone intenzioni europee frenate dai sospetti incrociati.

